Dall'analisi condotta su circa il 70% degli edifici che saranno analizzati in totale (1.443 civici su 2.048), emergono dati che confermano sostanzialmente i caratteri peculiari del costruire storico genovese, legati all'uso di materiali e tecniche che risentono delle condizioni locali, ma che evidenziano come in realtà a causa di frequenti accorpamenti e rifusioni si configurino, in relazione all'unità di indagine, soluzioni di trasformazione più articolate e complesse, confrontabili solo parzialmente con la manualistica di settore.
La rilevazione è stata condotta per "corpi", entità che non necessariamente corrisponde all'unità tecnico-strutturale ed all'interno della quale i singoli elementi non sempre trovano una loro precisa identità; di conseguenza per consentire la compiuta lettura di un elemento con funzione strutturale è stato necessario confrontare ed elaborare i dati contenuti in più schede di rilevazione.
L'analisi del singolo elemento ha evidenziato le relazioni più complesse che lo legano alla concezione strutturale, al processo ideativo, ma soprattutto alle trasformazioni che l'edificio ha subito nel tempo, mettendo in luce la natura diacronica di una realtà difficilmente inquadrabile in rigide classificazioni. In quest'ottica la statica viene interpretata come modello logico dell'arte del costruire, ricordando che le teorie fisiche e matematiche sono utilizzate per giustificare in termini moderni l'operato del passato.
L'analisi qui proposta si limita alla lettura fisica di singoli elementi, prefiggendosi di rispondere ai quesiti di stabilità che sono stati risolti con particolari soluzioni tecniche, anche se in realtà ogni elemento strutturale è strettamente legato alla logica del sistema cui appartiene, dal quale trae condizionamenti e significato, e d'altra parte, la scelta dell'elemento condiziona comunque il sistema. I dati relativi al singolo elemento hanno significato solo all'interno di un repertorio che vuole individuare casistiche più o meno ricorrenti, ma vanno comunque interpretati e correlati a quelli relativi al sistema o addiritura alla maglia di cui il sistema fa parte, nell'ambito di una lettura della condizione statica dell'edificio (così per esempio, conoscere lo spessore di un muro è un'informazione priva di significato, se non lo si considera in rapporto al numero di piani dell'edificio, alle eventuali sopraelevazioni, al rapporto con gli edifici contigui, e così via).
Questa analisi vuole essere una guida all'approccio conoscitivo del sistema strutturale di un edificio, negli elementi che lo compongono. Tenendo presente che il rapporto tra struttura, materia e forma spesso non è evidente, si è ritenuto opportuno integrare i dati della rilevazione, che si è limitata ad un'analisi visiva, con informazioni tratte dalla manualistica e da testi di settore, ma soprattutto da esperienze maturate nell'ambito universitario ed extra universitario sulla consistenza fisica della "città vecchia".
Questo processo classificatorio, condotto a posteriori, su una realtà che ha subito notevoli trasformazioni, rischia di individuare regole desunte dalla sola immagine, prescindendo dalle motivazioni che giustificano l'immagine stessa, ed è pertanto soggetto a molteplici interpretazioni critiche. Per questo motivo, il repertorio è stato strutturato nella consapevolezza che i dati raccolti, per consistenza e livello di approfondimento, sono significativi più in termini di valutazioni generali, che in relazione alle singole unità e che potranno essere costantemente integrati ed arricchiti sulla base di studi più mirati.
Per ciascuno degli elementi indagati viene proposto un paragrafo descrittivo delle caratteristiche tecnologico-strutturali, con riferimento ad esempi riscontrati nella fase di rilevazione, uno relativo agli aspetti del degrado materico e geometrico, uno a guida del reperimento dei dati nelle schede di rilevazione. L'analisi dei dati ha richiesto la creazione di schede specifiche di supporto, ottenute selezionando in una o più schede di rilevazione i campi a valenza strutturale, e riunendo i dati che per esigenze di compilazione, pur essendo riferiti ad un unico elemento, erano stati frazionati, aggiungendo campi con informazioni, dedotte dalle immagini digitali e dal campo "note" della scheda relativa.
I dati presi in considerazione non coincidono con la totalità dei dati raccolti al 22 luglio 1996, perché si sono dovuti necessariamente considerare solo i casi di completezza nella compilazione delle voci strutturali e, per alcuni elementi, quelli in cui erano disponibili le immagini digitali, come verrà meglio specificato elemento per elemento.
Il contesto spaziale a cui è applicata l'indagine è funzione dello stato di avanzamento della rilevazione al 22 luglio 1996 (copertura del 70% dei civici totali) .
L'arco temporale è piuttosto ampio e si conclude nel XIX secolo con l'avvento di nuove concezioni architettoniche e nuovi materiali.
Il repertorio ha preso in considerazione tutte le parti dello scheletro strutturale dell'edificio ed il terreno sul quale esso sorge, in quanto primo elemento da indagare per garantire la stabilità: fondazioni, murature, orizzontamenti, scale, coperture. Per alcuni di questi (fondazioni) non è stato possibile il collegamento con i dati di rilevazione, perché troppo esigui, o poco significativo.
Nell'ambito della rilevazione alcuni di questi elementi hanno un'apposita scheda di riferimento articolata in più voci, altri sono descritti all'interno di campi di schede più generali (per esempio la voce fondazione si ritrova all'interno della scheda "Edificio").
