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IV. I temi della ricerca


IV. I TEMI DELLA RICERCA

1. Aspetti di storia urbanistica

1.1. Caratteri generali delloperazione

L'operazione d'insieme, qui consegnata nella sua fase d'impianto, è intesa soprattutto a ristabilire l'equilibrio descrittivo utile ad una operazione di riscatto ambientale; rispetto a questi fini inaugurali i limiti sono particolari -- di prima presa d'atto -- tanto che si traducono in una lettura temporanea dei dati, via via maturabile con ampliamenti quantitativi e approfondimenti tematici.

Nei quattro rapporti precedenti -- dinnanzi ad incroci di fonti diverse -- abbiamo avvertito più volte il lettore indicando gli espedienti adottati perchè l'insieme fosse coerente e affidato ad una configurazione flessibile, su carte di inventario a tematica duplice per sollecitare il lettore a successive scelte di conoscenza documentaria e di sintesi critica.

Ciò non toglie che si sia adottata una piattaforma di dati congrui, compatibilmente con le fonti disponibili e con la possibilità di risalire da quelli attuali sino alla fine del sec.XVIII, cioè sino all'ultima immagine -- proprietaria e di uso -- di ançien régime.

Assieme alla costruzione di una cartografia particellare seriale, correttamente accertabile (1810-1995) e collegata con ipotesi autorevoli sull'età moderna e sul tardo Medioevo (1414-1656), il caricamento su sistema informativo del Catasto 1907 e dell'Estimo 1798 -- ancor che non utilizzati compiutamente -- compone una piattaforma di inequivocabile utilità per le operazioni iniziali che, in prima approssimazione, utilizzeranno le basi di dati trasferite nella serie cartografica qui allegata.

Ricordiamo cioè al lettore che l'operazione, fondata su un collegamento a ritroso di fonti dirette e indirette (da edifici a documenti a edifici precedenti), rimane comunque una lettura `in fieri' e così occorre accettarla nell'impiego quotidiano sapendo di ritrovarvi quella certezza incerta che rimane la conoscenza della città costruita.

A titolo personale osserverei soprattutto che, quando pure raggiungessimo -- ad ogni istante di lettura complessiva -- una impossibile documentazione esauriente di tutti gli avvenimenti, ci mancherebbe sempre la percezione di come il loro convergere sfalsato incida sempre, e in un batter d'occhio, sulla natura reale e su quella configurazione del `luogo' che non si può percepire soltanto esternamente.

Coscienti di questo ruolo del tempo, che trasforma qualsiasi edificio in un oggetto diacronico, abbiamo seguito una metodologia che si giustapponga al pesante effetto dipassato, condizione quotidiana di ogni `centro storico' -- come si usa chiamare in Italia -- o di ogni `città vecchia', come preferiamo dire per molti ragioni. E, poichè la condizione quotidiana è anche ambiente di vita incidendo più di ogni altro fattore sul tasso dipassato, in modo analogo leggiamo i dati contemporanei -- pur se validati da sopralluogo -- non foss'altro per l'esperienza e la rapidità degli stessi processi di trasformazione cui abbiamo assistito negli ultimi tre anni conducendo questa operazione.

1.2. Aggiornamento dei dati generali

Come osservato nel Rapporto intermedio (cap. 3), ad una migliore definizione dei caratteri edilizi illustrati in quella sede corrisponde oggi anche una maggiore quantificazione delle unità, cioè del peso volumetrico ed anche di quello paesistico, così come emergono dalle carte delle tipologie (e delle unità aggregative) proprio a partire dal confronto elementare fra distribuzione degli interventi edilizi e di quelli lottizzativi dove sono questi ultimi che disegnano le zone urbane in cui svolte epocali hanno lasciato il segno di profondi cambiamenti.

Nell'attuale città vecchia si possono così ripercorrere le diverse città che essa contiene, viste dentro e fuori come insiemi di case, come appaiono agli occhi di chi vuole interrogare con attenzione questa eterna duplicità senza il protagonismo dei monumenti; per un certo tempo dovremmo tuttavia accontentarci di una revisione `a tavolino', in attesa di una sistemazione dei dati estratti dai grandi documenti scritti orizzontali che si sono inseriti in ogni scheda, oltre che di più lontani esiti della ricerca universitaria interessata a questi temi.

