Se si accettano le prime conclusioni tematiche che discendono da una configurazione tipologica come quella accennata più sopra, inedita perchè lontana da ogni stereotipo, con presenza diffusa di edifici abitativi ricostruiti o mortificati da mascherature recenti, si può a questo punto consolidare una linea interpretativa credibile specie se si inseguirà la continuità - o la interruzione traumatica - di grandi proprietà nobiliari e borghesi fra le più riconoscibili.
E' sui nodi principali di questo processo, particolare ma strategico, che si può ritrovare il filo conduttore di un ritrovamento reale - non immaginario - dei luoghi perenni di una intera civiltà cittadina anche se sottoposti a recenti e pesanti ribaltamenti sociologici di progressiva incidenza materiale. In pratica, rispetto alla non visibilità nella coscienza comune, le sintesi provvisorie qui presentate - fra carte e grafici - ripropongono con evidenza un eccezionale repertorio di unità urbane che, a tutta prima, assume la retorica - non credibile - di un itinerario turistico se non fosse invece l'inventario di una ricchezza unitaria, dentro e fuori le costruzioni.
Dapprima, secondo un doveroso processo didascalico, si sono indicati nella carta (X?) dei siti nobiliari, delle piazze pubbliche e di mercato, le successive funzioni storiche degli spazi aperti collettivi da restituire alla conoscenza di tutti.
Agli effetti pratici, leggendo assieme carte-inventario di epoca prevalente, di tipo connotativo e di classi di superficie, torniamo invece sugli assi viari dell'insediamento originario dove - con effetti rifondativi - si affollano a schiera interventi cinque-seicenteschi di ogni ordine e qualità. Fra quelli già indicati come assi strutturali, ricordiamo la continuità monumentale delle vie San Bernardo, Giustiniani, Canneto il Lungo, Scurreria, Luccoli-Orefici, Maddalena e via Lomellini assieme all'asse principale delle vie delle Grazie, Canneto il Curto, San Luca, Fossatello, del Campo.
Lungo questi `siti' noti a tutti si insinuano isole di altrettanta qualità, non sempre coincidenti con le piazze ufficiali, che attestano nella stratificazione attuale la resistenza di nodi determinanti di modellazione paesistica non tutti attribuibili ad una epoca sola, da rivalutare nei modi più opportuni come si accenna di seguito.
Un importante aspetto conoscitivo, che diventa reale a mano a mano che la schedatura del centro storico di Genova si sta completando, consiste nel poter avere delle visioni totali del manufatto urbano, suffragate dalla distribuzione qualitativa e quantitativa di tutti i manufatti che lo compongono.
Si è già detto che la storia non si ricostruisce con una semplice somma di documenti, e che non esiste una vera visione globale di un fenomeno complesso, ma sono possibili soltanto dei punti di vista legati a problemi ben precisi. Questo vale per un singolo edificio, ma assai di più per l'intero centro storico. Esso non è una semplice somma di edifici, ricchi e poveri, ma è il risultato di vari modi di risolvere certi problemi pratici e di immagine, frutto a loro volta di tradizioni e trasformazioni culturali, ivi comprese quelle della cultura materiale.
Ciò significa che è impossibile osservare globalmente tutti gli aspetti che compongono la realtà di una città antica, così come era impossibile fare una scheda che contemplasse tutti gli aspetti osservabili in ogni edificio, praticamente illimitati. Esistono tuttavia notevoli differenze, nel meccanismo conoscitivo, se si scelgono i punti di vista che riguardano i problemi ritenuti più interessanti alla stato attuale su un campione totale, o su una parte molto limitata del campione stesso.
In mancanza di una raccolta estesa di dati sul manufatto urbano, si è normalmente portati infatti a considerare come dati alcune osservazioni certamente interessanti, ed al massimo si analizzano alcuni edifici ritenuti campioni rappresentativi. In ogni caso le considerazioni generali che si traggono sono sempre di carattere induttivo, con tutti i limiti che sono propri di questo procedimento logico: si possono sempre trovare i casi che non vanno d'accordo con le ipotesi che si fanno; e se si ha interesse all'oggettività, si parla di maggiore o minore probabilità di una interpretazione. Altra cosa è la probabilità previsionale di natura induttiva rispetto alla percentuale statistica di un fatto, dedotta dal censimento totale: ciò vale per tutte le voci rilevate, ma anche per le loro interpretazioni.
In questo modo si può sapere in numero reale, ed in percentuale assoluta, ad esempio, quanto siano i portali di casa con una mostra architettonica stilisticamente databile rispetto a quelli solo funzionali, databili archeologicamente (cronotipologia). Ma ciò poteva essere fatto più semplicemente contandoli in tutto il centro storico; non sarebbe stato possibile, invece, senza il censimento Civis Ambiente, stabilire: quanti e quali di questi portali siano in rapporto con una facciata della loro stessa epoca, o trasformata nel secolo XIX; quanti e quali siano in rapporto ad un atrio e ad un vano scale dello stesso livello e cronologia, o trasformati nell'Ottocento; quanti e quali fra di essi facciano parte di trasformazioni rinascimentali di case che conservano segni antiquari della loro origine medievale, o siano in edifici completamente ricostruiti dopo il medioevo.
