I risultati delle attività della Convenzione tra Comune e Istituto di Storia dell'architettura hanno fino ad oggi dato luogo al seguente stato di avanzamento, stato congiuntamente ritenuto assai sviluppato e corrispondente alle premesse operative oggetto del contratto a suo tempo steso.
In particolare, l'incarico di ricerca risulta largamente corrisposto da parte del Laboratorio di cartografia, che sta eseguendo, con la collaborazione di undici giovani laureati, le attività previste dal contratto, in collaborazione con i tre docenti della facoltà responsabili dei tre ambiti di indagine di seguito indicati:
Se rimane da eseguire una parte assai minoritaria delle trascrizioni documentali (in particolare non risulta completa la trascrizione del censimento 1871), lo stato di esecuzione dei sopralluoghi risulta largamente corrispondente ai tempi previsti, anzi manifesta un anticipo rispetto alle scadenze contrattuali.
I sopralluoghi mostrano infatti una diversa consistenza rispetto alle previsioni. Se numerosi risultano i civici composti da più corpi, relativamente elevato è il numero di corpi edilizi comprendenti più di un civico. Inoltre la minore complessità generalmente manifestata dal sopralluogo su edifici di minore dimensione fa ritenere inadeguato un computo effettuato sul numero di civici indagati, ed una migliore approssimazione la sua contemperazione con la superficie coperta sulla carta.
A tutt'oggi, a fronte di una previsione di circa 2.000 civici indagati, la ridefinizione delle entità oggetto dell'indagine mostra le seguenti quantità per le zone di indagine già totalmente o parzialmente coperte:
tav. 1 - Stato di attuazione della rilevazione

Le zone, corrispondenti in parte alle Compagne (o loro parti) si intendono ultimate quando già disponibili in linea nell'ambito del data base (Oracle) realizzato in collaborazione con la società Datasiel.
Una novità, infatti, dell'attuale fase è la realizzazione di una
banca dati standardizzata e corrispondente alle indicazioni del progetto Civis
Sistema. La banca dati è sin d'ora consultabile attraverso una
interfaccia di comunicazione all'indirizzo Internet
http://bianco.arch.unige.it/oracle.htm
Si presentano tuttavia alcune differenze nelle modalità di conduzione dell'indagine, differenze migliorative rispetto alle previsioni di esecuzione a suo tempo redatte.
In primo luogo rispetto alle qualità e alle modalità di realizzazione della cartografia. In particolare, lo abbiamo più volte affermato, la cartografia realizzata è divenuta base per la stesura della Variante al Prg vigente da parte del Servizio urbanistica, con la collaborazione del Gruppo di lavoro per l'informatizzazione del Prg ed il sistema informativo territoriale.
Ciò ha corrisposto all'impegno per la produzione di una cartografia diversa da quanto previsto nei meri termini del contratto, impegno che ha inoltre corrisposto ai vincoli temporali posti dalle necessità degli uffici, piuttosto che alle scadenze contrattuali.
Inoltre la prevista conduzione dell'indagine attraverso l'entità minima del civico ha lasciato il passo ad una concezione più accurata delle entità coinvolte, con il ricorso ai concetti di:
Ovviamente, tale nuova concezione, oltre a rappresentare una effettiva miglioria rispetto alla conduzione dell'indagine (raggiungendo entità di minori dimensioni), risolve le contraddizioni interne connesse alle due possibilità (civici e corpi) in precedenza indicate. L'introduzione della più minuta frammentazione rappresentata dai corpi e dagli edifici ha corrisposto ad una crescente complessità degli aspetti informatici dell'indagine che non potevano essere presentati nei semplici termini previsti dalla concezione iniziale.
In particolare il sistema d'archivio proposto non corrispondeva fino a qualche mese fa ai vincoli ed ai criteri di un sistema di data base relazionale. Si è dunque concordato con il Gruppo di lavoro per l'informatizzazione del Prg ed il Sistema informativo territoriale, un ampliamento nell'intervento previsto di Datasiel, con l'integrazione del disegno del data base, l'introduzione e la verifica di vincoli, anche sulla base dei dati a suo tempo raccolti presso il Servizio Sed ora SSI.
