Il repertorio è stato redatto sulla base delle schede, aggiornate in data primo marzo 1996[1], compilate dai singoli gruppi di rilevazione. Lo stato della rilevazione ha determinato perciò, in modo del tutto casuale, i confini dell'area di indagine su cui si sono basate tutte le osservazioni contenute in questa relazione.
Nella redazione del repertorio sono stati considerati sia i settori completati che quelli ancora in fase di rilevazione o iniziati da poco tempo secondo il seguente schema (tab. a):

tab. a - Stato della rilevazione al primo marzo 1996
Sono stati completamente esclusi i settori della Maddalena, Strade Nuove e metà del Molo, e considerati solo in parte i settori di Castello, Luccoli, Soziglia e Colle.
Pertanto la maggior parte delle zone di urbanizzazione del XV-XVII secolo non fanno parte del repertorio redatto, mentre risulta indagata l'intera area urbanizzata prima del XV secolo.
L'analisi degli elementi non si è basata solo sulle voci compilate all'interno delle schede redatte ma ha richiesto un puntuale confronto tra le schede e le immagini digitali relative, in modo da poter osservare ed inserire indicazioni nuove ed interessanti sugli oggetti di volta in volta studiati.
In tale modo l'osservazione è giunta a livelli di approfondimento accettabili, per ciò che concerne il repertorio informatico, lasciando tuttavia ampi spazi ad eventuali approfondimenti, da farsi sulla base di nuovi e puntuali sopralluoghi.
Tutti gli elementi facenti parte del repertorio sono stati dedotti dalle schede utilizzate per la rilevazione: sono stati considerati sia elementi di tipo architettonico, con funzione puramente decorativa, che elementi di tipo costruttivo, che entrano cioè a far parte dell'edificio avendo un ruolo, più o meno importante, nella maglia strutturale dello stesso[2] .
Entrambe le categorie sono state ulteriormente suddivise in elementi esterni ed interni a seconda della posizione rilevata rispetto all'edificio di cui fanno parte(tab. b).