Le due principali trasformazioni edilizie (Rinascimento e Ottocento) erano già state notate come fenomeno diffuso nella città vecchia; nel P.O.I. di Porta Soprana erano state persino indicate, su base archeologica, le elevate possibilità di combinazioni dei vari elementi architettonici, cronologicamente differenti, nell'edilizia esistente. Il concludersi del censimento Civis Ambiente, oltre a fornire le combinazioni reali per ciascun edificio, porta alla conclusione metodologica che in un centro storico non abbia senso andare alla ricerca di case di un certo periodo, o di un altro.
E' evidente, ad esempio, che anche gli edifici ristrutturati pesantemente nel secolo scorso abbiano poco in comune con quelli costruiti nello stesso periodo, nei nuovi quartieri. Ma non si può neppure pensare che l'edilizia del centro storico sia solo la somma di sovrapposizioni avvenute tra il secolo XII ed il XIX, o la prima metà del XX; ciò perché l'impianto porta con sé anche scelte precedenti, ma soprattutto perché è evidente ormai che la storicità della città antica non consiste essenzialmente nelle parti originali, secondo il concetto antiquario, ma nelle frequenti trasformazioni.
Si tratta di trasformazioni che, quando non erano esterne, erano interne, e viceversa, o in entrambi i modi, e che quasi certamente erano legate a cambiamenti sociali, economici, tecnologici e culturali, variamente interattivi. Esse, tuttavia, hanno sempre tenuto conto dell'esistente, sia nel singolo edificio, sia in rapporto a quelli contermini, sia in relazione al paesaggio urbano che solo così assume le sue caratteristiche di identità e la sua unicità come manufatto storico nel suo insieme.
Storico equivale, in questo modo, ad un prodotto complesso di trasformazioni, ad un mutante che resta pur sempre se stesso. Questo modo di vedere la città vecchia è probabilmente più vicino a come la pensano coloro che la abitano volontariamente. Tutto ciò dovrebbe avere conseguenze inevitabili anche su alcuni criteri generali di conservazione.
Il centro storico dovrebbe cioè continuare a trasformarsi, secondo le esigenze reali dei nuovi modi di vivere e di abitare, come è sempre avvenuto. Il confronto tra i continui interventi del passato e quelli recenti dimostra che ciò che più manca oggi sia la capacità di operare nel costruito storico da parte di progettisti, imprese ed artigiani, la cui esperienza specifica sulle strutture, sulle finiture, sui servizi, e sulle cause di degrado, serviva a consigliare interventi indispensabili, compatibili, duraturi e poco costosi.
A questa deficienza dovrebbe sopperire lo "sportello del cittadino", perché, una volta creata la fiducia, la somma delle piccole e medie operazioni ben consigliate avrebbe un'importanza ed una incidenza sul volume economico e sulla qualità del recupero, che nessuna singola mente progettuale, e nessun finanziatore, pubblico o privato, potrebbe raggiungere. Il consigliare, ad esempio, come eliminare le diverse cause di umidità (almeno dodici i fattori riscontrati e poco conosciuti) potrebbe migliorare con certezza, spesso a un basso costo, e senza alterare comunque il costruito, la salute degli abitanti e quella di molte case, perché anche i materiali vengono a lungo degradati da tali agenti.
Il censimento ha inoltre dimostrato che specialmente nell'architettura semplice, che costituisce interi isolati, e che è comunque quasi sempre il tessuto connettivo, basta la scelta di un qualsiasi materiale, o di una tecnica operativa incompatibile per creare subito un'evidente anomalia. Non si tratta in genere di materiali e di tecniche che abbiano qualche peso sulla qualità della vita, ma di semplici trasferimenti nel centro storico del costruire, o delle manutenzioni proprie dei quartieri moderni da parte di operatori che non conoscono le caratteristiche fisiche e formali dell'edilizia storica.
Esistono in cambio molte operazioni possibili, fatte anche di piccoli interventi, che sono in grado di migliorare la vivibilità di certi edifici, così come esistono situazioni per le quali non sono sufficienti la manutenzione tradizionale e le piccole trasformazioni.
(t. m.)
In analogia a quanto viene già fatto con l'inventario degli elementi architettonici che caratterizzano il tessuto edilizio del Centro Storico, sembra naturale proporre anche la stesura di un abaco degli elementi strutturali che costituiscono le maglie portanti degli edifici.
Da questo elenco sono ovviamente esclusi quei componenti costitutivi inseriti in interventi postumi e relativamente recenti che non caratterizzano certo l'impianto originale, ma solo la tecnologia dell'epoca cui appartengono ed in cui vengono impiegati.
Del resto, in questo spirito, già gli edifici ad ossatura totalmente in cemento armato sono stati solitamente esclusi dalla valutazione delle condizioni strutturali.
Tra gli obiettivi finali, a conclusione della raccolta dati, per quanto mi concerne, mi sento di proporre una lettura incrociata tra le carte di edilizia storica e quelle di degrado strutturale per quanto già possibile anticipare.