Oltre all'impegno previsto per la raccolta dei dati, il Laboratorio di
cartografia ha attivato alcuni strumenti per la diffusione dei risultati
dell'indagine, costruendo una sorta di sportello virtuale sulla rete Internet,
presso l'indirizzo
http://services.arch.unige.it
E' terminata inoltre la redazione di un repertorio, in cui sono stati inseriti quasi tutti gli elementi contemplati nelle nove schede utilizzate (cfr. cap. 5). L'impossibilità di creare un repertorio 'in itinere" e cioè che proceda in modo parallelo ai sopralluoghi, ha determinato la necessità di fotografare lo stato dei rilevamenti alla data di inizio della redazione dello stesso. Pertanto la quantità di edifici indagati è pari a 1060 su un totale di 2048 (circa 52%).
Notevole interesse è stato tributato ad una efficace restituzione delle fonti storiche, in particolare a quelle catastali e demografiche.
Da questo punto di vista dobbiamo registrare alcuni significativi successi, infatti la restituzione dell'Estimo 1798 e del Catasto unitario procede in parallelo alla rilevazione. Un lieve ritardo - anche per la necessità di disporre precedentemente dei numeri civici di antico regime - caratterizza invece il collegamento dei nuclei residenti alle abitazioni. In effetti la restituzione presenta qui alcuni elementi di aleatorietà, in parte connessi con la natura parzialmente analitica del Catasto napoleonico (1810), che costituisce la base restitutiva dal punto di vista geografico. Una accurata restituzione del Catasto costituisce quindi condizione preliminare essenziale all'integrazione della fonte demografica.
Dobbiamo invece registrare alcune difficoltà nella restituzione del Censimento 1871, la cui enorme mole (ma anche l'opportunità di una più articolata riflessione sulla demografia della città ottocentesca) ci ha fatto propendere per l'attivazione di risorse aggiuntive rispetto al Gruppo di lavoro. In effetti i 160 volumi in cui la fonte si articola costituiscono uno dei principali documenti conservati presso l'Archivio storico del Comune. La loro trascrizione consentirà ad un vasto gruppo di cittadini che hanno necessità di comprovare le proprie origini una più agevole consultazione. Lo stesso personale dell'archivio potrà inoltre valersi della trascrizione effettuata anche per rendere più veloce la ricerca, oggi affidata alle sensazioni degli operatori, al rinvenimento fortuito, od alla preventiva conoscenza del luogo di residenza (non sempre noto).
Ritardi si verificano inoltre nell'acquisizione del data base realizzato dal progetto Verso Genova medievale. Se i rapporti con la Sopraintendenza ai beni architettonici ha attivato una collaborazione destinata probabilmente a produrre risultati significativi anche nel medio periodo, la lunga inattività cui gli strumenti informatici utilizzati sono stati esposti, unita ad una loro indubitabile inadeguatezza (almeno per gli standard operativi attuali) non hanno consentito di portare a termine il lavoro. In particolare non risulta disponibile spazio su disco, è necessario effettuare una nuova esportazione dell'archivio (che richiederebbe appunto ulteriore spazio), operazione molto lunga per le caratteristiche harware della macchina utilizzata. La valutata assenza di problemi specifici ed un parziale sottovalutazione delle opportunità ha continuamente procrastinato l'operazione. In particolare il supporto tecnico di Datasiel su questo segmento di attività è stato collocato in una fase ulteriore rispetto alle urgenze della rilevazione.
I due documenti catastali citati hanno dunque assunto con l'immissione definitiva nel data base la configurazione descritta nei due paragrafi che seguono.
Nell'estendere il primo rapporto abbiamo già esposto le principali caratteristiche delle fonti utilizzate, evidenziando gli elementi di consistenza; la modalità di costituzione e le informazioni riportate dalle fonti, in particolare da censimenti e catasti della prima età contemporanea e da quelli di età moderna.
Proprio il momento della restituzione, evidenziando nelle difficoltà operative ad esse conseguenti, le più minute caratteristiche della fonte, consente di meglio documentare il processo, di valutarne l'utilità, di porre eventualmente condizioni limitative alla validità del documento, necessarie ad una fruizione consapevole nell'ambito di un'attività di studio o di ricerca.
Due ci paiono i caratteri salienti della fonte:
La storia delle discipline estimative, come attività della sfera economico-giuridica applicate ad un sapere pratico, quello delle tecniche di coltivazione, è evidentemente lunghissima. E singolarmente limitata nei propri orientamenti scientifici non tanto dal 'sapere pratico' che, dalla Pomona in poi non ha avuto difficoltà a costituirsi in una serie di discipline agronomiche di solida strumentazione scientifica, ma proprio dai suoi fondamenti teorici, dalla necessità di permanere nella sfera dell'economico, necessariamente connessa al dominio dell'opinabilità.