tab. b - Elementi architettonici ed elementi costruttivi
Alcuni elementi hanno una intera scheda di riferimento articolata in molteplici voci[3] (ad esempio gli accessi esterni si riferiscono alla scheda 7. aperture), altri sono riportati in schede riassuntive che contengono più campi descrittivi[4] (ad esempio i peducci si riferiscono alla scheda 6. scale ed alla scheda 8. atri), di altri ancora è solamente rilevata la presenza[5] (ad esempio le edicole che si riferiscono alla scheda 1. edificio).
In un primo tempo sono state considerate altre due categorie di elementi, non riportate in tabella: le logge[6] ed i cornicioni[7] che non sono state approfondite a causa dell'esiguità dei dati a disposizione dovuta, nel caso delle logge, alla mancanza di un numero sufficiente di schede compilate (solo due schede) e, nel caso dei cornicioni, all'impossibilità di registrare immagini digitali comprensibili dell'oggetto, spesso posizionato a notevole distanza dal punto di vista fotografico ed in condizioni di controluce rispetto all'obiettivo.
Per ogni tipo di elemento è stata messa a punto una scheda, con voci appositamente studiate, che riassume i caratteri principali dell'oggetto. Al fine di non confondere il lavoro effettuato durante i sopralluoghi dalla rielaborazione finale, si è resa indispensabile la suddivisione dei dati in due spazi, fisicamente distinti da un segmento lineare posto orizzontalmente, inoltre le voci della rielaborazione sono scritte in corsivo.
La parte superiore della scheda riguarda i dati di rilevazione: i primi sono relativi alla individuazione dell'oggetto rispetto all'edificio di appartenenza e dell'edificio stesso, i secondi riguardano elementi del contesto che contribuiscono a comprendere meglio l'elemento in oggetto (ad esempio il tipo di volta rispetto ai peducci o il tipo di balaustra rispetto alla colonna caposcala); infine il terzo gruppo di dati è quello specificamente relativo all'elemento indagato.
La parte inferiore della scheda comprende i dati dedotti dalle immagini digitali che descrivono l'elemento dal punto di vista formale (suddividendolo nei sotto-elementi di cui è composto), materico e tecnico (laddove è stato possibile individuare eventuali tecniche di lavorazione).
Si è ritenuto importante corredare alcuni degli elementi analizzati con l'indicazione cronologica[8] dell'epoca di esecuzione dell'opera che, per la maggior parte dei casi corrisponde ad un secolo, mentre per alcuni elementi, in mancanza di dati certi, comprende più secoli. Le indicazioni relative al XV ed al XVI secolo sono da considerarsi convenzionali, poichè in realtà esiste uno sfasamento temporale tra i suddetti secoli ed i periodi storici relativi: , pertanto con XV secolo si intende da metà Quattrocento a metà Cinquecento (periodo ancora medioevale), con XVI secolo da metà Cinquecento a metà Seicento (periodo rinascimentale). Non essendo stato possibile elaborare una vera e propria cronotipologia, che avrebbe richiesto appositi sopralluoghi con ulteriori dati e puntuali misurazioni, si è ritenuto comunque di inserire l'elemento cronologico come importante dato per elaborare incroci e tematismi.
Un'ulteriore voce indica infine il numero di scheda progressivo, all'interno di tutte quelle relative al medesimo elemento, in modo da poter sfogliare le schede con la rapidità di un documento cartaceo e con la possibilità di individuare sempre il punto che riteniamo interessante.
La metà destra della scheda è dedicata alle immagini digitali[9] che sono state realizzate durante i sopralluoghi: alcune voci poste in calce alla scheda indicano il numero di foto visibili, con un numero massimo di tre immagini per elemento.
Ogni immagine è corredata da una breve descrizione derivata dal data base compilato in sede di rilevazione, tutte le voci sono state uniformate secondo criteri di immediata comprensione dell'oggetto. Di seguito è riportato un esempio di didascalia per ogni elemento considerato nel repertorio:
Sono stati considerati accessi esterni i varchi aperti nei muri di facciata che consentono il passaggio per entrare od uscire dall'edificio.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 7. aperture, selezionando solo gli edifici il cui campo <<elementi[10]>> contiene la voce "portali esterni".
Come da accordi presi prima di iniziare i sopralluoghi, sono stati rilevati solo gli accessi di necessaria identificazione per l'edificio pertanto occorre sottolineare che spesso la scelta di rilevare un accesso si è basata sulla monumentalità di quest'ultimo o sulla sua presunta antichità, trascurando accessi di semplice composizione o dichiaratamente frutto di una produzione recente o comunque di tipo industriale.
Gli accessi esterni rilevati (al 1/03/1996) sono 557, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 381 di cui solo 370 relative ad accessi esterni che consentono il passaggio per entrare od uscire dall'edificio. Infine gli accessi che hanno subito delle alterazioni nel tempo (stratificazioni, reimpieghi di parti, ricostruzioni parziali o totali) non sono stati inseriti nel repertorio perché non si confondessero con quelli del tutto originali (almeno da ciò che si può intuire dalle immagini digitali, spesso di difficile lettura) riducendo il numero di accessi esterni indagati a 362 (tab. c).

tab. c - Individuazione degli accessi esterni considerati
Si tratta di accessi semplici che hanno solo il margine rivestito o una mostra[11] di sobria decorazione che al più si conclude superiormente in un sovrapporta[12].