Alcuni elementi, pur avendo una specifica scheda di riferimento sono stati considerati solo in rapporto ad altri, ai quali il loro ruolo è inscindibilmente connesso (per esempio i dati relativi alle catene sono significativi in quanto elementi di legame della scatola muraria).
La natura del terreno è determinante nella scelta del tipo di fondazione da adottare, secondo molteplici parametri: la composizione, la coesione, la resistenza, lo spessore e la disposizione degli strati geologici, l'entità e la profondità della falda acqifera.
La zona della città vecchia è dominata dalla presenza di marne e calcari marnosi, terreni in cui si ha una buona portanza, ma nei quali fondamentale è l'inclinazione dei banchi e la presenza di intercalazioni limo-argillose.
La composizione del terreno, di natura rocciosa fa si che le fondazioni siano generalmente poco profonde e continue. La profondità dipende anche dal livello della falda acquifera. Nel caso in cui questa sia abbastanza superficiale viene utilizzata per raccogliere acqua in cisterne, rilevate in totale per 88 corpi. Se ne citano alcuni per esempio:
ubicazione codice corpo
piazza S. Luca 1 3432001_0 via di S. Bernardo 0550013_0 via dei Giustiniani 11 3052011_2 piazza del Santo Sepolcro 2 5778002_1 via della Maddalena 34 3486034_0 salita Re Magi 2 5270002_0 vico Invrea 7 3202007_0 vico della Croce Bianca 1 2048001_0 piazza Sauli 3 5656003_1 vico degli Indoratori 16 3188016_0
o pozzi, rilevati in totale per 14 corpi. Se ne citano alcuni per esempio:
ubicazione codice corpo
vico Mele 6 3786006_2 vico Amandorla 5 0118005_0 piazza Pollaiuoli 8 4950008_0 via di Canneto il Curto 11 1142011_1 piazza S. Matteo 17 3764017_1
Per fondazione si intende la parte di muratura immediatamente al di sotto del livello del terreno. La sua funzione può essere semplicemente quella di trasmissione dei carichi dell'edificio al suolo, o quella di contrastare spinte che derivano dall'azione delle terre circostanti o di strutture spingenti, quali volte e coperture. Le fondazioni possono essere continue o puntiformi; le loro dimesioni e la loro profondità sono funzione del carico soprastante e delle spinte oblique di strutture spingenti, della qualità del terreno, della profondità della falda acquifera.
Le fondazioni continue, in generale, si prestano a terreni incompressibili, in cui la buona portanza, garantisce stabilità all'edificio, senza necessità di raggiungere elevate profondità; quelle puntiformi a terreni in cui lo strato più solido si trova ad elevate profondità, o nel caso in cui l'edificio sovrastante presenti carichi concentrati in alcuni punti.
Nel costruito storico quelle continue sono le più usate e sono realizzate semplicemente con un aumento di sezione della muratura alla base, o con una prosecuzione del muro, delle stesse dimensioni della parte in elevazione, anche al di sotto del livello del terreno.
Le fondazioni continue nella maggior parte dei casi sono realizzate con una prosecuzione del muro in elevazione al di sotto del livello del terreno, in presenza di terreni rocciosi e pietrosi, essendo in questo caso sufficiente una incassatura poco profonda per livellare il piano di appoggio ed evitare ogni possibilità di scorrimento (vico Noli 1, 4276001_0).
Le fondazioni puntiformi sono invece realizzate a pilastri ed archi, ma si trovano più raramente, nel caso in cui il terreno di fondazione si trovi a profondità elevate e non sia quindi economico raggiungerlo con tutta la fondazione.
Una distinzione va fatta, anche parlando di fondazioni, tra l'edilizia monumentale e quella povera. Nella costruzione di grandi palazzi le fondazioni non venivano mai trascurate o sottodimensionate, anche perché i costruttori erano consapevoli che non sarebbero mai più potuti intervenire su quella parte della costruzione; nell'edilizia minore, non si poneva invece la preoccupazione di creare un manufatto durevole e spesso le strutture di fondazione sono praticamente inesistenti.
Il degrado delle strutture di fondazione, che non è stato affrontato nelle schede di rilevazione, può essere di tipo materico o di tipo geometrico, ed è strettamente connesso alla natura del terreno, su cui le fondazioni insistono, alla presenza di acqua, sia questa di falda, sia semplicemente acqua non raccolta e non convogliata in superficie, al cambiamento delle condizioni di carico. Il cedimento fondale si manifesta sulle strutture in elevazione con formazione di lesioni, con moti di traslazioni, con rotazioni. Il degrado geometrico delle strutture di fondazione è legato principalmente alla presenza di fenomeni alternati di contrazione e dilatazione, legati a cicli stagionali, che provocano traslazioni, ed al superamento del valore della tensione ammissibile del terreno, per aumento del carico in seguito a sopraelevazioni, o a cambiamento della destinazione d'uso, senza opportuno rinforzo delle fondazioni.
