L'avanzamento della schedatura non incrementa solo la quantità delle informazioni registrate, ma anche la varietà e la qualità della conoscenza di primo impatto. Ciò dimostra evidentemente che il tipo di scheda messa a punto non è soltanto descrittiva, ma è anche in grado di sollevare certi problemi prima ancora di essere sottoposta ad indagini incrociate o ad elaborazione dei dati; dimostra pure che, anche in un centro storico in cui si vive, e si osservano i manufatti da molto tempo, il rilevamento a tappeto mette in luce e fa scoprire molti casi, e persino problemi, prima sconosciuti, o solo ipotizzati.
E' evidente che la finalità principale del Progetto Civis Ambiente (sottoprogetti 2-3) risieda nel mettere a disposizione della comunità, e dei singoli cittadini, una quantità ed una qualità di informazioni in grado di superare le remore iniziali spesso esistenti per affrontare la conservazione ed il recupero dell'edilizia del centro storico. Sarebbe però limitante pensare che si tratti soltanto di una grande somma di dati, e che i risultati più importanti non derivino dalle possibilità di individuare i veri problemi, di ipotizzarne e verificarne le spiegazioni e le soluzioni.
Nella relazione precedente (cfr.Rapporto preliminare, cap. 1, [[section]] 2.3) si è parlato delle osservazioni già ricavate dalle prime schede su alcuni importanti problemi del degrado dei materiali: uno dei due aspetti principali delle analisi archeologiche del costruito. La presente relazione si divide in quattro parti: 1) la prima continua sul degrado; 2) la seconda riguarda l'altro aspetto della diagnosi archeologica (cronologia e cultura materiale dei modi di costruire); 3) la terza riporta alcuni problemi sulla realizzazione degli abachi degli elementi costruttivi; 4) la quarta parte, infine, riguarda alcune considerazioni metodologiche sulle elaborazioni tematiche dei dati raccolti.
L'avanzare della schedatura ha confermato che uno dei fattori maggiori di degrado è ovunque costituito dall'umidità di varia natura. Essa con il tempo, ed oltre certi valori, cagiona danni consistenti alle strutture: marcescenza di quelle lignee, distacco degli intonaci, diminuzione di resistenza dei muri. Se eliminata la causa in tempi non troppo lunghi è possibile recuperare totalmente o parzialmente le strutture stesse che ritornano asciutte. Tale degrado ha anche l'effetto di peggiorare notevolmente la qualità della vita; diventa perciò urgente che esso venga studiato ed affrontato come fenomeno a sé.
In passato si è sempre visto tale fenomeno in casi particolari, e si è spesso pensato che molto dipendesse dalla bassa insolazione all'interno del centro storico. La casistica, sempre più estesa, messa in luce dal rilevamento, sta però dimostrando che l'umidità non cambia sostanzialmente con il variare delle stagioni, e che talora esiste anche nei piani alti. Data la conformazione dei vicoli, è inoltre ben poca la quantità di pioggia battente che raggiunge le facciate, dove potrebbe ristagnare per bassa insolazione, senza contare che l'atmosfera secca estrae più acqua dai muri che il soleggiamento.
L'umidità dei piani bassi, inoltre, è elevata tanto negli interni, quanto negli esterni, come avviene nei fenomeni di risalita. Per quanto non si conosca in modo dettagliato la natura geologica del sottosuolo del centro storico, non sembra che i numerosi edifici con umidità bassa siano tutti da mettere in relazione con possibili presenze di falde acquifere.
Sarebbe interessante seguire di pari passo dove finiscano i 1.500 litri di pioggia che cadono mediamente ogni anno su ogni metro quadrato del centro storico: una piccola parte scende direttamente nelle strade, nei cortili e nei cavedi, dove spesso non funzionano più gli impianti di scarico; la maggior parte scorre sui tetti e, quando non vi siano perdite acquifere nelle falde, nelle gronde o nei pluviali, finisce in vecchie cisterne fuori uso da più di un secolo, e delle quali nessuno ha più controllato l'impermeabilità ed il "troppo pieno"; oppure finisce nelle strade, dove in molti casi mancano o non funzionano le canalizzazioni di smaltimento delle acque piovane. Bisognerebbe poter misurare quanta acqua defluisca in mare da ogni "bacino idrografico" del centro storico dopo una pioggia, per valutare quanta ne rimanga intrappolata nelle case e nel sottosuolo.
Cavedi, cisterne e strade, forniscono probabilmente abbastanza acqua alle fondazioni da giustificarne la risalita. Basta vedere che in alcuni casi le risalite si sono stabilite tra i quattro e i cinque metri, misura tipica per i muri genovesi che siano sempre a bagno (falda o cisterna disperdente); in altri casi le risalite variano da uno a tre metri, segno probabile che l'acqua si accumula nelle fondazioni durante le piogge, ma viene lentamente esaurita. Sarebbe utile in questi casi fare misure di umidità in punti-campione delle murature seguendo i ritmi stagionali.
