[2] Uno strumento così ritagliato sulla nuova produzione e sulla tavola bidimensionale del disegno ufficiale, da divenire pressocché inutile al rilievo
[3] I cosiddetti raster sono stati salvati inizialmente in formato pict. L'immagine viene rappresentata da un numero fisso di punti in orizzontale ed in verticale (ove la risoluzione viene misurata in numero di punti per unità di misura lineare, es. punti/cm o punti/pollice), ciascuno dei quali presenta una densità tale da rappresentare colori e densità del documento (le sole densità per i documenti a toni di grigio, o una distinzione netta tra bianchi e neri per una riproduzione monocromatica). Il documento assume quindi le caratteristiche di una matrice di valori corrispondente alla minima unità risolta (es. un punto quadrato con lato pari a 0,08 mm) per le dimensioni dell'immagine riprodotta.
[4] Per mezzo di Adobe Photoshop. Si è infatti verificato, in base alle componenti hardware utilizzate (Pentium 90, 32 Mb di ram), che una buona soluzione era quella di utilizzare, nella fase di lucidatura, immagini raster salvate in formato CompuserveGIF con risoluzione di 300 punti/pollice a 16 livelli di grigio.
Nella scelta si è tenuto conto del software da utilizzare MapInfo (Mapinfo Corp.) in grado di gestire e visualizzare immagini raster di diversi formati, tra i quali anche il GIF che era preferito in relazione alle ridotte dimensioni del file ottenuto.
[5] Per una più agevole gestione delle immagini durante questa fase, si è proceduto alla loro suddivisione (all'interno di Adobe Photoshop) in due o più parti, con il risultato di ottenere file di dimensioni ancora più ridotte.
[6] Il modulo mapbasic, realizzato da S. Parodi è risultato necessario per superare le limitazioni dei moduli di traslazione Intergraph (sia per la vers. 3 che per la vers. 2 di MapInfo). La procedura prevista si caratterizzava per le seguenti fasi: