La città vecchia di Genova è -- come si dice -- un manufatto urbano molto stratificato che ha tracciato su di sè differenti rinnovi ciclici, con sostituzioni, sovrapposizioni e demolizioni sempre chiuse nello stesso `sito' di origine: è su questa cultura materiale `intrecciata' che opera la rilevazione ma, come si comprenderà subito, dai suoi risultati si enuclea pure una domanda crescente e indispensabile di nuove riflessioni.
Perciò, senza anticipare nulla, iniziamo il 4[[ordmasculine]] rapporto con un richiamo succinto delle conoscenze acquisite dalla comunità degli studiosi sui caratteri e i tempi di formazione della cultura architettonica, già che da qui si riparte per innovare la conoscenza di quegli snodi complessivi dell'insediamento, poco esplorati quando non ignorati, che avanzano nuovi quesiti e richiedono quegli ampliamenti strutturali - di contenuti e di metodo - su cui edificare l'intiera mappatura e le sue ricadute sulla cultura della città fisica.
Bisogna intanto avvertire che l'attuale trend storiografico, largamente debitore di vecchie categorie della Storia dell'architettura, rimane ancora tangenziale se non estraneo a quella sistemazione cronologica, operata da chi scrive (Grossi Bianchi, L.-Poleggi, E. Una città portuale del medioevo. Genova nei secoli X-XVI, Genova 1987), e assunta con il 2[[ordmasculine]] rapporto (luglio 1995) per essere pienamente utilizzata nell'operazione in corso.
Tuttora memori della grande lezione di André Chastel sul sistema dell'architettura urbana (Boudon,F.-Chastel,A.-Couzy,H.-Hamon,E.,Le système de l'architecture urbaine. Le Quartier des Halles à Paris, Paris 1977), sappiamo che le maggiori difficoltà per un'operazione `applicativa' come la nostra sorgono quando manca la scala monumentale e la relativa corona di dati ma, avendo limitato l'indagine di archivio per motivi comprensibili di tempo e di scopi, abbiamo ritenuto sufficiente - nella sommarietà di un'operazione corrente e multilaterale - l'impalcatura generale di dati fondata prima di tutto sull'analisi comparata della storia particellare e dei sopralluoghi.
Via via che procede il rilevamento, le attribuzioni epocali modificano così una sistemazione convenzionale che, rifondata su analisi archeologiche e pochi documenti storici orizzontali, illustriamo qui di seguito ad evitare equivoci ricordando la temporaneità di questa fase di indagine che, secondo gli accordi, soltanto in un secondo tempo potrà maturare con approfondimenti specialistici.
Riassumendo in fasi elementari la produzione edilizia, a partire dalla prima occupazione particellare dell'area intramurale (secolo XII), attribuiamo la caratterizzazione matrice dell'età medievale ai decenni di primo `200 (1180-1225) secondo una genealogia che passi dalla grande esperienza residenziale della Ripa (1133-34) alla sistemazione degli spazi urbani pubblici più `fondativi' come i tre mercati cittadini, ma anche dal completamento della Cattedrale, ad opera di maestranze transalpine (entro il 1225) con echi certo efficaci sulle grandi dimore, sino alla costruzione del Palazzo del Mare (1260) prima sede ufficiale del potere politico.
Da qui gli `exempla' cui si ispirano le domus magnae delle consorterie principali, oggi riconoscibili anche a vista per gli scrostamenti seguiti agli anni `20 del nostro secolo; le nuove dimore si ripetono come una `sezione' ampliata della Ripa - con spazio commerciale porticato non più pedonale - o si perfezionano nella unità verticale isolata, al massimo accoppiata ad altra abitazione sotto un solo tetto, come avverrà sino alla fine del XVI secolo.
Ai nostri fini, incluse innovazioni presso che esteriori da metà `400 al primissimo `500, possiamo così riconoscere quanti lotti conservino uno spazio (volumetrico) di complessivo taglio medievale; altrettanto che il netto esaurimento di una cultura abitativa sia sotto il profilo della vicenda urbanistica sia della continuità edilizia nonostante le innovazioni citate.
E' sottinteso che si tace sull'edilizia più popolare che, in certi luoghi, resisterà alla sostituzione totale, appena camuffata da aggiunte o mascherature che l'occhio esperto - pure obbligato dalla correttezza professionale ad analisi puramente archeologiche - coglierebbe quasi di istinto (v. [[section]] 1.1.5).