Negli edifici, infine, che hanno avuto recenti interventi di recupero, si manifestano spesso casi di umidità di condensa, generata dalle tipiche "camicie di cemento", derivate dal consolidamento antisismico in un'area che sismica non è.
Anche a livello conoscitivo della storia fisica degli edifici si possono segnalare alcune novità: seguono quattro esempi tratti dalle relazioni dei rilevatori e dai sopralluoghi da essi richiesti.
Persino la cronotipologia dei portali, ottimamente funzionante nel territorio, anche in regioni molto estese, si fa più complessa in città. In questa, come per la cronotipologia di altri componenti architettonici, è comunque possibile un perfezionamento rispetto a quanto attualmente usato dai rilevatori, come viene indicato nel punto C della presente relazione.
Gli archeologi del costruito, che usano le cronotipologie dei componenti, non hanno mai utilizzato tipologie degli edifici interi, neppure nelle campagne, dove i problemi sono più semplici, perché non credono agli archetipi, né ai prototipi, e pensano che ogni edificio, considerato in tutti i suoi aspetti, sia sempre molto originale, anche quando il committente ha indicato nel contratto a quale altro edificio voleva che fosse simile il suo. Ciò perché troppi sono i fattori che determinano i caratteri di una casa, a partire dai caratteri dell'area in cui essa viene costruita. Soltanto prendendo in considerazione un solo fattore è possibile realizzare dei raggruppamenti pratici, che possono anche essere chiamati tipi, tra i quali esistono sempre, tuttavia, delle sfumature, come si può vedere in questa ricerca: i tipi connotativi sono basati solo sull'aspetto funzionale originale, così come appare allo stato attuale; i tipi innovativi si ispirano alle evidenze sulle principali trasformazioni di area e di volume che li hanno caratterizzati.
Non vi è dubbio, ad esempio, che ad avvenimenti vasti ed elementari come le due principali epoche di trasformazione dell'edilizia avvenute nel centro storico medievale (secoli XVI-XVII e XIX), si arrivi con qualunque strumento analitico si operi: documentario, stilistico, archeologico, e persino tipologico formale.
Ci sono, tuttavia, casi non rilevabili a tutti i metodi di indagine e ciò giustifica l'impiego di più strumenti: spesso i documenti sulle proprietà cominciano cronologicamente quando alcune importanti trasformazioni dell'edificio sono già consolidate; gran parte delle case non è studiabile stilisticamente; la tipologia formale, basata su presunte evoluzioni tipologiche non confermate da date oggettive, non dà garanzie di identità; i dati materiali sono sempre presenti in un edificio, ma spesso alcuni di essi sono nascosti, e vengono in vista soltanto nel corso di lavori. Perciò, nella schedatura, sono stati scelti gli indicatori archeologici sempre evidenti, come gli aggetti di muri di facciata, e la gerarchizzazione dei piani.
Facendo, ad esempio, una tipologia delle case del centro storico di Genova sulla base del fattore "leggibilità archeologica", si sono distinti sei tipi principali:
Quando si sia cercato, invece, di fare una tipologia che tenesse solo conto di come le due principali trasformazioni edilizie avessero, o non avessero, influito sullo stato attuale degli edifici del P.O.I. di Porta Soprana, si è arrivati ad un sistema con possibilità combinatorie molto elevate, anche se limitato ai componenti più importanti ed evidenti. Questa limitazione rende poi la valutazione meno oggettiva, a meno che non venga scelto chiaramente l'ordine di importanza tipologica generale dei vari componenti, per sfuggire a valutazioni d'insieme che sono sempre soggettive.
Per realizzare un abaco degli elementi costruttivi che sia utile alla conoscenza storica del costruito, ed abbia anche una funzione cronologica per la diagnosi archeologica (vedi Legge 25/87 della Regione Liguria), o per lo "sportello del Centro storico" previsto dal Progetto Civis Ambiente, non si può pensare di usare soltanto i caratteri stilistici elaborati dalla storia dell'arte, perché la maggior parte delle case del centro storico di Genova verrebbe esclusa dalla possibilità di analisi. Non è neppure possibile, per i componenti architettonici minori, e comunque privi di caratteri stilistici, di accontentarsi di valutazioni soggettive basate sull'esperienza, in quanto non ripetibili da parte di vari operatori; né di affidarsi a classificazioni idealistiche non provate da realtà storiche e archeologiche.
