2.2. Il modello di rilevazione

Il riferimento fondamentale del contratto di ricerca, il modello che distingueva tre fasi, due di ricognizione ed una di sintesi, a loro volta articolate in otto diverse macroattività, è stato lungo questa prima fase trasposto in attività operative: la raccolta dei dati esistenti su supporto cartaceo, il recupero di dati già informatizzati (il lavoro a tavolino), la ricognizione sul campo, con il tentativo di connettere i dati storici e proprietari acquisiti durante la prima fase agli elementi della lettura archeologica ed all'analisi degli elementi statici dell'edificato.

a) Gli elementi di identificazione

In particolare, ci sembra necessario ribadirlo, gli elementi di identificazione di ogni singolo edificio, sia esso un numero civico (civico attuale, civico di antico regime) o un toponimo, sono frutto di un complesso lavoro di attribuzione e di riconoscimento che non può prescindere dalla disponibilità di un sistema di cartografia informatizzata (e, ancor più, di un sistema di mappe sovrapposte. Una ricognizione che, pur condizionando tutte le fasi successive, è frutto della trascrizione delle fonti archivistiche (sia grafiche che scritte), e della loro articolazione geografica.

Si tratta quindi di una attività (troppo pomposamente definibile come `georeferenziamento' dell'indirizzo) che attraversa tutte le altre nella semplice forma dell'attribuzione di un codice edificio attuale, ovvero nella connessione, ad esempio, dei numeri civici d'antico regime (per quartiere, secondo una tradizione amministrativa ancora presente a Venezia), a quelli `alla francese', per via; numerazione che trova notevolissime difficoltà ad affermarsi. Sono i Piemontesi a realizzare dopo oltre un ventennio dalle prime proposte, una soluzione indicata dall'amministrazione napoleonica.

Il codice toponomastico utilizzato è, come da tempo abbiamo indicato, quello del Comune di Genova, un codice costituito dal codice strada e dal numero civico, eventualmente affiancato da una lettera. Anche quando non indicato tale informazione accompagna ciascuna delle trascrizioni documentali e ciascuna delle rilevazioni sul campo. Ciò proprio ad indicare la precisa attribuzione topografica di ogni informazione tratta dalle fonti scritte.

b) La proprietà

Abbiamo più volte definito, anche in scritti recenti, la proprietà come quell'elemento di lettura dell'edificato capace di coniugare fattori interni (i materiali, le tecniche, l'ubicazione), con i fattori esterni (le leggi ed i regolamenti, l'assetto locale dei fattori di produzione e di consumo, le politiche e le strategie dei principali attori sociali).

Proprio nell'integrazione fra condizioni di proprietà e condizioni d'uso, emerge quella cultura abitativa che molto opportunamente si è proposto di analizzare come il contesto principale di realizzazione dell'opera, una sorta di sovracommittenza che si pone alla base delle regole di comportamento collettivo, come delle strategie di controllo della collettività, come ancora delle attività di promozione (di committenza appunto) dei diversi operatori privati. Una condizione che è anche elemento di definizione, risposta concreta ai bisogni e modalità della loro manifestazione, ancor prima che riferimento per ogni trattamento amministrativo del bisogno.

Come distinguere infatti le grandi opere edilizie del secondo Seicento dalla presenza di un Albergo dei Poveri, luogo di patronage, ma anche serbatoio di compensazione per quella mobilità verso il basso che tanta parte avrà nella letteratura dei secoli successivi?

E' la lettura della proprietà alla fine dell'antico regime (Estimo del 1798) e dopo l'Unità d'Italia (Catasto unitario) a caratterizzare fortemente le modalità di gestione del patrimonio immobiliare della città vecchia. Sapere che già alla fine del XVIII secolo un edificio era stato destinato a residenza popolare e frantumato in piccoli alloggi di bassissima qualità (come emerge dal Censimento dei parroci, 1804), oppure notare la continuità di valutazione di alcuni beni (ad esempio verificandone la fortuna commerciale attraverso le professioni degli abitanti nel censimento 1871) significa anche poter avanzare ipotesi dotate di notevole solidità, sia in termini di qualità e frequenza della manutenzione, sia in termini di aggiornamento degli impianti, sia infine rispetto alla tenuta complessiva del patrimonio edilizio. Non meno delle informazioni contemporanee, quelle storiche mostrano una propria attualità nella stratificazione dell'oggetto edilizio. Se si può far storia del medio evo attraverso le sue abitazioni, tanto più la loro storia è pertinente alla loro conservazione, valutazione, aggiornamento.

E tale ricognizione viene naturalmente eseguita attraverso la trascrizione delle fonti fiscali o di quelle censuarie che, come si nota in altra parte di questo rapporto, è ormai vicina alla conclusione.