tab. d - Tipi di porta esterna
Procedendo per successive suddivisioni di tipo dicotomico, tra gli elementi maggiormente caratterizzanti, si può giungere alla individuazione di sette grandi gruppi di porte (si noti che non sono state rilevate porte in cui coesistano la mostra ed il sopraluce) (tab. d).
Si sono riscontrate porte con architrave in tutta la fascia cronologica rappresentata, che va dal XV al XX secolo, mentre le porte con struttura ad arco sono state datate solo al XVI, XVII e soprattutto al XIX secolo. Si è notato inoltre che la mostra è un elemento caratterizzante nelle porte del XVI secolo ma manca completamente nel XV, XVII e XVIII secolo per ricomparire, in pochi casi, nel XIX (abbinata al sovrapporta) e nel XX secolo. La coesistenza della mostra con il sovrapporta in un unico sistema architettonico decorativo si realizza nel XVI secolo e, dopo la parentesi secentesca, in cui il sovrapporta diviene un semplice fastigio decorativo, riprende nel XIX secolo.

tab. e - Tipi di sopraluce
Interessante è stata la conferma dell'uso del sopraluce[13] a partire dal XVII secolo fino al XIX, con una forte presenza nel Sei-Settecento, anche se in forme e dimensioni differenti (tab. e).
Si è ritenuto indispensabile distinguere tre categorie di sopraluce, in base al rapporto esistente tra il sopraluce stesso e la porta sottostante: è necessario infatti separare i sopraluce che sono stati progettati ed eseguiti insieme alla porta, divenendo pertanto parte inscindibile di quest'ultima, da quelli creati in tempi successivi, semplicemente per avere una presa d'aria o di luce in un atrio privo di areazione o scarsamente illuminato. L'impossibilità di effettuare un sopralluogo che evidenziasse i rapporti stratigrafici che intercorrono tra i sopraluce e le relative porte, difficilmente comprensibili dalle immagini digitali, ha determinato l'individuazione di una categoria intermedia tra i sopraluce integrati[14] e quelli indipendenti[15] , in cui i sopraluce sono stati denominati dipendenti, in quanto si appoggiano all'architrave della porta sottostante non rendendo chiaro il rapporto tra i due elementi.
Il tipo e la forma del sopraluce sono risultati essere indicativi per ciò che concerne la cronologia delle porte, infatti, sopraluce integrati sono prevalentemente del XVII o XVIII secolo; nel Seicento le forme di tali elementi sono per lo più quadrata o rettangolare medio-alta[16], mentre il secolo successivo introduce la forma semicircolare pur mantenendo quella rettangolare che si attesta però su misure medio-basse.
Anche gli elementi metallici, contenuti nei sopraluce o facenti parte della raggiera posta sui portoni collocati all'interno di aperture ad arco, sono stati classificati in base al materiale, alla tecnica di lavorazione ed alla forma degli stessi (tab. f). Tali elementi sono simili a quelli dei parapetti a ringhiera, pertanto per la spiegazione delle singole voci si rimanda al relativo paragrafo (cfr. 3.7.2.). Elemento peculiare rispetto alle ringhiere è la presenza di colonnine[17] in ferro battuto, particolarmente usate nel Seicento, che non trovano il corrispettivo nei parapetti della medesima epoca che vedono invece l'uso di balaustre di marmo.

tab. f - Tipi di elementi metallici
Sono accessi di particolare dignità, più o meno riccamente elaborati, in cui è sempre presente la mostra che spesso è affiancata da lesene, colonne o elementi particolari che difficilmente si possono imbrigliare nella definizione di tipi.

tab. g - Tipi di portale esterno
I portali spesso hanno caratteristiche peculiari che li rendono differenti gli uni dagli altri e pertanto difficilmente classificabili, se non per semplici categorie (tab. g) che si basano sulla struttura ad arco o ad architrave (come già visto nel caso delle porte) o sulla presenza o assenza del frontone[18] nelle varie forme riscontrate[19].

tab. h - Tipi di mostra
Le mostre meritano un'analisi a parte, per la varietà che le caratterizza (tab. h): una prima suddivisione si ha tra mostre semplici e composite e cioè che si articolano in elementi più o meno aggettanti tali da creare una sorta di architettura attorno all'accesso.
Notiamo come la maggior parte di portali che presentano mostre importanti con lesene, colonne o figure (atlanti[20] e cariatidi[21]) risalgano al XVI ed al XVII secolo, ed è sempre in questo periodo che compaiono i frontoni come elemento di coronamento del portale stesso.
Mostre con finitura superficiale liscia, modanata o decorata si riscontrano sia nel XVI che nel XV e XIX secolo mentre il Settecento sembra non avere una importante produzione di portali ma piuttosto preferire la semplicità di porte con sopraluce (figg. 1 e 2).