Dopo un accertamento più completo degli interventi strutturali avvenuti nell'ultimo secolo, che possiamo ricavare dalle carte degli Uffici comunali e del Genio Civile, può ripartire una consistenza meglio percepibile del solo sguardo.

Quanto alla somma provvisoria delle epoche ravvisabili nei 1553 corpi (v. tav. 2), come già accennato nel Rapporto intermedio (n. 4) è certa la presenza più che evidente degli ultimi due secoli (829 pari al 53,40 %), seguita dai secoli dell'età moderna (655, 42 %) e da una coda di corpi chiaramente attribuibili ai secoli medievali (59; 3,79 %).

A confronto l'epoca antiquaria rilevata soprattutto all'esterno, in 519 dei corpi esaminati, riguarda appena 358 casi; insomma soltanto un quinto di tutti i corpi rivela elementi di costruzioni precedenti sottolineando quanta prudenza sia necessaria se si vorrà intervenire nei restanti quattro quinti.

Finalmente definiamo in cifre, è il caso di notarlo, il peso di una stratificazione sempre affermata e mai poggiata su riscontri quantitativi; sarebbero per altro osservazioni sterili se non sapessimo l'efficacia di risultati estraibile dagli incroci di queste carte di inventario, soprattutto se dimenticassimo quanto contribuisce l'intera carrellata ad evocare caratteri, qualità e stato del soggetto principale costituito dall'insieme dei palazzi di età moderna (v. tav. 9).

In un certo senso la carta delle residenze nobiliari anticipa quanto già affermato circa un anno fa, in appendice al Rapporto n.2, rispetto all'effetto che può ricadere sulla immagine esulla conservazione di tutta la città vecchia, attraverso la ricognizione attenta, la segnalazione promozionale e il consiglio degli Uffici sull'intero sistema dei palazzi iscritti nei `rolli' dell'ospitalità pubblica a partire dal XVI secolo.

Dal punto di vista di una sintesi temporanea è tutto ciò che lo storico può suggerire dall'esito di questa campagna di rilievi, fotografie e trasferimenti informatici.

1.3. La città di palazzi, alcuni fenomeni rilevanti e significativi

Per scrupolo mi limito a ricordare che da un punto di vista generale gli esiti più rilevanti -- già indicati nella rassegna quantitativa sui tipi e le epoche -- sono i processi che, nell'intero manufatto urbano della città vecchia, discendono dalla lunga persistenza della grande proprietà nobiliare e di Enti assistenziali come l'Albergo dei Poveri.

Come si dice più volte in questa sede, la monumentale presenza dei palazzi di età moderna -- nonostante le trasformazioni -- regge con dignità la brutale contiguità con l'edilizia da pigione degli ultimi due secoli, ma con tutto ciò non si debbono rimuovere processi fondativi o trasformativi tuttora visibili, originali ed altrettanto e meritevoli di richiamo come alcune lottizzazioni medievali (sec.XIII) e i palazzetti di fine `400, l'edilizia da pigione (primi decenni del sec.XVIII e alcuni `campioni' del XIX), la periodizzazione delle sopraelevazioni negli stessi palazzi nobiliari dei `rolli'.

Insomma, lo si afferma con la dovuta solennità, è giunto il tempo di pubblicizzare la rivelazione di un fenomeno unico in Italia dove la civiltà del palazzo postmedievale si fa cultura ambientale dominante e sistema di pubblica ospitalità, mentre nello stesso tempo riordina le gerarchie visibili di una città che non ha rettifili, salvo le due `strade Nuove' cinque-seicentesche.

A fronte di questo patrimonio eccezionale i manufatti degli altri processi edilizi chiedono di essere rilevati compresi e rimessi in vista, a partire da questa illustrazione, perchè si ristabilisca una lettura più equa della scena urbana e delle conseguenti possibilità di intervento. (e. p.)

2. Considerazioni finali sui dati di archeologia del costruito e di degrado dei materiali

Il completamento del rilievo non ha fornito a prima vista nuovi caratteri che modifichino sostanzialmente le osservazioni generali già fatte nelle relazioni precedenti. E' possibile, invece, approfondire la quantità e la qualità delle informazioni ricavabili dalle schede.