L'unica informazione raccolta nell'ambito della rilevazione, riguardo alle fondazioni si trova nella scheda edificio, nel campo "fondazioni", con le voci: continue, puntiformi, non rilevate. Tuttavia l'esiguità dei dati raccolti, per ovvii motivi, non consente valutazioni e considerazioni di alcun tipo; non vengono pertanto riportati neppure dati statistici, perché troppo parziali e fuorvianti (le fondazioni sono state rilevate solo per il 2.4% dei corpi totalmente analizzati).
Le strutture verticali sono costituite da setti portanti continui e da strutture a pilastri che scaricano per punti, più frequenti in presenza di orizzontamenti voltati. Esistono poi soluzioni intermedie in cui ai setti portanti, di dimensioni ridotte vengono affiancati pilastrini in aggetto per aumentare la sezione in corrispondenza dell'appoggio delle travi di orizzontamento (via Ravecca 14 - 5244014).
Nel periodo medioevale, oltre all'utilizzo di setti portanti, le pareti perimetrali sono spesso a pilastri e grandi archi a sesto acuto, anche ai piani superiori a quello terreno (vico delle Scuole Pie 1 - 5752001). Le strutture murarie sono in conci squadrati di pietra al piano terreno, ed in laterizio a filari regolari ai piani superiori (salita del Prione 35 - 5148035); più rari i casi in cui la muratura in pietra a conci ordinati viene estesa anche ai piani superiori (vico Crocebianca 1 - 2048001).
Costante e caratterizzante in questo periodo è la soluzione di portare la muratura soprastante al piano terreno o al primo piano in aggetto, per recuperare spazio all'interno, con la costruzione di archetti di sostegno, visibili (piazza dell'Agnello 6 - 0046006) o dissimulati da cornici (via della Maddalena 39 - 3486039).
A partire dal XV secolo viene adottata a Genova una tecnica costruttiva particolare per la realizzazione dei setti portanti, legata a condizioni locali.
Il materiale più usato è la pietra a spacco, di origine prevalentemente calcarea, informe o grossolanamente lavorata, forzata con scaglie a cuneo e con inclusione di pochissima malta (via di San Bernardo 8 - 0550008), solitamente di calce, protetta da uno strato di intonaco, anch'esso di calce, perché traspirante. Spesso vi si trovano inclusi frammenti di ardesia, di laterizio, di materiale di recupero da altre costruzioni. L'eterogeneità dei componenti e delle dimensioni, la forzatura dei vuoti, garantiscono un contatto ed una coesione maggiori di quanto non faccia la malta.
Strettamente legato a questa tecnica di fare murature in elevazione è l'impiego di catene in ferro fucinato (vico Chiesa delle Vigne - 1620002), per sopperire alla scarsa connessione tra i maschi murari, soprattutto nel caso di edifici alti con orizzontamenti piani, in legno, semplicemente appoggiati alla muratura.
Tali elementi possono essere longitudinali, quando annegati direttamente nei muri portanti, o trasversali, quando inclusi nei solai; in ogni caso la loro presenza è denunciata all'esterno da bolzoni o paletti capochiave. In alcuni casi le catene vere e proprie sono sostituite da travi catena (piazza Santa Maria degli Angeli 3 - 3634003), cioè dalle stesse travi lignee di solaio, sulle quali, tramite sogofese o stanghette, sono fissati gli elementi metallici che ospitano il bolzone. Un ruolo simile a quello delle catene è svolto dagli elementi che collegano due edifici prospicienti sullo stesso vicolo. Possono essere archetti in mattoni, elementi monolitici in pietra di recupero e non, lastre di ardesia (piazza San Bernardo 26 - 0548026).
Elementi lapidei, sbozzati rozzamente possono essere impiegati per la realizzazione di nodi delicati, come le immorsature d'angolo e le spalline in corrispondenza delle bucature.
Le aperture sono realizzate con struttura a piattabanda o con travi di legno. L'impiego del laterizio è limitato, e si trova per regolarizzare il letto di posa del pietrame informe, al quale vengono talvolta interposti filari di mattoni, o in corrispondenza degli archi di scarico delle bucature.
Il degrado che investe le strutture in elevazione è di due tipi: materico e geometrico.
Il degrado del materiale, sia questo pietra o laterizio, può essere chimico, fisico e biologico. Le cause principali sono imputabili a fenomeni meteorici, inquinamento atmosferico, vegetazione invasiva, umidità, azioni dell'uomo.
In tutti i processi di degrado materico un ruolo fondamentale è svolto dall'acqua che può essere presente sotto varie forme: umidità dovuta a fenomeni localizzati, umidità ascendente, umidità di condensa.
Al degrado della struttura muraria è strettamente legato il degrado dell'intonaco (rilevato in 90 casi su 145 analizzati), sempre di calce, utilizzato come rivestimento protettivo. Il degrado del rivestimento non va infatti trascurato, perché è il presupposto dell' attacco della cortina muraria da parte degli agenti atmosferici ed esterni in generale. In presenza di mattoni malcotti, per esempio, la perdita di intonaco porta alla corrosione del laterizio che viene scavato a causa del dilavamento dell'acqua, mentre i giunti di malta mantengono la loro consistenza.
Il degrado geometrico delle murature può essere dovuto a schiacciamento, a fenomeni di pressoflessione, alla spinta di archi e volte, a rotazione, sia per difetti di costruzione, sia per cambiamenti rispetto alle condizioni di partenza.