Sono gli elementi sporgenti, rispetto al filo della facciata, con struttura orizzontale sorretta da mensole o a sbalzo ed accessibili da una porta-finestra.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 4. orizzontamenti, selezionando solo gli edifici il cui campo <<elemento[22]>> contiene la voce "poggiolo".
I balconi rilevati[23] (al 1/03/1996) sono 22, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 9, pertanto l'esiguo numero di balconi analizzabili non ha permesso di individuare dei tipi; occorrerebbe inoltre poter esaminare gli elementi che compongono il balcone quali, ad esempio le mensole, che solitamente reggono la lastra di calpestio, o il parapetto[24] che, nel nostro caso è stato l'unico indizio che ha permesso di dare una minima cronologia che dal XVI secolo giunge fino all'Ottocento (cfr. 3.7.).
Si tratta di una struttura ospitante una immagine sacra, solitamente configurata come un tempietto.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 1. edifici, selezionando solo gli edifici il cui campo <<edicola[25]>> contiene la voce "si".
Le edicole rilevate (al 1/03/1996) sono 125, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere solo 56.
La datazione delle edicole si è basata unicamente su iscrizioni presenti sull'elemento stesso o riportate su cartigli[26] sottostanti, non si è ritenuto di dare ulteriori indicazioni che avrebbero richiesto la competenza di storici dell'arte, relativamente alle immagini sacre rappresentate.
Il repertorio ha permesso tuttavia di individuare essenzialmente tre tipi di edicole: quelle che contengono tavole dipinte od affreschi con struttura simile a quella di un tabernacolo, le edicole con statue, solitamente con una maggior componente decorativa (festoni, putti) ed infine i medaglioni con bassorilievo in cui non esiste una vera e propria struttura ma solo una cornice più o meno elaborata (tab. i).

tab. i - Tipi di edicola
Di tali aperture sulle pareti esterne, così come per gli accessi, sono state rilevate solo quelle di necessaria identificazione per l'edificio.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 7. aperture, selezionando solo gli edifici il cui campo <<elementi>> contiene la voce "finestre".
Le finestre rilevate[27] (al 1/03/1996) sono 267, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 87, inoltre, come già per gli accessi esterni, le finestre che hanno subito delle alterazioni nel tempo (stratificazioni, reimpieghi di parti, ricostruzioni parziali o totali) non sono state inserite nel repertorio perché non si confondessero con quelle del tutto originali (almeno da ciò che si può intuire dalle immagini digitali, spesso di difficile lettura). Pertanto il numero si è ridotto a 61 (tab. l) e sono rimaste escluse quasi del tutto le finestre a polifora[28] , infatti risultano quasi sempre alterate da restauri che, riportando alla luce porzioni di muri medievali, sono dovuti inevitabilmente ricorrere alla reintegrazione se non alla ricostruzione degli stessi e degli elementi in essi contenuti.

tab. l - Individuazione delle finestre considerate
I due gruppi di aperture considerati sono le finestre e le porte-finestre, che sono state dalle prime separate soprattutto in relazione alla presenza del parapetto, elemento di distinzione evidente e riconducibile ad una propria cronologia (cfr. 3.7.).
Notiamo che cronologicamente le finestre hanno una maggiore diffusione nel XV, XVI e XVII secolo mentre le porte-finestre, già presenti nel Cinquecento caratterizzano la produzione ottocentesca (figg. 3 e 4).