Se il richiamo all'antichità ed il diretto collegamento con l'agrimensura è tuttavia in qualche modo superato in età moderna dalla funzione notarile dell'attività estimativa: misurare e stimare un bene è elemento fondativo dell'attività legale.
Dove ci sono morti ci sono eredità, e dove ci sono eredità ci sono litigi e divisioni. E dove ci sono litigi e decisioni vi sono avvocati e notai. E su tutto questo la Corte di Giustizia del Lord Cancelliere esercita la propria inerzia. (C. Dickens, Bleak House, 1852-53, trad. it. di A. Negro, Casa desolata, Torino 1995.)
Di questa "utile vergogna" (nelle parole di Dickens) esiste una grandissima tradizione nella Gabella delle Ripe minute (cfr. rapp. n. 1), una delle principali imposte nell'organizzazione fiscale della Repubblica aristocratica. La rilevanza del fenomeno è cioè così forte da spingere il legislatore a valutarlo come cespite significativo per l'istituzione e la lunga durata (oltre tre secoli) della Gabella.
Quanto e come la specializzazione acquisita dai tecnici di settore si manifesti in questo ultimo tentativo di unificazione territoriale, il cosiddetto Catasto del 1798, è ancora oggetto di indagine. Si ritiene tuttavia che il 'catasto' sia il più significativo monumento di cultura giuridico-statistica prodotto dalla Repubblica democratica[1].
Il carattere aggregato, per unità funzionali, elemento caratterizzante la stima tipica del 1798, è elemento fondativo dell'intera operazione.
Il carattere della stima sintetica appare tutt'altro che elementare o arretrato. Anzi, ove la terra non sia collocata sul mercato (ove cioè non se ne possa disporre a misura, "tanti metri quadrati -- anzi tante cannelle -- per tante lire, soldi e denari") il metodo costituisce ancor oggi la scelta più legittima. A costituire il valore del bene non è in questo caso una valutazione a misura (giornate di terra eguale quintali di grano è un'equazione tipica del napoleonico, ma essa corrisponde ad un confronto fra diversi mercati locali, fra prezzi delle derrate, in definitiva assume un valore totalmente monetizzabile del suolo) ma l'integrazione tra le parti, il valore della posizione, non in meri termini fisici, ma in termini pienamente relazionali.
Per tutto l'antico regime, nonostante il grande sviluppo dei commerci, l'accesso al mercato non risulta in alcun modo equivalente tra i diversi attori. La stessa struttura delle arti, oltre alla complessa articolazione della proprietà del suolo, ne mostra i principali elementi. Se non solo alcune merci, ma neppure i loro venditori (per non dire dei possibili clienti) possono costituire un mercato, se cioè la merce assume valori diversi a seconda di chi la tratti, la singolarità della proprietà immobiliare (ed ancor più di quella agricola) costituisce uno dei tratti distintivi del periodo.
Un elemento importante nella valutazione della fonte è inoltre la tipologia del cespite reddituale. Mentre per il Catasto napoleonico il valore del bene sottende una stima a capitalizzazione del reddito, poiché il cespite tassato è il reddito potenziale, secondo le indicazioni della teoria fisiocratica, per i catasti precedenti il mancato ricorso ai valori di mercato sottende una diversa funzione fiscale.
Fin dalla sua origine - ma la questione si ripropone con la realizzazione dei catasti del Regno d'Italia - il catasto è una tassa patrimoniale, valuta appunto il cumulo tra beni mobili, liquidità e beni immobili, senza riguardo al reddito.
Come ricorda E. Concina nel suo Venezia nell'età moderna. Struttura e funzioni (Marsilio, Venezia 1989), i rapporti tra prexio e valuta non sono univocamente definiti, restando - nei termini della teoria economica - indefinito il tasso di capitalizzazione preferito dai diversi gruppi sociali.
D'altro canto l'elemento di riferimento assunto per la restituzione geografica della fonte è un catasto particellare, anzi il catasto particellare per eccellenza, quello napoleonico.
Anche su questa affermazione è necessario considerare, al di là delle premesse e delle dichiarazioni programmatiche, la difficoltà di condurre un'indagine particellare in un grande centro urbano di lontanissimo insediamento. In effetti il Catasto napoleonico non esplicita totalmente la propria nozione di particella. Se la proprietà è l'elemento fondante, come trattare la maison de rapport, come passare dall'unitarietà della costruzione allo sfruttamento differenziato cui famiglie e singoli sottopongono l'edificato? In particolare, se la particella cessa di essere elemento atomico, come rapportarsi con la mappa?
