Dopo una laboriosa messa a punto a tavolino della struttura della scheda di rilevazione si é passati ad un primo sopralluogo che ha costituito la prova sul campo in cui verificare l'efficienza della scheda stessa.
Quest'ultima, nel complesso, é risultata funzionare, anche se numerosi adattamenti ed aggiunte sono risultati essere necessari.
Dopo questo esperimento, tornati in laboratorio e rielaborate le modifiche eseguite sul campo, si é messa a punto una nuova struttura della scheda in grado di sveltire il procedimento di compilazione pur mantenendo la completezza dei dati raccolti; quindi l'esperienza sul campo si é rivelata utile per adattare la scheda teorica, ossia elaborata a tavolino seppur avendo presente la complessità delle situazioni riscontrabili e sfruttando l'esperienza di ciascuno degli elaboratori, all'effettiva articolazione della città reale.
Ripresi in seguito i sopralluoghi, dopo l'operazione di affinamento della scheda di rilevazione allo scopo di sperimentare a scala maggiore (9 edifici) l'efficienza della stessa, ci si é imbattuti in un nuovo ma non imprevedibile aspetto del lavoro: il limitato tempo disponibile per la compilazione. E' emersa cioé la necessità di calibrare la scheda col fattore tempo, pur mantenendo il maggior numero di informazioni rilevabili possibile.
Il contratto prevede infatti limitati, ossia determinati, tempi complessivi di ricerca e ciò comporta un limite ben preciso alla quantità di tempo dedicabile ad ogni singolo caso. Questo ha motivato uno sfoltimento delle voci della scheda proposte dai consulenti e dagli stessi rilevatori; si è trattato tuttavia di uno sfoltimento ragionevole che ha mantenuto le voci più significative per una conoscenza diffusa ma speditiva della città vecchia.
Non essendo possibile la contemporanea realizzazione di una conoscenza della stessa diffusa ed approfondita in tempi limitati, questo studio non può che essere considerato un punto di partenza per ogni successivo livello di analisi.
Tornando all'esperienza diretta sul campo, un altro elemento importante emerso é la possibilità di cogliere nell'ambito del sopralluogo alcune impressioni sulla globalità dell'edificio; impressioni che, in quanto tali, non possono essere riportate sotto forma di dati oggettivi, ma che possono però essere segnalate in nota. L'omissione di queste potrebbe infatti portare alla perdita di parte dell'esperienza svolta dai rilevatori.
Qualche parola può essere spesa poi per quanto riguarda l'impatto sociale, ossia l'impatto dei rilevatori con l'ambiente centro storico; un impatto reso talvolta problematico anche per il rischio legato all'elevato valore della strumentazione elettronica adoperata durante la rilevazione.
Inoltre la diffidenza di alcuni abitanti a permettere l'accesso ai propri alloggi, unita alla presenza di gruppi di individui socialmente pericolosi, hanno impedito o almeno talvolta ostacolato l'acquisizione dei dati utili per la compilazione di alcune parti della scheda. Diffidenza, quella degli abitanti, motivata o da un timore nei confronti dei rilevatori stessi finora sprovvisti di apposito tesserino di riconoscimento, o da un disagio nei confronti delle istituzioni stesse che questi rappresentano (timori relativi a controlli fiscali, abusi edilizi, ecc.).
Se il primo può essere facilmente superato, il secondo si presenta di tutt'altro che semplice soluzione a meno che una opportuna campagna di informazione non porti a conoscenza il maggior numero di cittadini possibile degli scopi di questa operazione.
Il passaggio successivo é stato l'inizio della elaborazione dei dati raccolti e l'individuazione, sui supporti cartografici opportunamente approntati, degli edifici analizzati, operazione questa che ha messo in luce alcune imprecisioni degli stessi: si tratta di una imprecisione nella individuazione delle particelle contenute nei vari edifici, particelle che collegate ai vari numeri civici neri, sono alla base della restituzione dei dati e che pongono esse stesse, concettualmente, alcuni problemi, legati principalmente alla mancata corrispondenza, talvolta, tra un numero civico ed una particella.
In un caso di quelli presi finora in esame, per esempio, é emersa la sovrapposizione di due edifici (contraddistinti da due differenti numeri civici) su una stessa particella. Questo fa comprendere i limiti di una rilevazione svolta per numeri civici e riportata su un supporto bidimensionale (una planimetria); limiti questi che sono tuttavia inevitabili, non essendo possibile concepire un diverso orientamento della ricerca.
(c. g. - i. i.)