In alcune zone del Centro Storico è evidente come il modo di costruire proprio di una certa epoca avesse in sé tutti i presupposti per quelle situazioni di malessere materico oggi presenti nei manufatti.
(a. b.)
Il repertorio degli elementi strutturali, ad oggi in corso, sarà redatto rielaborando i dati raccolti entro il 22 luglio 1996, e riguarderà quindi circa il 70% dei civici, che è previsto siano rilevati in totale (1443 civici su un totale di 2048).
L'indagine sarà estesa sia ai settori in cui la rilevazione è stata completamente ultimata ( 1 Castello, 2 San Bernardo, 3 Canneto, 4 San Lorenzo, 8 Campo, 13 Ripa, 14 Molo/2), sia a quelli in cui è ancora in itinere (5 Luccoli, 6 Soziglia, 7 Maddalena, 10 Colle).
Saranno escluse le zone delle Strade Nuove (11) e di parte del Molo (12) , per le quali la rilevazione è prevista nei prossimi mesi, e la zona di Prè (9), che non fa parte dell'ambito di indagine previsto dall'operazione.
Verranno analizzati tutti gli elementi che contribuiscono al funzionamento della struttura dell'edificio, sia quelli che costituiscono la vera e propria ossatura portante, come le murature e gli orizzontamenti, sia quelli che potremmo definire di supporto ai principali, come le catene metalliche, o gli elementi di collegamento tra un edificio e l'altro. Saranno analizzati anche il sistema atrio-scale e le coperture, poiché, a seconda della modalità di realizzazione possono contribuire ad un maggior legame della scatola muraria, e le aperture, punti di debolezza delle strutture in elevazione. Non potranno essere considerate le fondazioni a causa dell'esiguità dei dati raccolti.
Il materiale sulla base del quale verranno elaborate le schede del repertorio, consiste nei dati raccolti durante la rilevazione e nelle immagini digitali ad essi associate, così suddivisi:
Gli elementi strutturali prescelti verranno analizzati selezionando da una o più schede tra quelle utilizzate per la rilevazione, due tipi di informazioni:
Entrambe le categorie di informazioni potranno essere integrate da osservazioni desumibili dal confronto con le immagini digitali, o da informazioni che mettono in relazione il singolo elemento ed il suo stato di conservazione al contesto in cui si trova. Così per esempio le voci della scheda n. 1 "Edificio", che sintetizzano o possono influenzare il comportamento o lo stato di conservazione di uno o più elementi strutturali saranno riportate nella scheda di ciascuno degli stessi.
Tutti gli elementi, in questa prima fase di approfondimento dell'indagine strutturale, verranno indagati singolarmente, anche se è evidente che trattandosi di elementi costruttivi, il loro ruolo ha significato solo se letto all'interno del sistema strutturale di cui fanno parte.
L'analisi dei singoli elementi, del loro comportamento, dei materiali che li costituiscono, delle forme di degrado che li interessano, è comunque premessa indispensabile per la comprensione del funzionamento, dei limiti e delle riserve degli schemi strutturali adottati, in funzione di una più approfondita conoscenza del costruito e della possibilità di una eventuale ed auspicabile diagnosi strutturale.
(a. u.)
I tre paragrafi precedenti hanno mostrato alcuni tra gli elementi che saranno oggetto di attività nei prossimi mesi. Previsioni che corrispondono ad una serie di strumenti e di prodotti che mostrano anche importanti risvolti tecnici. Supporti tecnici che appaiono come un versante capace di condizionare, limitandola, la portata delle elaborazioni intellettuali che intende supportare e, nello stesso tempo aprendosi ad utilizzazioni diverse in una sorta di 'tradimento' (di mediazione) dell'idea originale.
Proprio questa sorta di autonomia richiama una maggior precisione nella descrizione degli strumenti. Quattro sono le realizzazioni cui ci apprestiamo per conseguire i risultati richiesti:
Come si può notare, tutte e tre le attività richiamano momenti di convergenza con servizi e gruppi di lavoro con cui è stato possibile attivare ambiti di collaborazione. Collaborazione i cui termini sono analizzati al cap. 9 e che devono comunque essere puntualmente verificati nello specifico delle operazioni in corso.
E' inoltre ipoteticamente prevista una analisi fattoriale delle corrispondenze multiple sulle principali informazioni raccolte al fine di individuare alcuni elementi oggetto di future e più approfondite indagini.
Uno dei risultati più importanti, ancorché sottovalutati, dell'indagine in corso è infatti il suo carattere largamente preliminare; proprio l'individuazione dei problemi quantitativamente più rilevanti rispetto ai casi di singolarità (magari importanti ma statisticamente poco indagabili) consente di percorrere con maggior ragionevolezza diverse ipotesi di ricerca. Inoltre la frammentazione in gruppi ottenuta attraverso questo strumento consente di meglio verificare i criteri di valutazione dei problemi fino ad oggi utilizzati, ovvero di innovare uno strumentario notevolmente provato dal tempo e oggi da più parti ritenuto largamente inadeguato.
(c. b.)