Si manifesta con inflessioni, rotazioni e fuori piombo della muratura, deformazione rombica delle aperture, formazione di soluzioni di continutà nella compagine muraria. Evidente segnale di deformazione geometrica è la presenza di catene in tiro, denunciata dall'inflessione dei relativi paletti capochiave.
Le informazioni relative alle murature sono reperibili nell'apposita scheda "elevati", in quella "edificio", nella quale sono riportati dati circa l'orientamento delle pareti portanti, il degrado legato all'umidità, e tutte le informazioni di contesto, che vanno riferite al singolo elemento, in quella "catene", nella quale viene indicata la muratura sulla quale sono stati rilevati i bolzoni, il tipo di fissaggio, la presenza di capochiavi inflessi.
All'interno della scheda "elevati" le murature che delimitano i corpi sono state suddivise in parti col criterio dell'iterazione rispetto al numero di piani ed agli assi di finestre, per differenziarne le caratteristiche in funzione di parametri diversi a seconda delle circostanze: tecnica muraria rilevata ai piani bassi e non ai superiori, presenza di una tecnica o di un materiale diverso nella zona del basamento rispetto alla parte soprastante, presenza di basamento solo in una porzione della muratura, sfalsamento dei piani e così via. Ciò si è verificato sia quando la muratura è in realtà unica sin dall'origine e le differenze sono legate ad una particolare tecnica costruttiva (per esempio materiale del basamento: pietra, materiale ai piani superiori: laterizio), sia quando nell'ambito di uno stesso corpo frutto di accorpamenti e rifusioni, sono stati uniti elementi originariamente appartenenti a corpi di fabbrica diversi
La prima operazione che si è resa indispensabile, una volta individuati i setti effettivamente portanti ed eliminati i casi in cui non erano stati definiti il materiale e la tecnica, è stata quindi quella di distinguere gli elementi descritti in un unico recno, che chiameremo "muri semplici", da quelli descritti in più recno, che chiameremo "composti". Si è inoltre ritenuto opportuno specificare se la suddivisione dell'elevato, in sede di rilevazione, fosse in fasce orizzontali, in colonne verticali, o frutto di una combinazione delle due partizioni.
La seconda operazione è stata quella di codificare e riunire le caratteristiche dei "muri composti", introducendo combinazioni di voci in funzione delle casistiche effettivamente riscontrate. Le parti sono state ricomposte in modo da individuare e restituire identità all'intera muratura riferita a ciscun corpo (i 398 record di partenza sono stati ridotti a 142 di sintesi).
L'analisi, ha confermato lo scarso impiego del mattone nelle murature verticali portanti di perimetro, se non nella realizzazione di piattabande e riquadrature sui vuoti di facciata:
fig. 1 - materiali delle strutture in elevazione
Per materiale misto si è inteso sia l'utilizzo di pietra e laterizio assemblati disordinatamente, sia l'utilizzo dei due materiali separatamente per diverse porzioni di muratura, è indispensabile quindi l'incrocio con i dati relativi alla tecnica per individuare la tipologia di muratura. Così per esempio nelle murature in materiale misto e tecnica a corsi ordinati ritroviamo i casi con basamento in conci squadrati in pietra e parte superiore in laterizio; nelle murature con materiale misto e tecnica a corsi disordinati i casi di murature in pietra con filari di mattoni per regolarizzare il letto di posa di conci grossolanamente sbozzati e così via. L'elevato numero di murature in pietra a corsi ordinati è dovuto al fatto che in fase di rilevazione spesso è stato possibile individuare la tecnica ed il materiale impiegati solo ai piani bassi degli edifici, ed il dato è stato esteso all'intera facciata.
La consistente presenza di murature con parte basamentale in pietra è inoltre confermata dalla concomitante soluzione, caratteristica del periodo medioevale, di portare la parte di muratura, soprastante il basamento, in aggetto:
fig. 2 - strutture basamentali
Questo tipo di muratura è realizzato prevalentemente in pietra ed in materiale misto (pietra per il basamento e laterizio per la parte superiore), con tecnica a corsi ordinati.
La rilevazione ha inoltre confermato l'utilizzo diffuso di catene metalliche annegate nella muratura a legame della scatola muraria, in funzione del materiale e della tecnica adottati:
fig. 3 - ricorso alle catene metalliche nella muratura
Le voci riguardanti il degrado sono state riferite all'intera muratura, anche se nelle schede di rilevazione erano specificate porzione per porzione, ritenendo più significativa in questo contesto l'informazione circa l'esistenza di uno stato di degrado, piuttosto che la sua specifica localizzazione. Le voci descrivono le manifestazioni di degrado materico e funzionale, con particolare riferimento a deformazioni di carattere geometrico della struttura, ed alla presenza di soluzioni di continuità nella trama muraria. Il degrado materico non sempre è stato rilevato, per la presenza quasi costante, dell'intonaco di rivestimento, che nasconde i materiali strutturali. Tra le principali e più diffuse forme di degrado è stata segnalata la presenza di umidità. L'esiguità dei dati completi raccolti non permette di evidenziare lo stretto legame tra presenza di umidità ed insorgere di fenomeni di degrado dei materiali:
fig. 4 - rapporti tra degrado ed umidità
Per strutture orizzontali si intendono gli elementi che suddividono i vari piani di un edificio. Possono essere piane o ad arco, cioè volte o solai.