L'elevato numero di dati, raccolti in ogni scheda del sottoprogetto 2-3, e la varietà dei loro contenuti indica già di per sé stesso una notevole quantità di informazioni. Sarebbe tuttavia assai limitativo aspettarsi che nella scheda di una certa casa figurino soltanto tutti gli elementi storici, architettonici e strutturali, comunque noti.

Le caratterizzazioni dell'edilizia del centro storico di Genova non sono costituite né dalla somma dei dati di ogni scheda (edifici, elevati, coperture, ecc.), né dalle due voci di categoria (tipo connotativo e tipo attuativo). Queste ultime, in particolare, sono state introdotte sulla base della complessità classificatoria già evidenziata dagli storici delle città, affinché gli stessi rilevatori fornissero in sito una loro valutazione di sintesi. Le caratterizzazioni possono essere molte di più , anche con scopi imprevisti dallo stesso programma di schedatura, purché si chiedano informazioni incrociando dati differenti, ritenuti significativi in base a problemi che possono emergere nel corso della stessa schedatura, o anche molto dopo.

Non esiste di fatto un numero limitato di problemi che sia in grado di dare risposte utili a tutti i casi reali. La realtà è prodotta da molti fattori (storici, tecnici, estetici, funzionali, di degrado, ed altri) che interagiscono, dando luogo ad una quantità di combinazioni che aumenta in modo esponenziale rispetto alla quantità dei fattori stessi (tutte le possibili combinazioni fra cinque fattori sono 120, fra dieci sono 3.628.800). Non esiste neppure la possibilità di avere, per ogni caso reale, una visione complessiva di tutti i suoi fattori. E' solo possibile accedere alla conoscenza della realtà per singoli problemi (immagine esterna o interna, rischio di umidità da degrado dei materiali di superficie, ecc.), che possono essere affrontati incrociando dati appartenenti anche a punti di vista tra loro differenti a livello di schedatura purchè siano abbondanti e rappresentativi di molti punti di vista, onde permettere numerosi generi di combinazioni incrociate.

Le banche-dati sono nate, invece, per poter porre anche domande non contemplate nella schedatura e per poter sapere rapidamente quali caratteri di un manufatto siano determinanti ai fini di risolvere uno, o più problemi messi a confronto, dipendenti da più fattori interattivi (ad esempio: vantaggi e svantaggi igienici di determinate strutture storiche; compatibilità strutturale, funzionale ed architettonica di impianti moderni). Si tratta quindi di un sistema complesso, dove nulla è prevedibile e nulla è perfetto, ma che permette la ricerca abbastanza veloce ed oggettiva della soluzione meno imperfetta, non basata cioè solo sul parere di qualcuno.

E' chiaro che una banca-dati non è uno strumento informativo direttamente usabile da parte del pubblico, come potrebbe essere un'anagrafe; i suoi vantaggi non sono tuttavia solo quelli di poter cambiare quando si voglia i modi di porre le domande, e di affrontare quindi i problemi della realtà complessa, tenendo conto proprio della loro complessità strutturale, ma anche altri, come l'individuazione a priori dei problemi predominanti ed il riciclo dei risultati raggiunti.

Nel primo caso, disponendo infatti di una raccolta di dati effettuata sull'intero complesso di manufatti oggetto dell'osservazione, anche se ogni caso ha certamente problemi particolari o una diversa sequenza di problemi in ordine all'emergenza, è possibile verificare, prima ancora che la banca-dati diventi un servizio, i problemi più frequenti che maggiormente incidono sui vari generi di vivibilità e di valore degli immobili.

Per quanto riguarda il riciclo dei risultati raggiunti, è sufficiente che la banca-dati venga continuamente aggiornata, a mano a mano che viene impiegata al servizio di casi singoli. L'aggiornamento può riguardare tre livelli:

  1. la registrazione delle variazioni introdotte dagli interventi, al fine di evitare che dopo qualche decennio la banca-dati sia troppo invecchiata;

  2. le eventuali correzioni da apportare alle valutazioni fatte durante la schedatura, in base alle analisi puntuali di cui si è detto sopra;

  3. il collegamento ad una scheda riguardante i risultati ottenuti dagli interventi effettuati (potrebbe essere la continuazione del sottoprogetto 4), onde migliorare gli schemi operativi al servizio degli utenti. (t. m.)