Più noto è il periodo dei palazzi cinque-seicenteschi, rifondativo se non sostitutivo della trama urbana, già che, pur recuperando le cortine murarie di lotti via via accorpati alla scala della nuova architettura, azzera - con effetti di grande significato - schiere intiere di case medievali trasformando gli assi principali dell'intiera struttura viaria in quartieri di nuova moda.
La costituzione nei secoli XVI-XVII di un elenco ufficiale ('rollo') dove si raccolgono le dimore più significative con obbligo di alloggiare le visite di Stato, consente di reperirne la localizzazione, anche quando siano scomparsi. E' una ricognizione delicata, in gran parte pubblicata, che richiede poche precisazioni dato il contributo dei quattro `rolli' conosciuti (1588-1664) - ognuno suddiviso in `bussoli' cioè per elenchi di categorie qualitative - che recano contrada e proprietario con rari dati topografici ulteriori.
E' un periodo - anzi un'epoca più che secolare - che non offre grossi problemi di riconoscimento ma, proprio per questo, richiede un taglio critico non tutto esercitabile nella scala di questo documento da cui tuttavia non ci si esimerà dinnanzi a dati inediti su costruzioni che contribuiscano a rifondare le tappe di un fenomeno peculiare e sepolto da troppi stereotipi critici, esportato dal `400 all'800, in Italia e fuori, ovunque si muovessero gli interessi dei `businessmen' genovesi.
Entro i successivi aggiornamenti dei `rolli' (1588-1664) è possibile anche ricavare una vera e propria periodizzazione dove adottare le attribuzioni credibili e applicare possibili analogie per opere non firmate o poco leggibili. Sino all'elenco tributario del 1798, l'assenza di altri `rolli dovrebbe lasciare poche lacune sulla produzione successiva, architettonica ed edilizia, a meno che, data la massa e la novità delle informazioni, non si profilino nuove sistemazioni che qui dentro accenneremo soltanto nei casi esemplari per rimanere nei limiti e nei fini precisi della `mappatura'.
Assieme ai palazzi della grande tradizione nobiliare, dove si è avviata una ulteriore precisazione perchè percorsa da studi recenti anche se non estesi a tutta l'area cittadina, è l'edilizia popolare da reddito - le case da `mezzani' - favorita dai vuoti del bombardamento francese (1684) e da una crescente cultura immobiliare dei ceti forti che guardano finalmente ad investire con sistematicità fuori dalle proprie case o da quelle dei soci e alleati (E., Poleggi,Carte francesi e porti italiani nel Seicento, Genova 1991; De Mari, N., Edilizia da reddito a Genova dopo il 1684: l'area di Castello e il ruolo dei Ricca nella ricostruzione della città (1690 ca. - 1740 ca.), <<Palladio>>, n.15; 1995).
Pur essendo modellata sulla volumetria molto verticale delle vecchie case sopraelevate su lotti medievali, ma soprattutto rivestita da forme anonime e presso che simili, l'edilizia popolare profitta oggi anche dei lavori di archeologia soprassuolo e della avanzata sistemazione dei dati `orizzontali' dell'intero estimo della repubblica democratica (1798) adottate per esteso in questa operazione che è una figurazione ormai oggettivamente descrittiva, in una città-capitale sprovvista sino a quella data di un vero e proprio catasto.
Naturalmente risulta più semplice definire la produzione degli ultimi due secoli anche se una vera periodizzazione, connotata da criteri socioeconomici oltre che di gusto, richiederà un intenso lavoro sulle fonti specifiche - magari allegate ai dossier di attuazione dei Piani urbanistici - soltanto per restituire a grandi linee una direzione interpretativa coerente ai tempi di origine ed oggi utile agli scopi che sappiamo.
Rispetto ad una ripartizione temporale così sommaria, ma introdotta per prodotti edilizi facilmente riconoscibili e loro destinazioni residenziali, rimangono fuori soggetti appena catalogati - o solo provvisoriamente definiti - perché `anomali' rispetto all'abitazione tradizionale, in ogni caso appartenenti al patrimonio di ceti riconoscibili, che richiederebbero una ulteriore parentesi di riflessione per definire manufatti sinora ignorati dalla storiografia o mummificati dalla filologia paleografica, senza analisi concrete degli usi.