Certamente numerose sono le fonti suppletive, che riserveremo alle ricerche future, alle letture di dettaglio necessarie ad ogni corretto progetto di restauro o di conservazione; quelle raccolte nell'ambito delle attività del Contratto di ricerca sono soltanto, come più volte ripeteremo, solo elementi preliminari ma indispensabili alla conoscenza estensiva del patrimonio edilizio della città vecchia.

c) La consistenza del patrimonio

Attraverso la descrizione contenuta nelle fonti scritte è possibile determinare la condizione e la consistenza stessa dell'edificato, comprendere cioè come rilevante parte delle sopraelevazioni operate su grandi edifici di età moderna non risalga a periodi recenti, e quali siano, fra gli altri gli interventi più probabilmente operati senza la necessaria conoscenza delle pratiche costruttive e dei comportamenti delle strutture di antico regime. Numerosi sono infatti gli interventi del secondo ottocento, ma più ancora quelli, numerosissimi, effettuati dopo il secondo dopoguerra, a costituire occasione di degrado strutturale, talvolta parzialmente reversibile ma comunque incompatibile con la sicurezza.

Fare i conti con questo patrimonio, senza demonizzare in toto i suoi incrementi recenti, significa poter depurare le valutazioni pubbliche e le strategie private da volumetrie che devono essere ridotte, pena la loro totale scomparsa o nei casi migliori l'insuccesso economico delle operazioni edilizie quando non persistenti attentati alla sicurezza dei cantieri ed alla salvaguardia degli abitanti.

Ma riconoscere questo patrimonio significa anche ridisegnare la geografia della città vecchia, od almeno porre gli elementi di base di tale nuova configurazione. Significa anche migliorare la qualità della ricognizione sul campo.

Si è spesso affermato che il Centro storico è ricetto di numerosissime ricerche; in realtà a chi scrive la condizione della `ricerca' appare assai lontana nei suoi termini alti dalle diverse attività svolte: numerose sono le fonti esistenti, le informazioni disponibili, informazioni tuttavia che possono essere perseguite analogicamente, senza reciproca interazione, che in sostanza non riescono a dare alcun contributo alla soluzione dei problemi. Più ancora dei risultati delle diverse ricerche del passato, sono le stesse fonti istituzionali a consentire una lettura spesso incautamente ricondotta ai soli elementi di attualità dalla pubblica Amministrazione.

Pensiamo, ad esempio, all'indisponibilità di un protocollo informatizzato per l'Ufficio progetti del Servizio Edilizia privata, quante volte gli elaborati vengono smarriti, quanto tempo si utilizza per ricostruire una storia degli interventi tutta lasciata alle impressioni dei funzionari; quante volte ancora l'impossibilità di correlare regolamenti attuativi, leggi statali, normative regionali ha dato luogo a forme di iperspecializzazione organizzativa del genere "finché non torna il tal funzionario non sappiamo che dire"? Il nostro compito appare quindi tanto più importante quanto più ricostituisce i legami tra le istituzioni ed i propri archivi, tra le fonti, le attività e gli utenti di una serie di "esperienze" sovraindividuali di cui la pubblica amministrazione italiana sembra singolarmente (e diversamente dalla burocrazia di altri paesi della comunità) priva (si vedano a tale proposito le fonti sull'attività edilizia in atra parte di questo rapporto).

d) La tipologia

Con questo elemento di lettura entriamo nella valutazione delle attività più specificamente relative all'indagine di campo. Si tratta di una valutazione sintetica delle condizioni attuali dell'edificio oggetto della rilevazione, della sua composizione e delle modalità della sua trasformazione.

Questa serie di informazioni di sintesi, pur così rilevanti, è divenuta conseguenza delle informazioni analitiche assunte durante la rilevazione, con diretto riferimento alla tabella 1. edificio. Come si può notare la rilevanza degli argomenti non si può ricondurre ad un ruolo estensivo nell'ambito della rilevazione.

e) Stato delle persistenze - elementi archeologici

A questo ambito viene riservata gran parte delle attività della rilevazione.

f) Condizione delle strutture

E' questo ambito, in precedenza descritto come `stato di degrado', a rappresentare le conseguenze dei fenomeni osservati; proprio la natura analitica dell'indagine necessaria a ricostruire il comportamento delle strutture ha dato luogo ad una più consapevole articolazione degli elementi da rilevare. A tale proposito la necessità di ricondurre l'indagine a condizioni di fattibilità ha dato luogo ad alcune riflessioni di merito che riportiamo nel paragrafo relativo alla rilevazione sul campo.

(c. b.)

Unione Europea
Comune di Genova
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