Il procedimento di conoscenza oggettiva più attendibile, allo stato attuale, consiste: nel rilevare, prima di tutto, l'esistenza di elementi costruttivi abbastanza diffusi che sembrano presentare delle differenziazioni in relazione all'età di impiego; di formulare quindi alcune ipotesi possibili sull'andamento di tali differenziazioni nel tempo; e nel controllare infine se tali ipotesi siano attendibili o meno, osservando una sequenza di casi dove tali elementi costruttivi siano datati da altre fonti sicure. In ciò consistono le "cronotipologie" messe a punto dall'ISCUM (Istituto di Storia della Cultura Materiale) negli anni Settanta, completate in alcuni territori rurali, e in corso di elaborazione negli àmbiti urbani.
Non si tratta evidentemente di procedimenti veloci, in quanto ogni elemento costruttivo va analizzato indipendentemente dagli altri, da un gruppo di ricerca specializzato e su un numero più elevato possibile di casi, onde ricavarne un abaco cronotipologico attendibile come strumento di datazione. Rinunciando alla funzione cronologica, è evidente che un abaco di sole forme si limiti ad individuare tutte le variabili di un elemento architettonico, ed a rappresentarle adeguatamente, con tempi di produzione più veloci, ma si tratta soltanto di un repertorio archeografico, e non di uno strumento archeologico.
Allo stato attuale, nel centro storico di Genova, esistono già quattro strumenti cronologici funzionanti prodotti negli ultimi vent'anni dall'ISCUM: misure dei mattoni, paramenti murari, composizioni delle malte e degli intonaci, datazioni delle essenze legnose basate sugli anelli di accrescimento. Di essi sono già state pubblicate due generazioni di curve mensurali e di repertori formali (paramenti murari), mentre la terza generazione è quella attualmente in uso, anche presso la Facoltà di Architettura, mediante una convenzione base di ricerca esistente da diversi anni tra l'ISCUM e l'Istituto di Costruzioni della Facoltà stessa.
Altri abachi cronotipologici, già parzialmente in uso nel centro storico di Genova anche se non ancora analizzati e formalizzati, riguardano: forme e misure delle porte, delle scale, delle balaustre, delle ringhiere, delle pavimentazioni lapidee e in cotto, delle cornici ed aggetti di facciata. Impostate dall'ISCUM, esse sono in fase di verifica, e di eventuale riproposizione, nell'àmbito del "Laboratorio di Archeologia dell'Architettura" della Facoltà di Architettura, e, mediante tesi di laurea, presso l'insegnamento di "Rilievo ed Analisi Tecnica dei Monumenti Antichi" della stessa Facoltà.
Era d'altra parte impossibile, per ragioni di tempo, abbinare alla schedatura del Progetto Civis Ambiente il rilievo archeologico completo di una diecina di componenti: ognuno di essi richiede schede complesse e misurazioni. E' stato invece possibile: partire dai dati essenziali rilevati con la schedatura Civis 2-3, già effettuata, cercando di aumentare le informazioni con l'osservazione delle immagini elettroniche registrate dagli schedatori; ordinare in chiavi dicotomiche i dati complessivi; inserire nelle cronotipologie i nuovi dati cronologici emersi nel corso della schedatura, e confrontarli con quelli adottati in partenza sulla base della "Convenzione quadro Istituto di Costruzioni - ISCUM".
Si allegano tre chiavi dicotomiche usate dall'ISCUM per individuare i punti funzionali dei vari abachi cronotipologici e mensiocronologici del centro storico di Genova: 1-4 sono quelli già pubblicati; 5-13 sono quelli impostati ed in corso di elaborazione.
L'unica carta tematica, che è stata finora elaborata a partire dall'indagine archeologica del costruito, riguarda il degrado dovuto all'umidità di varia natura presente in molti edifici. Si tratta di un aspetto che era facile isolare dal contesto generale, e che, pur richiedendo ancora approfondimenti sulle varie cause, come si è già detto, ha un'influenza diretta sul degrado fisico del patrimonio edilizio, ma anche dell'ambiente: era perciò utile e necessario anticiparlo.
Per i rimanenti dati riguardanti l'indagine archeologica, che sono quantitativamente la maggior parte, si pensa di mettere a confronto i due aspetti dell'indagine stessa, quello cronotipologico e quello sul degrado dei materiali, nell'ambito di parti ben definite degli edifici: atrii e scale, facciate, coperture. Ciò permetterebbe di cartografare, edificio per edificio, come esso era, e quale immagine offrisse di se stesso nel suo stato migliore, e in quale stato è ora, da tre punti di vista, quello visibile dalla strada, quello recepibile da chi vi entri, e quello visibile dai tetti.
Le carte tematiche non potranno informare su tutti gli elementi che costituiscono ciascuno dei tre punti di vista. Saranno perciò necessarie più carte analitiche, che serviranno anche per vedere le distribuzioni di elementi particolari, come ad esempio portali architettonici, logge, eccetera, ma dalle quali sarà possibile ricavare, in base alla loro incidenza sull'immagine globale, le carte generali.
(t. m.)

fig. 1 - grafo per l'analisi archeologica dei componenti strutturali
COMPONENTI ESTERNI