2.1. Avvertenze generali

Come si è sperimentato nella creazione e nella fruizione di banche-dati già funzionanti (Atlante delle tecniche murarie delle aree sismiche dell'Italia settentrionale, Ministero BB.CC.AA.; Cronotipologie delle aperture storiche, Istituto di Storia della Cultura Materiale; Caratterizzazioni mineralogiche delle ceramiche antiche, Piano finalizzato BB.CC. del C.N.R.), quando i dati raccolti per ogni manufatto superano il numero di cinquanta, raggruppati in più di quattro punti di vista, è difficle elaborare velocemente categorie ed incroci di informazioni senza una minischeda-guida che riassuma i caratteri dominanti: quelli cioè che risultano essere, alla fine della schedatura, i caratteri prevalentemente utilizzati nelle prime fasi di ogni elaborazione.

Fra le elaborazioni di dati restituibili su tavole di tutto il centro storico, per quanto riguarda il punto di vista archeologico, è possibile distinguere quelle inerenti alla lettura storica dei manufatti reali, da quelle che riguardano lo stato attuale dei loro materiali (come nella Legge 25/87 della Regione Liguria).

Per il primo aspetto i dati che più contano, al fine di caratterizzare storicamente edifici che hanno subito trasformazioni più o meno rilevanti nel corso dei secoli, devono tenere conto di diversi valori: quanto l'epoca rappresentata dall'edificio sia presente nel contesto totale; quale tipo di importanza o di rarità avesse l'edificio stesso nella sua epoca; quanto sia ancora comprensibile allo stato attuale l'edificio originale, quale importanza architettonica abbia ancora a prescindere dalla sua storia. Sembra che sia impossibile rappresentare contemporaneamente tali valori tenendo conto di tutte le parti della costruzione. Si è pensato perciò di fornire una valutazione della facciata principale, ed una del sistema atrio-prime rampe di scale: le parti cioè che costituiscono l'impatto e l'immagine avvertibili da chi passa e da chi entra, mentre non si hanno dati sufficientemente estesi per quanto riguarda gli impatti interni alle singole abitazioni, che possono cambiare molto anche nell'ambito di uno stesso edificio.

Per le facciate, ad esempio, un valore storico può essere desunto combinando con i dati sulla proprietà immobiliare, i dati riguardanti le finiture delle superfici piene, ed un altro dai dati relativi alle aperture ed ai loro contorni. Per l'atrio e le scale, il valore può essere tratto dalle loro dimensioni, dalla pendenza e dai tipi di parapetto della prima rampa, dall'architettura dei soffitti, e dalle finiture dei pavimenti e delle pareti. A tale proposito è stata realizzata una carta preliminare in cui sono stati raccolti solo alcuni dati sui tipi di rivestimento delle facciate e sui caratteri dell'atrio di ingresso, in modo da evidenziare gli edifici che hanno mantenuto nel tempo caratteristiche di integrità, relativamente alle parti comuni più rappresentative, e la gerarchia dei percorsi, sottolineata dalla posizione degli accessi.

Per quanto riguarda lo stato attuale dei materiali è importante approfondire sui dati esistenti i problemi dell'umidità, di cui sono già stati presentati i primi esperimenti di carta-tematica. Si è visto, ad esempio, che è possibile migliorare l'analisi in due direzioni: 1) caratterizzazione dell'umidità esistente; 2) rischio di umidità da acqua battente. La prima analisi tiene conto dei dati raccolti secondo due raggruppamenti: localizzazione fisica dell'umidità e probabili cause. La seconda analisi si basa sullo stato dei rivestimenti protettivi (coperture ed intonaci) e degli impianti di raccolta e di smaltimento delle acque piovane.

Una lettura generale della nuova carta sulla localizzazione e sulle cause dell'umidità, senza ricorrere a conteggi veri e propri, dimostra chiaramente che circa la metà delle case del centro storico di Genova, ad un'osservazione sistematica delle facciate, dei negozi, degli atrii, delle scale, e di qualche appartamento, soffre qualche problema di umidità.

Tale fenomeno non è prevalente in qualche particolare settore del centro storico, nonostante questo sia sviluppato su terreni geomorfologicamente e idrogeologicamente assai differenti: colline rocciose, terrazzi e pendii argillosi, vallette con rivi, piane alluvionali e costiere. Si può interpretare questa prima osservazione generale dicendo che fra le cause prevalenti dell'umidità non vi sono: la mancata esposizione all'areazione e la presenza nel sottosuolo di particolari falde acquifere.