Dal punto di vista statico le volte svolgono un ruolo attivo all'interno del sistema strutturale dell'edificio , come elementi di legame della scatola muraria, mentre i solai, come elementi semplicemente appoggiati, un ruolo passivo (ciò non è vero in senso assoluto perché le travi dei solai possono essere anche travi catena, e contribuire quindi al legame della compagine muraria).
A partire dal periodo medioevale le volte, sono localizzate tra il piano terreno ed il primo dell'edificio, solitamente in mattoni (molto rari i casi di strutture voltate in pietra a spacco, come quelle rinvenute nel chiostro di S. Lorenzo), mentre ai piani superiori troviamo solai in legno. Questa suddivisione delle strutture orizzontali in voltate ai piani bassi e piane ai piani superiori caratterizza tutta l'architettura minore fino all'ottocento, mentre nell'architettura di palazzo troviamo volte anche ai piani superiori, soprattutto per la necessità di coprire grandi luci in corrispondenza dei saloni ai piani nobili.
I tipi di volta più utilizzati sono a botte, a crociera, a padiglione, a testate di padiglione, a vela.
Frequente l'uso di finte volte in "canniccio", ovvero in stuoie di canne intessute e gesso, appese ai solai soprastanti, alla copertura o portate da opportune armature.
Per contrastare la spinta di strutture voltate sono inserite catene metalliche, talvolta visibili all'interno del vano voltato, talvolta annegate nel materiale di rinfianco; l'uso di contrafforti è molto limitato.
L'inserimento nelle volte di lunette é legato a motivi di carattere funzionale, estetico, statico in quanto consente la creazione di aperture al di sopra del livello di imposta, diminuisce il carattere di pesantezza e severità di certi tipi di volta, aumentandone l'effetto decorativo, permette di convogliare i carichi per punti.
Il degrado delle strutture voltate è di tipo materico o funzionale. Il degrado materico è legato principalmente, come già specificato per le murature verticali, all'umidità, che causa disgregazione ed incoerenza in particolare nel laterizio e nella malta. La presenza di acqua a livello delle volte può essere dovuta ad infiltrazioni nei muri perimetrali in corrispondenza dell'imposta della stessa, o a perdite localizzate per rottura o cattivo funzionamento di impianti. Nei locali fondi inoltre la scarsa illuminazione ed areazione, concorrono al proliferare di organismi inferiori che con le loro radici provocano la creazione di soluzioni di continuità.
Il degrado funzionale si manifesta invece con la creazione di soluzioni di continuità con localizzazione ed andamento diverso in funzione della forma della volta, con la depressione della struttura in chiave o alle reni. Le cause del cedimento di una volta possono essere intrinseche e legate ad una eccessiva spinta esercitata sulle strutture verticali per difetto costruttivo, o estrinseche, dovute al cedimento degli appoggi e delle strutture di fondazione.
Informazioni sulle volte si reperiscono nella scheda" orizzontamenti", selezionando nel campo elemento, volta. Le schede degli orizzontamenti sono state compilate occasionalmente, quando è stato possibile entrare negli appartamenti e solo per alcuni vani, in cui si riscontravano situazioni particolari di degrado. Poiché non tutte le schede, compilate in sede di rilevazione, si riferiscono ad elementi portanti, ma sono state descritte anche volte in canniccio perché di effetto e valore decorativo, per escludere queste ultime sono stati considerati solo i casi in cui nel campo "materiale" erano state selezionate le voci "pietra" o "laterizio". Il numero di volte oggetto del repertorio (94) è stato ulteriormente limitato in funzione dell'esistenza o meno delle relative immagini digitali. Per la creazione delle schede di supporto del repertorio sono stati selezionati solo i campi ritenuti significativi ad individuare le varie tipologie strutturali ed i diversi stati di degrado, oltre a quelli che permettono la localizzazione dell'elemento. Sono stati aggiunti campi, di cui alcuni ripetono informazioni già contenute nella scheda di rilevazione, per i quali si è però ritenuto opportuno aggiungere o modificare le voci, altri non contenuti nelle schede di partenza, ma utili a specificare o ad arricchire la conoscenza dell'elemento dal punto di vista strutturale, con informazioni, desunte dalle immagini digitali e dal campo "note".
Le strutture voltate sono impiegate nell'architettura minore a livello del piano terreno o dei locali fondi, mentre ai piani superiori gli orizzontamenti sono solitamente solai lignei; nell'architettura di palazzo le volte coprono anche i saloni ai piani nobili:
fig. 5 - distribuzione delle strutture voltate
La diffusione di locali voltati ai piani fondi non si è potuta evidenziare a causa delle difficoltàdi accesso in sede di rilevazione.