Il presente documento è strutturato in tre parti:
Il presente documento rimarrà disponibile alla consultazione sul server del laboratorio, attraverso la rete internet (o con accesso da linea commutata 209-5836 N81, user: centro_st password: centro_st):
//storia.arch.unige.it/centro_st/orient_sw-01.cwk (form. clarisworks) //storia.arch.unige.it/centro_st/orient_sw-01.txt (testo ascii - ISO) //storia.arch.unige.it/centro_st/orient_sw-01.doc (form. word per windows) //storia.arch.unige.it/centro_st/orient_sw-01.rtf (form. interscambio Microsoft)
e sarà aggiornato con il procedere dei lavori.
Il nostro lavoro si orienta alla più elevata indipendenza possibile dal supporto hardware e dai sistemi operativi delle diverse macchine, esso tuttavia riconosce una funzione standard ai seguenti elementi:
Si accorda la massima considerazione al software prodotto sulla base di iniziative internazionali congiunte per la diffusione delle informazioni, usualmente disponibile in forma gratuita sulla rete Internet (iniziative World Wide Web del Cern di Ginevra, software prodotto dal National Center for Supercomputing Applications degli Stati Uniti, dalla Wide Area Netwok Information System Initiative, dalla U.S. Geological Survey, dal National Institute of Health, dalla fondazione Gnu, dall'Unesco).
Nonostante l'orientamento alla totale indipendenza appena citato, riteniamo che ognuno dei siti coinvolti nella presente operazione potrebbe opportunamente dotarsi di una macchina (server) con sistema operativo Unix predisposto per le comunicazioni, o almeno, delle applicazioni cliente per la consultazione dei nostri archivi. A tal fine ricordiamo che, a partire da aprile 1994, il dipartimento di informatica dell'Università di Pisa, titolare per l'Italia della distribuzione dello Unix bsd (Berkeley System Distribution v. 4.3) per Ibm rt, ha consentito al Centro di calcolo della facoltà di Architettura ed al Laboratorio di Cartografia di installare e distribuire tale pacchetto per finalità non commerciali.
Attualmente il laboratorio utilizza diversi programmi per la normale conduzione della propria attività.
Per le applicazioni di produttività individuale (scrivere, archiviare, far di conto, disegnare, comunicare) facciamo ricorso a Claris Works sulle piattaforme MacOs e MS/Windows. La maggior parte degli utenti non hanno alcuna necessità di ricorrere ad altri strumenti. Importa ed esporta verso molti altri formati senza difficoltà, anche se può realizzare documenti estremamente complessi, integrando testo, grafica, tabelle; tanto complessi da risultare difficili da trasferire completamente all'esterno. Ovviamente ci si asterrà dal creare tali condizioni nel corso della convenzione, anche se numerosi documenti relativi alle fasi intermedie del lavoro saranno collocati sul server in tale formato.
A parte il piccolo data base (un flat file manager) posto all'interno di Claris Works, gli altri data base manager in uso presso il Laboratorio sono:
Per il trattamento in modalità Standard Query Language (in versioni grafiche delle stesse procedure) si fa inoltre ricorso a Revelations (MacOs), Ssql (MsDos), ma soprattutto alla funzione dbm di MapInfo (v. pp. successive).
Le applicazioni Cad utilizzate sono:
Nell'ambito delle attività del laboratorio ha avuto discreto rilievo, fino al trasferimento nella nuova sede (peraltro coincidente con l'installazione delle nuove versioni del software), il pacchetto costituito da GeoServer (server dati su workstation), Geodis (elaborazione cartografica su workstation) e GeoMip (consultazione mappe, gestione dati alfanumerici su pc in rete) della InfoMaster, pienamente compatibile con il SIT comunale. Con l'acquisizione della cartografia regionale (su MicroStation) e con la prospettiva di intraprendere le attività per la convenzione, posta anche la diversa collocazione fisica della workstation (risc 6000 del centro di calcolo), si è deciso di sospendere temporaneamente le attività su questo strumento, anche in attesa che la pubblica amministrazione si esprima in maniera definitiva sul destino del sistema informativo territoriale.
Durante i ventidue mesi della convenzione, sulla base dell'esperienza condotta, alcune delle ipotesi avanzate in questo documento saranno in parte smentite, alcune modificate. Allo stato attuale, tuttavia, sembra di poter individuare nei seguenti pacchetti forti elementi di opportunità:
Si ritiene quindi assai opportuno che le apparecchiature ed il software oggi collocate presso la sopraintendenza ai bb. aa. e destinate, a norma di legge, all'ente locale, vengano temporaneamente collocate presso il laboratorio per la più agevole utilizzazione e trasposizione in nuovi formati, ma anche per poter usufruire di un server Oracle che dovrebbe altrimenti gravare sui costi operativi.