Un'incertezza che, pur oggi valutabile in termini eminentemente teorici, costituisce per i geometri rilevatori del Catasto un ostacolo pressocché insormontabile. Improponibile - almeno per la tradizione agronomica locale - la scala di 1:5000 sui terreni, insostenibile, per la necessità di confrontarsi con un dettaglio che chiede un approfondimento del rilievo, la scala di 1:1250 per l'edificato. Una condizione esplicitamente rifiutata dai geometri, che, come già ricordato (cfr. rapp. n. 2) diviene occasione per un mutamento di statuto del rilievo.
Mutamento che diverrà esplicito nella codificazione simbolica della cartografia successiva, ma che è tuttavia importantissimo per la valutazione delle 'particelle' disegnate dal catasto napoleonico. Dopo la protesta si passa infatti dal livello del rilievo geometrico ad una valutazione di prevalenza, indispensabile ove le entità in gioco non si corrispondano. Che fare ad esempio di una casa "quasi tutta" abitata dal proprietario e "in piccola parte" da un affittuario? E' una particella? E' necessario rilevare la separazione interna fra i due elementi, ed in tal caso disegnarla, o no?
Proprietà e costituzione dell'oggetto sono in effetti due cose assai diverse (si posseggono fin dall'età moderna oggetti dotati di statuto di realtà assai debole, come lettere di cambio o sconti di pagamenti futuri; non solo la stessa moneta, equivalente universale del valore, è appunto caratterizzata da questo debole statuto), ed in questo senso certificazione della proprietà, esazione fiscale e rilevazione geometrica sono costrette a riscontrare realtà spesso non coincidenti.
In effetti, come abbiamo più volte affermato, nel riconoscere al civico una natura socio-distributiva ed al corpo edificato un carattere fisico, non abbiamo fatto che riconoscere questa divergenza. Una divergenza che si ripropone in difficoltà operativa ove si intenda ricostruire un rapporto tra le due entità, la fonte scritta e la mappa, una divergenza ancora più esplicita ove, come in questo caso, si tratti di comporre due fonti così diverse che, pur redatte su una realtà di poco mutata, sono tuttavia esito di due atteggiamenti diametralmente opposti. I dodici anni trascorsi tra le due rilevazioni sono in effetti distinti da uno iato epocale incolmabile.
Come i due elementi sono stati composti nella realizzazione del sistema informativo?
O meglio, quale relazione è possibile rintracciare tra un mappa (per sua natura soggetta ad una frammentazione analitica) ed una stima sintetica ma fortemente descrittiva della proprietà?
La soluzione trovata è parzialmente soddisfacente anche se frutto di un incompleto riconoscimento degli oggetti, peraltro in parte sostituiti.
In effetti, come emerge dalle tavole dell'epoca prevalente/antiquaria dell'edificato e dalla connotazione degli edifici, la città vecchia è caratterizzata da un consistente tasso di sostituzioni.
Un esempio limite (una sorta di parodia) degli oggetti descritti dall'estimo prevede le seguenti voci:
due case con piccola osteria ed un appartamento al quarto piano con due magazzini sottostanti ai civici ...
si tratta evidentemente di una unità funzionale complessa, una sorta di 'partita' proprietaria, individuata tra altre nell'insieme delle proprietà vicine di uno stesso intestatario.
In effetti il riconoscimento degli oggetti è, almeno in parte, condizionato dalla comprensione delle modalità dell'aggregazione. Contrariamente a quanto si crede [P.C. Palermo, Elogio della descrizione] la descrizione non può prescindere da qualche elemento di individuazione causale, oltre che da una più articolata comprensione del contesto.
Inoltre l'apporto del sopralluogo è in qualche modo ambivalente. Molto spesso si è spinti a dubitare dell'attribuzione effettuata, aumenta la consapevolezza dell'insufficienza del solo sopralluogo. La costruzione del puzzle conseguente all'individuazione dei confini è talvolta poco confortata da ulteriori informazioni.
Si gioca qui un ulteriore elemento tipico del dibattito sugli strumenti e sui dispositivi della storiografia. La storia tradizionale discute infatti da anni sull'affinamento delle tecniche del nominal record linking. In questo contesto, quello del coordinamento di diverse fonti, la funzione della residenza e degli altri riferimenti localizzativi risulta completamente assente. E' questo, invece, un elemento di grandissima rilevanza che, seppur non privo di problemi, ha carattere fondativo per il lavoro di ricerca, anche per le storie tipicamente 'non localizzate'[2].
Ricollegandoci all'esempio appena ricordato, posto appunto il parziale riconoscimento degli oggetti è necessario ricorrere ad una assegnazione indiretta per conservare al tempo stesso i caratteri del documento ed assegnare ad ogni record uno o più poligoni.