Il materiale più largamente usato per la realizzazione di strutture voltate è risultato il mattone (su 94 volte, 92 sono in laterizio); la tecnica è stata desunta per soli quattro casi dalle immagini digitali reative.
fig.6 - tecniche di realizzazione delle strutture voltate
Concordemente con il fatto che sono state rilevate prevalentemente le volte ai piani nobili, la forma più diffusa è quella a padiglione lunettato. Le lunette sono inserite nei tipi di volta che scaricano la spinta in modo continuo lungo i muri di perimetro, oltre che per motivi estetici, per la duplice esigenza di convogliare i carichi per punti e di aprire bucature al di sopra del livello di imposta.
fig. 7 - morfologia delle volte
Le strutture voltate essendo realizzate solitamente in mattoni, ma essendo poste al riparo dalle forme di degrado dell'ambiente esterno, che attaccano invece le murature, risultano interessate in minima parte da fenomeni di degrado materico. In presenza di materiale strutturale in buone condizioni anche le forme di degrado funzionale sono in parte ridotte:
fig. 8 - degrado funzionale delle volte
Gli orizzontamenti piani o solai nel costruito storico sono generalmente localizzati ai piani superiori al primo, sono in legno, a struttura principale e secondaria, o solo secondaria.
Nel primo caso sono costituiti da travi, poste perpendicolarmente ai muri portanti, travetti, in direzione normale a quella degli elementi principali, e tavolato (30 su 41 casi analizzati); nel secondo da soli travetti di dimensioni maggiori rispetto alla soluzione precedente, posti ad interasse ridotto, e tavolato soprastante (4 su 41 casi analizzati).
Le travi principali possono fare le veci delle catene che frequentemente sono annegate nei solai, e concorrere a collegare due muri opposti.
Molto raramente si possono trovare archi di sostegno, in alternanza alle travi principali in legno (vico Noli 1 - 1928001).
Nel caso di locali di luce ridotta il solaio può essere anche semplicemente realizzato con travetti da muro a muro e tavolato superiore. Questa tipologia rispetto a quella precedentemente descritta, presenta l'inconveniente di produrre un'interruzione nelle strutture murarie a causa del ridotto interasse tra un travetto e l'altro.
Sopra il tavolato viene posto uno strato di riempimento ed isolamento o caldana, sul quale è poi posata in opera la pavimentazione vera e propria.
Il materiale spesso è di reimpiego.
Solo in edifici particolari si trovano solai in legno lasciati in vista e decorati, come nel chiostro di S. Lorenzo, in cui il tavolato tra un travetto e l'altro è dipinto. Più frequentemente l'impalcatura lignea è nascosta e protetta dal tradizionale controsoffitto in canniccio (16 su 41 casi analizzati), che può seguire l'andamento del solaio, lasciando in vista la sagoma delle travi, o essere posto sotto il livello delle travi ed avere sviluppo piano o simile ad una volta a schifo, con la parte centale piana e raccordo curvo all'imposta. In presenza di controsoffitto in canniccio, in funzione del suo spessore, la struttura risulta ulteriormente caricata. Un particolare tipo di orizzontamento non inquadrabile in una rigida classificazione e distinzione tra solaio e volta è infine quello a voltine e putrelle, diffuso a partire dall'ottocento soprattutto nell'architettura industriale, poiché economico ed adatto alla copertura di grandi ambienti. E' realizzato da volte a botte in mattoni ad elementi longitudinali o trasversali, estremamente ribassate, affiancate che si impostano su travi a doppio T.
Il degrado dei solai in legno è dovuto principalmente al degrado del materiale.
Gli agenti di degradazione più comuni sono quelli biotici, legati cioé ad organismi viventi. Affinché si verifichi un attacco patogeno è necessaria la presenza contemporanea dell'agente patogeno e lo stato di ricettività del legno. In condizioni di bassa umidità del legno e dell'ambiente sono scarse le possibilità di attacco e sviluppo di organismi biodegradatori (funghi, batteri ed insetti).
Il degrado funzionale delle strutture orizzontali è legato all'inflessione, a causa di eccessivo carico o di impoverimento del materiale strutturale in seguito ad attacchi di insetti, al degrado geometrico degli appoggi e delle fondazioni, che cedendo provocano il distacco del solaio, con furiuscita delle teste delle travi, dai muri portanti di alloggiamento.
Informazioni sui solai si reperiscono nella scheda "orizzontamenti", selezionando nel campo elemento, solaio. Per poter descrivere dal punto di vista tecnologico-strutturale questo elemento si sono selezionati i casi in cui il campo "materiale" ed il campo "tipo" erano stati compilati.
Il numero di solai oggetto del repertorio (41) è stato ulteriormente limitato in funzione dell'esistenza o meno delle relative immagini digitali. Procedendo per scomposizioni si possono individuare sei gruppi di solai differenziati in funzione del materiale e della soluzione strutturale adottati:
fig. 9 - materiale e soluzioni strutturali adottate per la realizzazione delle volte
La tipologia più diffusa è quella di solai in legno a struttura principale e secondaria, senza l'impego di dormienti e di travi catena; il ridotto numero di solai realizzati con tecniche e materiali più recenti è legato ai criteri di rilevazione, per cui la scheda "orizzontamento" è stata compilata solo nel caso di strutture interessanti per la loro qualità o per il loro stato di degrado. Il degrado è strettamente connesso al materiale strutturale e riguarda esclusivamente i solai in legno:
fig. 10 - degrado dei solai
Con balcone si intende una struttura in forte aggetto in facciata costituita da un solaio a sbalzo, e relativo parapetto. Questo elemento contribuisce al carattere architettonico del prospetto, in particolare in rapporto a porte e finestre ed è in questo senso frequente soprattutto in edifici rappresentativi. E' ottenuto con travi o mensole incastrate per tutto lo spessore nella muratura, sulle quali può essere direttamente appoggiata una piattaforma di un solo pezzo anch'essa incastrata e leggermente in pendenza per garantire il corretto deflusso delle acque, o travi trasversali che completano l'ossatura e creano un vero proprio solaio, al di sopra del quale posare il pavimento in lastre sottili. Le mensole, in una soluzione più economica, possono in realtà dissimulare travi, rivestite di stucco. Nell'edilizia minore queste strutture sono realizzate, a partire dall'ottocento, con travi metalliche incastrate nella muratura e sottili lastre in ardesia o marmo a costituire il piano di calpestio. Il parapetto può essere in ferro battuto, trafilato o curvato.