Gli altri prodotti, già citati appartengono al pacchetto MGE oppure, come nel caso del software di riproiezione automatica delle mappe (Politecnico di Milano), sono prodotti in ambito universitario.
Abbiamo così definito questo paragrafo perché esso si riferisce ad un'attività che si potrebbe erroneamente attribuire al segmento finale della ricerca, ovvero all'attività di comunicazione dei risultati. In realtà l'interazione tra pratiche gestionali della pubblica amministrazione e lavoro di ricerca. E' probabilmente solo una convinzione personale, ma se l'indagine proposta riuscisse a mutare anche solo di poco il lavoro di tutti i giorni nel servizio Centro storico, l'Osservatorio in progetto avrebbe dalla ricerca la più importante delle promozioni. In questo senso la `comunicazione' in senso lato deve permeare tutto il lavoro. Con due chiarificazioni iniziali (si tratta sempre di opinioni personali che dovrebbero eventualmente trovare riscontro in altra sede): a) nessuna concessione alle `pubbliche relazioni', ovvero ad una presentazione accattivante del prodotto, b) grande cautela e riservatezza nella diffusione di sintesi preliminari. Una buona ricerca è quella che mantiene il dialogo all'interno del gruppo di lavoro molto aperto: più si parla sulla ricerca, meno si parla nella ricerca, rischiando di incancrenire il dibattito sugli elementi macroscopici dell'indagine, quelli che emergono, magari inattesi, magari anche molto rilevanti, quando il lavoro è svolto per poco più di un terzo.
La presentazione dei risultati finali si potrebbe prefigurare (la condizione ipotetica è qui spinta al massimo, condizionato com'è l'esito finale ad una sperimentazione condotta lungo tutto l'arco della ricerca) in:
Tali modalità di consegna verranno sperimentate con le consegne intermedie.
Le modalità previste, per le consegne di cui al punto a saranno evidentemente vincolate dalla priorità assoluta del risultato scientifico. Qualsiasi mezzo adottato, ancorché differente da quelli indicati in questo documento, sarà considerato accettabile. Le consegne di cui ai punti b e c saranno probabilmente caratterizzate da interfacce utente assai simili, infatti, se sarà possibile ottenere risultati altrettanto efficaci rispetto a prodotti commerciali legati a singole piattaforme (Hypercard su MacOs, Toolbook su MsWindows), saranno utilizzati i prodotti Gopher dell'Università del Minnesota, ed il formato del World wide web (Cern), segnatamente attraverso l'uso di Mosaic, un programma realizzato dall'Ncsa dell'Università dell'Illinois.
Si tratta di due interfacce strutturate rispettivamente come un insieme di liste organizzate gerarchicamente (Gopher, un particolare tipo di castoro, da ordine con le sue dighe al flusso disordinato delle informazioni nell'ambito di Internet), e come un ipertesto. Mosaic suggerisce appunto una modalità di definizione della conoscenza come un insieme di informazioni tratte contemporaneamente da più fonti; al di là della metafora si tratta di una modalità di presentazione grafica di informazioni che possono risiedere in data base distribuiti, nei quali, ad esempio le immagini possono provenire da data base collocati anche fisicamente in luoghi diversi. Mosaic è inoltre strutturato come una `lente' per visualizzare informazioni strutturate anche in maniera assai diversa, oltre a poter presentare tabelle o schemi a contenuto variabile (le cosiddette form), immagini (anche in movimento), suoni (che a noi ben poco possono servire, almeno in questa fase), esso può accogliere nella propria struttura dati provenienti da altri programmi già citati, come Oracle, mentre proprio in questi ultimi giorni sono apparsi i primi articoli sulla possibilità di consultazione di un sistema informativo geografico attraverso questa interfaccia.
Anche una breve esperienza con questi strumenti spinge a riflettere sui benefici potenziali che la loro utilizzazione (ma anche la struttura di organizzazione delle conoscenze che essi sottendono) potrebbero presentare alla pubblica amministrazione. Non è un caso che amministrazioni locali spesso citate per efficienza, come altre europee, si siano affidate a questi strumenti. Essi prefigurano in qualche modo un'agile struttura di osservatorio che, seppur lontana da ipotesi informatiche `pesanti' sembra consentire agevoli interazioni tra strutture diverse. Proprio a questa ipotesi intendiamo consentire qualche sforzo, anche per favorire l'utilizzazione da parte degli uffici senza richiedere loro l'acquisizione di programmi onerosi (la cui disponibilità perviene, sembra un destino segnato per l'ente pubblico, quando non ve ne è più necessità).