Nello stesso tempo il rapporto con l'attualità (con il sopralluogo), ovvero con civici e corpi attuali è oggetto di individuazione problematico ma quasi sempre non coincidente né con le descrizioni dell'Estimo, né con le particelle del Catasto napoleonico.
La soluzione, descritta nelle pagine che seguono in maggior dettaglio, fa riferimento alle seguenti tavole di relazione:
In assenza di una precisa corrispondenza documentale la numerazione della mappa napoleonica è stata per ora trascurata a favore di una numerazione sequenziale unica.
Anche la restituzione del Catasto unitario, pur posta in termini assai diversi, per l'unitarietà e l'orientamento tipico dell'attività burocratica del Novecento, si giova delle riflessioni condotte sul 1798.
Si pone infatti il medesimo problema di relazioni tra stato attuale e stato descritto dal documento fiscale e dalla mappa corrispondente. Emergono inoltre dal trattamento informatico dei dati alcune ambiguità risolte dall'analisi in maniera analoga, attraverso le tre tabelle di relazione in precedenza citate.
Problemi ancora diversi ed in qualche misura di più difficile soluzione, si presentano per il Nuovo catasto edilizio urbano, di cui più diffusamente tratteremo in seguito.
Ulteriori difficoltà si sono manifestate nell'accesso alle fonti dinamiche. Accesso che risulta caratterizzante per le funzioni di 'sistema' che i sottoprogetti 2 e 3 svolgono all'interno di Civis Ambiente.
In particolare lo stesso sopralluogo, operazione svolta una tantum, deve necessariamente prefigurare gli elementi per la propria gestione. Infatti le informazioni raccolte rappresentano per molti aspetti soltanto il momento in cui è stata effettuata la rilevazione. Rilevazione che deve servire come riscontro dell'informazione prodotta dalle rilevazioni ufficiali a carattere continuativo.
E' ben vero che l'indagine, mentre si qualifica nel suo percorso, per la maggiore consapevolezza dell'insieme dei fenomeni, nello stesso tempo perde in qualche modo di attualità, e quindi di valore.
Si tratta tuttavia di un sottoprodotto dell'attività di rilevazione statistica assai fortunato. La rilevazione non è indagine poliziesca, non punta, soprattutto per i fenomeni sociali rilevati, all'individuazione del singolo caso, ma alla diffusione dei fenomeni, appunto a manifestazioni dotate di carattere sistematico.
Questo orientamento, d'altronde non superabile, chiede necessariamente un'integrazione con le attività amministrative e con il dato statistico ufficiale, il cui confronto consente reciproche verifiche (per la diversità di approccio diversi risultati sono anche il segno di una ricchezza di aspetti della realtà che deve essere rilevata).
Da alcuni anni in Italia si discute di una valutazione (talvolta anche di una misura dell'efficacia) dell'attività della pubblica amministrazione. Un orientamento, questo, necessariamente connesso alla razionalizzazione dello stato sociale ma anche al passaggio da valutazioni di mera corrispondenza normativa a valutazioni di merito. Un tentativo meritorio di immettere elementi di realtà in un panorama destinato altrimenti a controlli e verifiche destinate a divenire sempre più bizantine con il mero incremento dei livelli di corrispondenza formale alla norma.
Se la misura dell'efficacia dell'attività amministrativa consegue ad un monitoraggio sugli elementi di merito svolto mentre si svolge l'azione amministrativa (minor valore ha, in questo senso, il consuntivo o la verifica a posteriori, come i controlli effettuati dalla Corte dei conti), ne consegue l'elevato valore attribuito alle informazioni prodotte dalle stesse agenzie od uffici nel corso della propria attività. Ed a questo parametro sono giustamente sempre più connesse le risorse in termini di personale e fondi concessi - per esempio - dal servizio personale del Comune di Genova[3].
Quali sono dunque gli elementi di aggiornamento e di confronto cui l'indagine in corso può e deve riferirsi - ormai in tempi successivi e con risorse ulteriori, visto che quelle a tal fine predisposte sono state utilizzate nel tentativo di attivare i flussi previsti?
In primo luogo il livello demografico. In questo contesto sono ormai presenti le maggiori discrasie. Da un lato gli stessi elementi normativi che regolano censimenti ed anagrafe, un tempo assai distanti, si sono allineati, chiedendo così un coordinamento non agevole in termini di mero lavoro amministrativo, soprattutto in un contesto sottoposto a notevoli flussi migratori (sempre meno controllabili, anche a causa delle sanzioni comminate per l'immigrazione clandestina).