Il degrado dei balconi è legato principalmente al degrado del materiale strutturale, esposto agli agenti atmosferici ed inquinanti (vedi paragrafo 3.1.2). Il corretto e rapido allontanamento delle acque meteoriche è fondamentale per evitare l'impoverimento del materiale strutturale.
I dati relativi ai balconi si trovano nella scheda "orizzontamenti", selezionando nel campo "elemento", la voce "poggiolo". Queste strutture sono diffuse soprattutto nell'architettura che manifesta una volontà rappresentativa di facciata, e quindi nell'architettura di palazzo. Sono stati individuati tre tipi di balconi in funzione del materiale e della tecnica adottati:
fig. 11 - caratteri costruttivi dei balconi
Il degrado sia materico, sia funzionale, interessa limitatamente queste strutture:
fig. 12 - manifestazioni di degrado dei balconi
Le scale dal punto di vista strutturale sono caratterizzate dal tipo di vincolo adottato per gli elementi strutturali, dalla disposizione e dal tipo di sostegni verticali, dal tipo di orizzontamento e dal materiale di cui è costituito. La struttura appoggiata su due o quattro lati può essere costituita da travi o da soletta inclinata; in questa categoria può rientrare anche la scala appesa a cavi di bordo. La scala incastrata si ottiene nello stesso modo rendendo però l'appoggio solidale con i sostegni. Rispetto al tipo di vincolo le scale possono essere infine a sbalzo, costituite da un solaio incastrato su un solo lato, da gradini indipendenti incastrati ai lati, da strutture voltate composite. Quelle più diffuse nel costruito storico sono quelle appoggiate a struttura lignea (253 su 409 casi analizzati), nelle quali qualche trave può essere resa solidale con i sostegni, con il fissaggio ai muri con sogofesa e bolzone (travi catena). Più rara e diffusa solo a partire dall'ottocento la struttura a gradini indipendenti a sbalzo, costituita da lastre di marmo incastrate nella muratura, in alcuni casi sono presenti anche leggeri profilati metallici di supporto.
I sostegni verticali, disposti perimetralmente possono essere continui o puntiformi e la scala può risultare.
L'orizzontamento della scala, può essere piano o voltato, costituito da volte in muratura, da solai con travature longitudinali in legno o ferro, o da solai a sbalzo dal muro perimetrale. I gradini possono essere massicci, costituiti da sole pedate, da pedate ed alzate incastrate ai fianchi.
I materiali più usati nell'edilizia storica genovese sono il legno ed il laterizio, a cui corrispondono due diverse concezioni strutturali e di messa in opera: scale appoggiate e scale a struttura voltata. Spesso l'aspetto esteriore non coincide con la reale consistenza materiale della struttura, poiché all'impalcato ligneo delle rampe sono appese volte in canniccio.
Le scale a struttura portante in legno, le più diffuse prima dell'uso del ferro, sono realizzate con cosciali longitudinali inclinati (due di bordo ed eventualmente uno centrale in funzione della larghezza delle rampe), che poggiano sulle travi di pianerottolo, o con travetti trasversali orizzontali, incastrati nei muri d'ambito della rampa e posti in opera a quote differenti, per fornire supporto al tavolato inclinato. La connessione tra travetti longitudinali e travi di pianerottolo può essere ottenuta con semplice chiodatura o con supporto di elementi metallic (salita S. Brigida, civ. 8). Le tavole sono poste perpendicolarmente rispetto alla direzione della struttura principale, alla quale sono chiodate. Possono essere presenti elementi lignei verticali, di collegamento tra i cosciali di due rampe consecutive dai pianerottoli intermedi a quelli di piano, con funzione di irrigidimento (via di Porta Soprana, 11-13). Alcune delle travi di pianerottolo (travi catena), fissate ai muri con un sistema a bolzone, possono contribuire alla rigidezza della gabbia e della scatola muraria.
Le scale a struttura voltata sono di solito a doppia rampa, in muratura di mattoni, con elemento ad anima che divide le due rampe parallele. L'elemento intermedio può essere costituito da un sistema puntiforme ad archi rampanti e colonne. I tipi di volta più diffusi sono quelle a botte ed a crociera rampanti. Nel caso di volta a botte ed appoggi discontinui vengono create costolonature resistenti in corrispondenza di questi ultimi. Le volte possono essere disposte secondo la larghezza della scala, scaricando sugli archi rampanti laterali, oppure secondo la lunghezza (a collo d'oca), impostandosi sugli archi dei pianerottoli.