A partire infatti dall'approvazione della convenzione sarà attivato presso il laboratorio un server Gopher a servizio della comunicazione fra i diversi enti coinvolti, mentre si contribuirà, nei limiti delle disponibilità del Laboratorio, all'attivazione di analoghi servizi presso l'amministrazione o gli altri partner coinvolti.
Lontani infatti da una accusa spesso lanciata alla ricerca condotta in ambito accademico (ma la rilevanza della rilevazione sul campo fa di questo un caso comunque estraneo a tale ambito), non intendiamo proporre trattazioni metodologiche, introduzioni epistemologiche, e commenti sovrabbondanti ai risultati conseguiti, ma, anche per ragioni di tempo, soltanto sintetici elementi di indirizzo ed indicazioni pratiche per l'utilizzazione delle numerose informazioni raccolte ed elaborazioni effettuate. Proprio in questo senso lo spazio dell'informatica, certamente ricondotto ad un ruolo di servizio, probabilmente meglio sviluppato da chi tratterà gli aspetti sistemistici nell'interazione con la grande (e in qualche modo terribile) esperienza che ci stiamo proponendo.
(c. b.)
Poiché i formati di file disponibili sono numerosissimi e non è possibile procedere secondo il criterio "qualsiasi sia il la vostra applicazione noi la acquisteremo per seguirvi" vi proponiamo di scambiare documenti con il laboratorio considerando le seguenti applicazioni:
Applicazione di base per tutti:
Sono altresì consigliati nello scambio di file (se più d'uno si intendano in ordine di preferenza):
* Estratto da Laboratorio di cartografia e documentazione - Aiuto in linea
I presupposti tecnici della schedatura che sono stati indicati nel documento preliminare sull'impostazione della ricerca, vengono qui brevemente richiamati:

Fig. 16 - Schermata di immissione dei dati rilevati sul calcolatore portatile
La prima ipotesi prefigura uno scenario semplificato, con una situazione priva di complicazioni tecnologiche, che ha un pregio rilevante nel buon accordo con la ridotta autonomia energetica dei calcolatori portatili, ma che in caso di strutture complesse può risultare disagevole per la compilazione.
In effetti, la struttura dei file da compilare, in gran parte omologa alla struttura delle tabelle relazionali del data base, non risulta particolarmente semplice; si è infatti verificata la possibilità di ricorrere ad un dbm relazionale `leggero', ma la maggiore complicazione di tutte le operazioni è stata ritenuta più onerosa di una compilazione che diviene farraginosa solo qualora vengano compilate un gran numero di tabelle tra loro collegate. Si tratta di una condizione di per sé non frequente e connessa ad indagini approfondite il cui impegno per il rilevatore è incommensurabile al breve dispendio di tempo necessario alla semplice compilazione della scheda.
Le tabelle utilizzate nell'ambito della ricerca si possono suddividere in due gruppi principali: quelle realizzate con il lavoro a tavolino od acquisite da fonti esistenti, e quelle realizzate o fortemente integrate dal lavoro sul campo.
A tale proposito, è necessario affermarlo preliminarmente, non si può che valutare con grande stupore la condizione delle attività scientifiche sul centro storico di Genova: nell'ormai quasi venticinquennale esistenza della Facoltà di Architettura l'unico significativo prodotto a carattere generale rimane il vetusto rilievo realizzato nei primi anni 70 a cura di Luigi Vagnetti.
Di tale risultato sono noti tutti i difetti, dalla ridotta cura dell'impianto topografico all'assoluta imprecisione di un lavoro, lo ricordiamo, frutto delle esercitazioni degli studenti dei primi anni, senza verifiche più autorevoli, anzi spesso 'aggiustati' nell'impegno di riprodurre una situazione priva di problemi interpretativi, eliminando quanto di veritiero era presente negli elaborati originali. Le verifiche, condotte quasi per necessità - poiché neppure gli Enti locali hanno mai condotto rilevazioni originali a largo raggio (talché soltanto il 7% della superficie oggetto d'indagine è coperto da rilievi), hanno dato luogo in ogni occasione a riscontri negativi, alla rimozione sistematica di tutte le anomalie che il rilievo dovrebbe evidenziare quando addirittura non sono risultati evidentemente errati (forse rilevati tipologicamente?) il numero e la posizione dei muri portanti, la direzione delle scale, l'ingresso.
(c. b.)