D'altronde le stesse valutazioni sull'efficacia delle operazioni censuarie per quanto attiene la Circoscrizione Prè-Molo-Maddalena, mostra risultati assai distanti dalle aspettative. Una rilevazione che mostra notevoli limiti qualitativi rispetto all'alto livello che abitualmente caratterizza l'opera dell'Istat.
In effetti la nostra attività ha teso a rilevare elementi di carattere edilizio, mantenendo tuttavia la centralità del rapporto con la toponomastica ufficiale del Comune di Genova[4].
Il codice strada ed il numero civico riportato da ciascuna scheda consentono il collegamento con il dato demografico, sia quello anagrafico (collegato appunto alla toponomastica comunale), sia quello censuario che, rilevato dal Comune di Genova è stato giustamente organizzato in base ad analoghi criteri.
Rimangono tuttavia aperti gli elementi del confronto da effettuarsi sia con i dati censuari sia con quelli anagrafici, ad esempio nella verifica incrociata delle abitazioni occupate, dato sul quale disponiamo di informazioni dirette di buona affidabilità (seppure non corrispondenti alla prescrizione statistica dell'unità di tempo della rilevazione).
Tuttavia, ci rendiamo conto della necessità di trattare questi dati - a differenza di tutti gli altri in gioco, prescrittivamente caratterizzati dalla disponibilità al pubblico - con la necessaria riservatezza. In effetti il livello di disaggregazione dell'indagine, capace di raggiungere parti dei civici (in particolare gli 'edifici', nella nostra indagine gli elementi fisici da cui i civici sono costituiti), costituiscono allo stesso tempo un problema ed una opportunità.
A tutt'oggi, e per tutta la città la toponomastica è organizzata sulla base di civici principali di riferimento e di civici secondari (semplici ingressi o parti dei civici principali). Un'organizzazione che non consente di correlare adeguatamente eventi fisici ed informazione demografica. Se, ad esempio, vengono a verificarsi problemi di stabilità in un civico, ciò potrà avvenire soltanto su elementi fisici (uno o più corpi edificati) e non necessariamente sull'intero elemento demo-distributivo, il civico. Si può ritenere che l'eventuale sgombero dell'intero civico non comporti danno alcuno, al massimo si possa caratterizzare come eccesso di prudenza.
Non è così. Nella condizione che caratterizza la città vecchia, molto spesso parti di uno stesso corpo edificato fanno capo a civici diversi, qualificando lo sgombero prefigurato più sopra anche come un provvedimento parziale, insufficiente a garantire la sicurezza dei cittadini. Il risultato dell'indagine è in questo senso utile ad un servizio più attento e più preciso nella propria azione, a maggior tutela dei cittadini. Risulta tuttavia da determinare l'opportunità di inserire, come noi chiediamo, il criterio individuato nelle procedure amministrative. Ancora aperta risulta infatti la valutazione dei relativi costi, sebbene i principali benefici possano essere apprezzati anche da valutazioni intuitive.
Certo le considerazioni effettuate spingono a valutare con maggior attenzione l'ipotesi avanzata da P. Arvati, la proposta di supportare con strutture comunali una rilevazione intercensuaria (idealmente collocata negli ultimi mesi del 1996) dei principali elementi demografici a completamento del dato sulle abitazioni rilevato dall'indagine in corso. L'ipotesi avanzata dal Servizio Statistica del Comune prevede tuttavia la partecipazione gratuita degli studenti della Facoltà. La proposta ha incontrato il favore di alcuni docenti del dipartimento Polis, non ha tuttavia avuto esito, anche per le difficoltà incontrate dal Servizio Sistemi Informativi, prima sottoposto al superlavoro conseguente alla tornata elettorale, poi posto sotto pressione per le necessità del piano regolatore.
La rilevazione ha consentito di raccogliere numerose informazioni utili rispetto all'attività oggetto di specifici uffici della pubblica amministrazione. In particolare rispetto alla gestione dell'attività edilizia ed alla tutela dei beni architettonici.
Abbiamo infatti verificato l'elenco dei vincoli (Sopraintendenza ai beni architettonici e ambientali) sia rispetto alle informazioni presenti, sia rispetto all'effettiva reperibilità degli oggetti indicati.