La struttura del pianerottolo può essere a stuttura lignea o voltata in muratura (solitamente a crociera o seria di crociere, più raramente a vela). Nel primo caso sono possibili due soluzioni: travi di orditura principale incastrate nei muri d'ambito (di cui qualcuna anche con funzione di catena), struttura secondaria e soprastante tavolato, oppure soli travetti a passo più ravvicinato, e pattame ad essi chiodato.
Il degrado delle scale ricade in quello analizzato relativamente alle strutture orizzontali, si rimanda pertanto ai paragrafi specifici (paragrafi 1.6.1.2 per le strutture voltate, e 1.6.2.2 per quelle piane).
Alle scale è stata dedicata un'apposita scheda di rilevazione. Ogni scala è stata suddivisa in corpi scala in funzione delle proprie caratteristiche, non solo strutturali. Sono stati eliminati i corpi scala per i quali non erano specificati il materiale strutturale e la tecnica costruttiva. La mancanza di dati completi si riflette nell'impossibilità di lettura di una intera scala, composta da più corpi scala, in riferimento all'estensione del civico che vi da accesso, o del corpo in cui si trova.
Anche in questo caso, come già per gli elevati, si è resa indispensabile una ricomposizione dei dati di rilevazione riunendo in voci più articolate i caratteri di un intero corpo scala, passando da 708 record di partenza a 407 finali.
Il confronto del tipo di orizzontamento con il materiale in cui è realizzato evidenzia la presenza di strutture con caratteristiche unitarie e di strutture frutto di sopraelevazioni e modifiche di impianto. I corpi scala completamente a solai in legno, o con struttura voltata in laterizio ai piani bassi e solai in legno ai piani superiori, identificano corpi di fabbrica che non hanno subito pesanti trasformazioni. La soluzione di struttura a mensola, solitamente localizzata ai piani alti ed abbinata ad altre tipologie, individua casi di sopraelevazione ottocentesca.
Le strutture realizzate con tecnica e materiali moderni testimoniano le sopraelevazioni, gli interventi post bellici e di trasformazione, che continuano ad interessare un tessuto in continuo divenire.
L'analisi dei dati, pur fornendo una visione parziale conferma la maggiore diffusione di strutture lignee appoggiate:
fig. 13 - caratteri costruttivi delle scale
Il degrado è legato al materiale ed alla tecnica impiegati. Il degrado materico, legato anche alla presenza di umidità, interessa prevalentemente le strutture in legno, più facilmente degradabili:
fig. 14 - degrado materico nelle scale scale
La riduzione della sezione resistente degli elementi portanti a causa del degrado materico porta anche a manifestazioni di degrado funzionale:
fig. 15 - degrado funzionale nelle scale scale
La copertura costituisce un elemento molto importante nella costruzione di un edificio, essendo ad essa demandata la funzione di protezione della fabbrica dall'acqua e dalle variazioni di temperatura, e quella di struttura di legame dell'intero corpo architettonico. Oltre al ruolo tecnico negli edifici di una certa rappresentatività, assume anche un ruolo estetico.
Riguardo alla forma la prima distinzione è tra tetti con superficie piana e tetti con superficie inclinata. Nel passato i tetti venivano realizzati sempre a falde, solo a partire dal XIX secolo troviamo soluzioni con copertura piana ed eventuali terrazzi arretrati rispetto al filo di facciata. Un'ulteriore distinzione va fatta tra tetti semplici e composti, in funzione della pianta più o meno complessa che vanno a coprire.
Le parti che costituiscono la copertura sono:
Le soluzioni costruttive adottate in ambito ligure sono frutto di esperienze proprie del costruire locale: setti di spina prolungati, a fornire appoggio alla struttura principale, caratterizzata dall'assenza di capriate, alle quali viene preferita un'armatura di travi in legno continue orizzontali e manto in abadini di ardesia, posto su un tavolato che assume ruolo di legame ultimo della struttura.
La creazione di terrazzini di falda o di colmo si ottiene con la costruzione di strutture in laterizio, a pilastrini, o a castello, sulle quali posare la piattaforma di calpestio.
In tetti piuttosto pendenti, è presente il muretto d'attico, con la duplice funzione di protezione a chi accede per riparazioni alla copertura, e di verticalizzazione delle spinte.
Per la descrizione della struttura di tetti piani si rimanda al paragrafo relativo agli orizzontamenti ed in particolare ai solai. L'unica variante nella realizzazione di un solaio piano a tetto, rispetto a quelli degli altri piani, consiste nella posa in opera di uno strato impermeabilizzante sottostante la pavimentazione. Naturalmente il passo degli elementi strutturali principali e la finitura sono in funzione della praticabilità della copertura.
Le forme di degrado pricipale delle strutture di copertura sono legate al degrado materico, e poiché nel costruito storico sono solitamente in legno si rimanda al paragrafo, in cui questo aspetto è stato trattato (paragrafo 1.6.2.2) .
Le informazioni relative alla copertura sono raccolte in un'apposita scheda. I campi relativi alle informazioni strutturali, nella maggior parte dei casi non sono stati compilati (solo 139 su 815 casi rilevati). Il degrado é stato rilevato limitatamente al manto di copertura.
I dati confermano la netta prevalenza di coperture a falde (95 su 139) con struttura portante in legno ed individuano quattro grandi gruppi:
fig. 16 - caratteri costruttivi delle coperture