In un terzo circa degli edifici rilevati come affetti da umidità, non è stato possibile indicare la causa o le cause (grigio) e si è potuto rilevare solo le localizzazioni del fenomeno: prevalenti sono quelle diffuse, le cui cause sono ovviamente meno evidenti. Anche questo sotto-gruppo è presente in tutto il centro storico; ed è quasi assente solo nella zona di via Lomellini-via del Campo.

Fra le cause determinanti, un quarto circa, è attribuito alle cause multiple o concause (rosso): queste sono presenti in tutti i settori, con una certa prevalenza in quello di via Cairoli-via Garibaldi.

Un quinto delle cause è attribuito a perdite localizzate degli impianti (viola); un decimo scarso ad acque pivane non raccolte per cattiva manutenzione (rosa); soltanto il 3% è stato attribuito ad evidente cattivo stato delle coperture (giallo), che non esclude ovviamente piccole perdite interne dei tetti agli ultimi piani, dove raramente è stato possibile entrare. Le tre cause derivanti da mancata manutenzione, ora descritte, che coprono un terzo circa dei casi con cause determinate, risultano anch'esse diffuse in tutto il centro storico, come era logico aspettarsi.

Un'osservazione particolare merita l'umidità da condensa, che è stata rilevata solo in tre casi (azzurro): trattandosi di un fenomeno interno alle abitazioni, le osservazioni in queste parti degli edifici sono state, come è noto, assai limitate, e non sempre la condensa si riconosce come causa evidente senza ricerche specifiche, per cui molti casi possono essere confluiti nel gruppo delle cause indeterminate.

Nel 40% delle cause osservate è presente l'umidità di risalita: da sola, o mescolata a perdite (tre gradazioni di verde). E' interessante la distribuzione di questo fenomeno: quasi assente sulla collina di Castello, è presente in tutti gli altri settori, con una predominanza in quelli di via Luccoli e via del Campo. In questi settori potrebbe essere spiegabile con la presenza di una falda, che è possibile verificare, ma in altre aree alluvionali, come le vallette dei Giustiniani e dei Luccoli, tale concentrazione non esiste, ed edifici affetti da umidità di risalita sono quasi sempre in mezzo ad altri che non presentano tale fenomeno. E' stato dimostrato però con il sottoprogetto 11 di Civis Ambiente che le risalite possono essere determinate anche dalla presenza di cisterne che mancano da cento anni di manutenzione e dalla discesa nelle fondazioni di acque piovane dalle strade e dai cortili(t. m. - r. v.)

2.2. La Carta di localizzazione dell'umidità

Una parte non trascurabile dei degradi che inficiano la durabilità e la salubrità degli edifici è dovuta alla presenza impropria di acqua, dannosa sia per i materiali, in quanto agevola l'innesco in essi di fenomeni che ne riducono la resistenza meccanica e la durabilità, sia per l'uomo, in quanto crea condizioni di insalubrità all'interno degli ambienti di abitazione. Si è ritenuto pertanto utile creare una carta tematica, eseguita per corpi, che evidenziasse le cause e le localizzazioni dell'umidità nella città vecchia.

I corpi in cui non è stata rilevata la presenza di umidità risultano internamente bianchi, mentre quelli in cui è stata riscontrata umidità sono campiti con un colore.

La carta è stata eseguita, sulla base della scheda 1.edifici, incrociando i dati relativi al campo causa umidità con quelli relativi al campo localizzazione umidità.

I colori dei corpi rappresentano le cause e sono stati scelti in modo da evidenziare fenomeni simili o comunque assimilabili (ad es. le tre voci relative alla risalita sono tutte rappresentate dal colore verde, in tonalità differenti).

Sono state evidenziate cinque cause dell'umidità, tutte ugualmente dannose e capaci, a seconda dell'entità, di rendere inabitabili i locali affetti:

Spesso accade che più cause concorrano a determinare lo stato di umidità di un manufatto, pertanto sono state considerate alcune voci miste (risalita e perdite localizzate, risalita ed acque non raccolte); inoltre l'indicazione cause multiple individua la concomitanza di più cause e pertanto lo stato di grave umidità che si manifesta con più fenomeni. Laddove non è stato possibile determinare, con ragionevole sicurezza, le cause dell'umidità è stata inserita la voce cause indeterminate.