La qualità generalmente poco attendibile (i dati sono talvolta frutto di una compilazione poco accurata - errori nell'indicazione del numero civico, ad esempio nel caso di beni semi-mobili come le edicole, mancata corrispondenza con le relative schede) si unisce alla mancata strutturazione dell'archivio, sia per quanto riguarda la normalizzazione dei toponimi (trascritti secondo l'estro del momento), sia per la descrizione dei beni (ma qui il problema appare concettualmente rilevante), sia per il sistema di archiviazione utilizzato.
L'opera svolta può quindi conservare la propria utilità solo se le amministrazioni interessate (Sopraintendenze) assumeranno un atteggiamento aperto e collaborativo nei confronti del futuro Osservatorio, impegnandosi a manutenere ed integrare l'archivio realizzato con i sopralluoghi.
Se la condizione attuale della struttura permane (il che sembra altamente probabile, nonostante gli orientamenti verso una gestione regionalizzata avanzati negli ultimi mesi), ciò richiederà un significativo sforzo di integrazione anche tecnica, tenuto conto delle difficili condizioni finanziarie di questi enti. Richiederà cioè di provvedere ai mezzi di gestione integrata delle informazioni, con la capacità di procedere ad aggiornamenti automatici dell'archivio informatico richiesto dal Ministero dei beni culturali.
Il sopralluogo ci ha consentito di verificare, inoltre, l'attività edilizia in corso a livello di unità edilizie, valutando fra l'altro la diffusione dei fenomeni di assenteismo manutentivo (anche rispetto alla pubblica incolumità) e la condizione di degrado cui gli edifici sono sottoposti.
Naturalmente le informazioni, raccolte al momento della rilevazione, costituiscono una registrazione correttamente riferibile al solo momento in cui è stato effettuato il sopralluogo. L'insieme dei dati raccolti consente tuttavia di verificare l'attività edilizia a consuntivo, al di là degli stessi aspetti normativi.
La disponibilità dei dati raccolti dal Servizio Edilizia privata potrebbe consentire una serie di valutazioni in merito all'effettiva attuazione delle opere previste, agli effetti delle opere concesse od autorizzate sul proprio intorno (valutazione che gli uffici non sembrano in grado di ottenere dal monitoraggio della propria attività), valutando eventualmente l'incidenza delle opere minori sull'efficacia dell'attività manutentiva o, come molti sostengono, il loro rapporto con l'attività immobiliare.
Si tratta tuttavia di considerazioni del tutto accademiche. Non certo per il loro contenuto, ma per le difficoltà oggettive e la ridotta disponibilità di questo settore dell'amministrazione.
Trascorso ormai un lungo periodo dalle prime richieste informali avanzate prima attraverso il Servizio Centro storico, poi direttamente attraverso i funzionari, poi con sempre maggiore ufficialità, fino a ricorrere ad una richiesta dell'assessore preposto. Purtroppo, trascorsi alcuni mesi si ritiene di dover soprassedere alla valutazione di eventuali flussi informativi a carattere continuativo, pure se una raccolta sistematica di informazioni (protocollo) è stata attivata dall'Edilizia privata con il concorso del Servizio Sistemi informativi.
Si è quindi ritenuto di limitare le nostre valutazioni a due archivi di carattere statico:
Le valutazioni recentemente avanzate ci consentono tuttavia di proporre alcuni elementi di criticità presenti nel nuovo protocollo su supporto informatico. Si rimanda quindi al cap. 9 (<<Integrazione del processo informativo e costituzione del sistema>>) per ulteriori informazioni.
Quasi tutti sanno che l'Italia ha un ordinamento caratterizzato da una doppia registrazione dei fenomeni proprietari. Da un lato i registri immobiliari, con capacità probatoria del diritto di proprietà, dall'altro il catasto, gestito dall'Ufficio tecnico erariale, di cui è previsto (e purtroppo verificato) un eventuale ritardo nell'accertamento tecnico delle caratteristiche del bene.
Le informazioni disponibili presso il catasto hanno peraltro natura pubblica, mentre la preminente funzione di garanzia svolta dalla Conservatoria dei registri immobiliari prevede modalità di accesso precise, finalizzate alla selezione dell'utenza. Non sono inoltre previste modalità per la cessione dei dati.
Posta tuttavia la natura aggregata delle valutazioni previste ed uno sguardo rivolto prevalentemente al medio periodo, il consistente arretrato verificabile per i dati catastali, si può ritenere poco rilevante rispetto alla disponibilità dei dati ed alla continuità ormai più che secolare della fonte.
Alcuni elementi non consentono tuttavia di trattare la fonte catastale nei termini di fonte continuativa. Almeno non nelle condizioni attuali della fonte.
Due sono gli elementi fondamentali da valutare: l'organizzazione della fonte e la qualità del dato raccolto.