Si tratta principalmente dei mezzani di formazione medievale che, rimasti fuori dalle successive manipolazioni particellari, assumono via via aspetti mimetici come quelli di età contemporanea, oggi destinati a garage o magazzini. Più interessanti i `mezzani' con bottega, riassorbiti in edifici molto vasti come i palazzi di età moderna, che conservano - assieme al numero civico separato - una riconoscibilità evidente per chi sa quanto sia davvero lunga la durata e la distinguibilità proprietaria dello `zoccolo' edilizio rispetto al resto della casa (E. Poleggi, Palazzo, bottega e città: una storia di usi e valori, in C. Olmo-B. Lepetit, La città e le sue storie, Torino 1995)
L'età epocale, poiché sempre di questo si tratta a preannuncio di problemi emergenti, segue per ora scelte analoghe adottate per gli edifici maggiori in attesa dei chiarimenti che si dovranno assumere per la sintesi conclusiva.
Qui ci importa sottolineare elementi di uso speciale, molto visibili nei documenti di storia proprietaria, che tuttavia conservano una identità spaziale più che materiale perché vengono ricostruiti come parte dell'edificio maggiore. In questi casi la continuità di cui sono testimoni risulta molto preziosa sia per restituire assetti materiali - o lottizzativi - molto vetusti, sia per indicare la complessità e la ricchezza di culture proprietarie ancora inesplorate, di grande ricaduta informativa sulla contiguità reale dei singoli manufatti in impianti urbani molto costipati a schiere continue.
Che cosa è mancato sinora a questa prima sequenza di singoli rinnovi urbani, allineati in modo troppo schematico da una costruzione a ritroso? Manca una narrazione continua, assieme ad una definibilità più variata - anzi variabile - di manifestazioni materiali, perché si faccia storia credibile di una cultura abitativa e proprietaria o, meglio ancora, storia di una sfera di vita dove numerosi e differenti sono gli apporti innovativi, misti a troppi ritardi, se non ad arcaismi che avremmo ritenuto sinora impossibili.
Come intendiamo cambiare? Riguardo alla inevitabile frammentarietà della restituzione insediativa - per figurazioni istantanee di forme e di contenuti - dovuta alle grandi lacune che ereditiamo dagli studi passati, è certamente rifondante il contributo descrittivo dei grandi documenti orizzontali (estimi e catasti) che abbiamo trascritto e applicato al riconoscimento dei singoli edifici: un contributo che, dal punto di vista mai soddisfatto dello storico, rimane tuttavia improbabile quanto l'apporto apparentemente più oggettivo dell'archeologia.
Si può ridurre l'incertezza, anche dei semplici fatti, quando si raccolga il filo rosso della storia proprietaria, anzi se ne può tener conto in corso d'opera anche da un punto di vista applicativo molto contingente per ottenere verifiche mirate sulla credibilità dei grandi sistemi edificati costruiti nei secoli da potenti proprietà immobiliari. Basti ricordare le grandi famiglie nobiliari e borghesi, come i casi `continuisti' delle quattro `casate' (Doria, Fieschi, Grimaldi, Spinola), oppure i patrimoni ecclesiastici giunti indenni al secolo scorso nonostante le diverse espropriazioni, le Opere di beneficienza (Albergo dei poveri, Ospedale di Pammatone) e, infine, gli effetti innovativi prodotti da catastrofi a scala urbana come terremoti, bombardamenti ed epidemie.
In attesa di nuove messe a punto nate da sintesi meno approssimate, la successione di fasi innovative può dunque riferirsi a caratteri storico-stilistici e poi associarsi a processi di cambiamento efficaci che - senza avere il carattere di un'epoca - lo storico sa legittimare valutandone l'autenticità culturale a cui, nei casi più autorevoli, si accompagnano dinamiche espansive via via estese a piani sempre più differenti della vita cittadina.
Importanti a Genova gli atteggiamenti emulativi scatenati da modelli formali molto nuovi per le tradizioni locali, dentro un più vasto effetto di immagine urbana dovuto alla costruzione delle strade Nuove (oggi Garibaldi, Balbi, Cairoli e Carlo Felice-XXV aprile), protrattasi per più secoli dal 1550 al 1835; nonchè gli effetti architettonici della carrettiera Carlo Alberto (1835-40) sulla palazzata della Ripa.
Una rapida lettura delle schede di sintesi dei Settori rilevati indica con efficacia gli effetti sulle aree urbane contigue, toccate a suo tempo da questi processi, assieme alle scelte parziali imposte dalle preesistenze (vedi Carte di inventario dei tipi attuativi).