L'indicazione delle localizzazioni dell'umidità, mediante simboli sovrapposti ai colori, se da un lato contribuisce ad una verifica della rilevazione (ad es. se la causa è risalita la localizzazione dovrà necessariamente essere individuata al piano terreno dell'edificio), dall'altro aiuta a comprendere l'entità del fenomeno e la sua distribuzione all'interno del manufatto. Per non frammentare troppo la distribuzione nell'ambito dello stesso edificio, alcune scelte, presenti nel campo localizzazione umidità della scheda 1.edifici sono state unite (ad es. fondi, locali a piano terra ed atrio, nella scheda sono tre scelte distinte). Particolare attenzione va infine alla localizzazione diffusa che indica situazioni gravi dove l'umidità si manifesta in più punti(r. v.)

3. L'indagine statico-tecnologica

3.1. Considerazioni sullo stato dellanalisi strutturale

A conclusione del lavoro svolto con i colleghi Poleggi e Mannoni ed i ricercatori tutti per la mappatura degli edifici del Centro Storico Genovese, nei settori di competenza, e prima di esporre e commentare i risultati prodotti dall'indagine strutturale a me affidata, ritengo utile riproporre alcune considerazioni espresse nei primi rapporti; considerazioni ed ipotesi che mi derivavano da passate esperienze diagnostiche sulla città vecchia e che i dati via via emersi dai rilevamenti sui molti edifici, pur nei preventivati limiti delle modalità d'indagine impiegate, non hanno certo smentito ma confermato a pieno.

Dopo tale prolungata, estesa verifica sul campo vengo a dire di nuovo che

...la lettura statico-tecnologica di un edificio del Centro Storico si può fare esclusivamente entrando in contatto diretto con l'edificio medesimo, toccando con mano i suoi componenti strutturali e verificandone lo stato nel disegno d'assieme che li governa e li assembla nel formare la maglia resistente. Inoltre, una lettura fatta per individui singoli -- contraddistinti per numero civico o proprietà -- non è sufficiente dal punto di vista statico in quanto, sia in origine che per contatti divenuti sempre più stretti tra i componenti è opportuno considerare gli edifici come parte integrante, anelli, di una catena strutturale unica. Al tempo stesso, ogni individuo ha una storia sua propria, è frutto oggi di una serie di vicende più o meno naturali, manomissioni diciamo pure, che lo hanno segnato in modo del tutto diverso da un altro, anche se i caratteri iniziali, materiali e tecniche costruttive con cui è stato realizzato, potevano essere gli stessi. Lettura individuale dunque, ma nel contesto di una maglia resistente unica che accorpa spesso i manufatti anche al di là delle discontinuità spaziali dei vicoli e dei cavedi....

Altro dato emerso è che recenti interventi manutentivi, quando eseguiti da privati nella più completa ignoranza della statica del loro alloggio e di quelli adiacenti, siano serviti solo a rimandare i veri problemi ed a celare momentaneamente situazioni di disagio strutturale se non le hanno addirittura peggiorate.

Nelle schede l'aspetto strutturale di ogni edificio è stato evidenziato dalla descrizione dei suoi propri componenti (posizione, ruolo, connessioni, ecc.), tenendo in debito conto, quando possibile, le interreazioni con i limitrofi e da quelle del loro stato di degrado, funzionale e materico.

Non potendo però, per le obbiettive difficoltà più volte segnalate fin dall'inizio, visionare in modo diretto e ravvicinato tutti i manufatti delle zone in esame, penetrando al loro interno, come ci auguravamo di poter fare, si è eseguita una lettura dall'esterno e nel corpo scala, cercando, ove presenti, di cogliere segnali e sintomi di quel malessere globale o localizzato che anteporrebbe l'intervento sulle compagini portanti ad ogni altro (tetto, facciata, impianti, ecc.) in un eventuale programma di recupero dello stabile da parte dell'utenza.

Questo è il senso di questo tipo di mappatura che individua quei problemi -- raccolti sotto la voce del degrado strutturale -- che, qualora non risolti per primi, renderebbero vani o quasi gli interventi su altre parti del manufatto.