Il catasto, come tutte le informazioni raccolte dal Ministero delle Finanze, è organizzato sull'unica chiave del codice fiscale. Codice introdotto soltanto da alcuni anni, codice inoltre che espleterà la propria funzione unificante soltanto quando ogni transazione effettuata da cittadini singoli, società, dalla stessa pubblica amministrazione, porterà questa impronta digitale.
Le informazioni raccolte, è questo l'elemento di contenuto più significativo, non sono effettivamente organizzate in un data base in senso proprio. Si tratta insomma di un insieme di testi di cui non solo non è garantita la coerenza, trattandosi infatti della mera riproduzione del documento cartaceo da cui le tabelle hanno avuto origine, ma la stessa trascrizione dei dati ha contribuito a peggiorarne la qualità con errori frequenti legati alla mancata conoscenza del contesto e, secondo alcuni, della stessa lingua italiana.
L'organizzazione su una singola chiave (certo molte amministrazioni europee potrebbero dileggiare un paese che affida la ricerca dell'evasore fiscale ad un sistema di document retrieval invece che ad uno stringente sistema di archiviazione ed elaborazione dei dati), impedisce di conseguire con rapidità ricerche incrociate, ma anche ricerche piuttosto semplici, come quelle per via, per classe, la stessa aggregazione della proprietà è esclusa. Per uno stesso proprietario, per esempio il Comune di Genova, abbiamo riscontrato tutte le modalità di organizzazione linguistica:
Certo. Nulla di straordinariamente difficile, se si esegue un lavoro caso per caso su qualche migliaio di proprietari. Difficilissimo se si intende operare sull'aggregazione delle maggiori proprietà e giungere all'informazione a partire dal livello geografico, come richiesto da un sistema informativo che, appunto, assume questa base.
Posto quindi che, a queste condizioni si intenda, come pare necessario, procedere all'elaborazione di questo dato, pare opportuno ottenere la massima collaborazione dell'Ufficio tecnico erariale. La stessa previsione di gestione delle informazioni catastali da parte dei comuni richiede sin d'ora la valutazione degli oneri emergenti dalla sistemazione preliminare almeno degli elementi di contenuto, con una qualche forma di normalizzazione delle informazioni, l'introduzione di codici (eventualmente distinti da quelli fiscali) per l'aggregazione dei dati, l'eventuale coordinamento con il sistema di gestione dei dati comunali, anch'esso caratterizzato da una gestione che da tempo attende sostanziali evoluzioni nelle tecniche e nelle modalità di trattamento.
Si tratterebbe in sostanza di effettuare le seguenti operazioni:
Ciò consentirebbe di 'raddrizzare' una situazione in seguito aggiornabile automaticamente (salvo errori di compilazione) appunto attraverso il meccanismo del codice fiscale.
Certo, garantito questo livello minimo, quello appunto che consente di individuare tutte le proprietà, conosciuto l'intestatario e viceversa (ma null'altro), restano tutti i problemi di questa fonte. In particolare sarebbe necessario:
Questa seconda fase, a meno di significativi mutamenti nella gestione della fiscalità italiana, non può dare esito ad un flusso normalizzato e continuativo di dati direttamente immissibili nel sistema. Può invece dar luogo, e si intende procedere ad una operazione del genere, se saranno rese disponibile in tempo utile le necessarie informazioni sulla struttura degli archivi in nostro possesso. Le numerose richieste di supporto indirizzate all'Ufficio tecnico erariale, al Servizio sistemi informativi, allo stesso Gruppo di lavoro per il SIT non hanno a tutt'oggi consentito di disporre degli elementi necessari.
Giunti a due terzi circa dell'incarico affidatoci, riteniamo doveroso sottoporre alle autorità amministrative l'opportunità di proseguire in parte il lavoro svolto, attraverso una serie di attività ritenute di notevole utilità e di significativa integrazione di un progetto che, seppur largamente comprensivo, ha privilegiato gli elementi di più agevole realizzabilità.
Inoltre, proprio in questo momento, sembrano palesarsi gli elementi che, in connessione ai risultati raggiunti, possono orientare l'amministrazione a dotarsi in proprio di alcune competenze, promuovendo l'aggiornamento del personale, oppure incaricando professisti esterni, oppure ancora acquisendole in regime di convenzionamento con altre strutture pubbliche, come per alcuni elementi si propone.
In particolare le attività proposte riguardano:
Alcune delle attività proposte saranno in seguito maggiormente dettagliate, anche rispetto allo stato delle informazioni disponibili.
(c. b.)