Rispetto all'assetto medievale la trasformazione oggi leggibile, che più incide nella caratterizzazione della `grana' immobiliare, è dominata dagli interventi edilizi mono e pluricellulari (44,6 %), cui si possono aggiungere un 16,2 % di rifusioni-accorpamenti-sopraelevazioni, rispetto ad interventi lottizzativi (23,7 %) cioè rifacimenti ex-novo; sono aspetti precisi del processo di modellazione finalmente giustificati dal linguaggio dei numeri cui sinora, corrispondevano soltanto pochi stereotipi come `stratificato', `sovrapposto', ecc..
Meno facilmente leggibili in dettaglio, anche se attentamente rilevati in tutte le varianti, sono gli ampliamenti di spazi pubblici aperti per favorire i grandi interventi privati, accrescere la rendita tributaria con 8 piazze di mercato o, con modi meno noti, gli ampliamenti di abitazioni - anche su piani diversi - scavalcando i lotti a terreno di altri.
Infine nei casi di ampliamenti privati la `diversione' dai sedimi lottizzativi di impianto pone molte questioni di riconoscibilità e definizione, sbrogliate le quali si porrà fine ai macroscopici errori che hanno travisato sinora la storia urbana di un Paese come l'Italia.
Per ricomporre tutto il quadro di problemi e precauzioni interpretative che qui si è tentato di esporre, ricordiamo che - dovendo indagare processi diversissimi su differenti piani di azione, si è studiata una struttura della mappatura adeguata a selezionare tutte le componenti materiali di un manufatto di lunga durata come la città vecchia di Genova, tenendo allo stesso tempo sott'occhio il ruolo di tutte le maggiori discendenze culturali.
Un puzzle edilizio, composto da modelli abitativi di provenienza storica non sempre riconoscibile, la cui configurazione tipologica attuale - cioè al 65% delle schede compilate (1185 corpi, giugno 1996) - sembra smentire clamorosamente le superficiali aggettivazioni storicizzanti di chi, più per complice interesse che per inconscia rimozione, ignora da sempre gli interventi brutali del Piano di Ricostruzione postbellico ma anche tutti quelli successivi, utilitari o abusivi, consentiti volontariamente o no da una grave indifferenza culturale degli Uffici e degli Enti tutori.
Basta scorrere poche cifre, relative ai dati di 1185 corpi sinora rilevati :
Si evince per ora che il 50% dei corpi appartiene all'età contemporanea, con buona pace di esaltazioni `antichiste' sempre approssimate, fra cui un 7,8% presumibilmente ottocentesco ed un più vasto 37,2% di generico edificio da reddito; a fronte di una robusta presenza di edilizia/architettura di età moderna (41,4%), di netta connotazione nobiliare, che costituisce il nocciolo forte della `città di palazzi' esaltata dalla tradizione ma oggi ridotta a casa di affitto (di questa età il 15,3 % è composto di palazzi veri e propri, il 20% di case di affitto o popolari).
Il restante 2,8%, attribuito all'età medievale, può sorprendere se alimentato da miti neoromantici ma corrisponde ad una oggettiva visibilità per chiunque; una documentazione rara, che testimonia ancora una volta l'ottica contemporanea e concreta dell'indagine, in una città che mostra con ciò di rimanere saldamente fondata su un impianto di originaria lottizzazione medievale.
Senza dimenticare la saturazione delle aree rimaste libere nelle Mura Vecchie, specie a monte delle Strade Nuove di antico regime, l'azione trasformatrice degli ultimi due secoli, fra inurbamenti, epidemie coleriche, risanamenti e guerre, appare finalmente oggi anche nella evidenza dei numeri.
Di altrettanto interesse, ma difficile da indicare per ora, sarebbe la distribuzione della proprietà unitaria per edifici rappresentativi, specialmente per quelli più periclitanti ma di maggiore rendita posizionale che necessitano di una onesta opera di recupero rispettoso della qualità storica oltre che di una più civile utilizzazione produttiva.
Una futura analisi più articolata di questo quadro generale dell'indagine, che rimane il più strategico riguardo ad un proficuo proseguimento applicativo della mappatura, in questa sede ha il contributo temporaneo ma didascalico di alcune carte tematiche che illustrino
a) il grado di autenticità/integrità
cioè incroci fra misura del lotto, tipo attuativo, epoca prevalente, degrado, ecc.
b) il grado di unitarietà (proprietaria/di uso)
cioè incroci fra misura del lotto, tipo attuativo, epoca prevalente, proprietà note e usi comparati, appartenenza ai `rolli', ecc.
(e. p.)