3.2. La carta del degrado statico

Come già detto, per ogni edificio -- individuato dall'attuale numero civico che ne configura anche, nella quasi totalità, la maglia strutturale -- viene compilata la scheda diagnostica che descrive l'impianto statico e le condizioni dei suoi componenti (ove possibile ovviamente).

La somma di alcuni fattori puntuali, o segnali di carenze rilevate su singoli componenti la maglia, possono portare ad un giudizio complessivamente negativo sulla stessa e configura quindi l'edificio come affetto da degrado strutturale. La visualizzazione di tale giudizio viene espressa nella mappatura specifica con colori differenziati dal rosso, al rigato rosso, verde, rigato verde, grigio, che corrispondono a livelli diversi di tale degrado.

Per meglio comprendere dirò che:

  • colore rosso
    edificio in cui i problemi strutturali generalizzati sono prioritari;

  • colore rosso rigato
    edificio (di solito limitrofo ad un rosso) che richiede un approfondimento di diagnosi strutturale globale. Potenzialmente rosso;

  • colore verde
    edificio con problemi strutturali localizzati e non globali;

  • colore verde rigato
    edificio con problemi strutturali localizzati da approfondire;

  • colore grigio
    edificio in cui non sono emersi problemi strutturali o per loro assenza o per impossibilità oggettiva di rilevarli.
  • E' evidente che i casi intermedi alle cinque categorie di giudizio sono numerosi ma ho preferito, a scapito di differenziazioni più acuite, optare per una rappresentazione semplificata anche per l'impossibilità di andare a fondo nella raccolta dati. In breve, non tutti i rossi, non tutti i verdi, rispecchiano oggi situazioni identiche e di degrado strutturale di egual peso; ad una successiva fase diagnostica, che esamini tutti i componenti del disegno portante dell'edificio ed il loro stato, il compito di essere esaustiva e differenziata.

    3.3. Sintomi e manifestazioni del dissesto

    Vengo ora ad esporre i segnali che, se presenti nelle compagini di un edificio -- naturalmente e soprattutto differenziati anche per entità del fenomeno -- individuano presenza di degrado strutturale espresso dal colore rosso.

    Interpretare tali sintomi ed altri, valutarne l'importanza per estensione, ma soprattutto per collocazione all'interno del tessuto edilizio, metterli a sistema, correlarli al costruito e tra di loro, significa esprimere poi un giudizio in merito al degrado strutturale che si differenzia nelle categorie prima individuate con colori diversi, se pur in modo semplificato.

    Ogni segnale di sofferenza assume -- mi preme sottolinearlo di nuovo -- un significato differente, è più o meno importante, a seconda dell'ambito in cui si manifesta, oltre al come; questo significa correlarsi al costruito ed alla situazioni reali in essere.

    Ci è sembrato inoltre utile segnalare anche quali edifici siano e siano stati oggetto di interventi globali da parte di Enti pubblici , società immobiliari, o privati operatori, che abbiano percorso, nell'iter progettuale che precede la fase operativa, anche quella di indagine, almeno sull'aspetto materico completo del manufatto. Al di là di giudizi di merito sull'operato si è ritenuto che i problemi strutturali, qualora presenti, siano stati presi in esame e risolti per primi quale garanzia all'intero iter edificatorio, nonchè a quello commerciale.

    Tali manufatti, qualora individuati, sono contraddistinti nella carta tematica da una bandierina gialla.

    Come naturale completamento alla schedatura è stato inoltre prodotto un abaco degli elementi strutturali che caratterizzi e presenti gli edifici del Centro Storico attraverso i componenti originali, con esclusione quindi di quanto e cosa è stato inserito in interventi postumi e relativamente recenti.

    Concludo, riprendendo in breve quanto espresso con molta chiarezza dal collega Mannoni al recente Convegno Governo urbano e Città vecchia e confermo che la schedatura, per le difficoltà già più volte evidenziate, non è potuta essere un'analisi puntuale di ogni edificio e che, come tale, ha prodotto una banca dati con cui verificare le problematiche più ricorrenti all'interno degli alloggi e nel tessuto urbano; essa non è quindi un catalogo ove trovare risposte esaurienti ed immediate ad ogni singolo problema posto dal privato cittadino.

    L'aggiornamento continuo di tale banca dati con i risultati puntuali che via via emergono ed emergeranno dalle singole analisi complete non sarà soltanto un arricchimento della stessa ma un mezzo per renderla operativa.

    (a. b.)


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