Le finestre dipinte[29] non sono state rilevate, ad eccezione di una, pertanto non è stato possibile considerarle, anche se avrebbero potuto far parte del repertorio come espressione dei relativi tipi, in quanto sappiamo che le architetture dipinte imitavano fedelmente la realtà. Talvolta è indispensabile la testimonianza di una finestra dipinta originale per conoscere elementi che non potremmo verificare in altro modo, ad esempio il disegno dei vetri nelle ante o la forma degli scuri. In questo modo il graffito su un intonaco ci permette, come un documento cartaceo, di ricostruire l'immagine originaria della finestra.
Sono considerate finestre le aperture praticate nelle pareti perimetrali per illuminare ed arieggiare un ambiente interno di uso comune, come l'atrio ed il vano scala, o privato (appartamento).
La struttura ad arco, che prevede sempre la mostra, è stata rilevata solo nel XV e XVI secolo, utilizzata per lo più negli affacci del vano scala, mentre quella ad architrave, pur essendo presente nei medesimi secoli, copre l'intera fascia cronologica fino ad oggi.
Nei primi secoli le mostre sono semplicemente dipinte con finte architetture (motivo ripreso in epoca ottocentesca) o si articolano in motivi aggettanti che riprendono, semplificandoli, quelli dei portali (semicolonne, figure) (cfr. 3.1.2.).
Dal XVII secolo in poi si riscontrano solo mostre modanate e va perdendosi la ricchezza compositiva delle aperture che al più presentano, nell'Ottocento, frontoni di coronamento di forma triangolare e semicircolare.

tab. m - Tipi di finestra
Sono così indicate le finestre che arrivano a livello del pavimento e talvolta permettono di essere varcate (ad esempio se è presente un balcone). Elemento caratterizzante delle porte-finestre, che non danno accesso a spazi esterni, è la presenza di un parapetto che può essere contenuto nello spessore del muro o aggettare leggermente rispetto al filo della facciata (cfr. 3.7.).

tab. n - Tipi di porta-finestra
Le porte-finestre, che compaiono dal XVI secolo, hanno solitamente una struttura ad architrave e, dal Seicento all'Ottocento, una mostra modanata in analogia con quanto abbiamo riscontrato per le finestre (cfr. 3.4.1.).
Sono stati considerati accessi interni i varchi aperti nei muri interni al perimetro dell'edificio che consentono il passaggio per entrare od uscire da un vano privato.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 7. aperture, selezionando solo gli edifici il cui campo <<elementi>> contiene la voce "portali interni".
Come già visto nel caso degli accessi esterni, sono stati rilevati solo gli accessi di necessaria identificazione per l'edificio, pertanto risultano quasi completamente trascurati gli accessi più semplici, nonostante siano decisamente più diffusi rispetto a quelli riccamente decorati.
Gli accessi interni rilevati (al 1/03/1996) sono 98, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 68. Infine gli accessi che hanno subito delle alterazioni nel tempo (stratificazioni, reimpieghi di parti, ricostruzioni parziali o totali) non sono stati inseriti nel repertorio perché non si confondessero con quelli del tutto originali (almeno da ciò che si può intuire dalle immagini digitali, spesso di difficile lettura) riducendo il numero di accessi interni indagati a 58 (tab. o).

tab. o - Individuazione degli accessi interni considerati
Le suddivisioni degli accessi interni e quelle degli accessi esterni sono strettamente correlate, in quanto gli elementi sono simili, hanno analoghe funzioni e sono per lo più formati dalle medesime parti. Anche in questo caso possiamo distinguere porte e portali, sulla base della semplicità o importanza decorativa che li caratterizza.
La struttura delle porte interne è sempre costituita da un architrave, manca pertanto la struttura ad arco che è invece presente nelle porte esterne (tab. p). Pochi sono gli esempi di porte con la mostra e sono tutte databili al XVI secolo, mentre i sopraluce, anch'essi relativamente numerosi, risalgono al Seicento o al Settecento.

tab. p - Tipi di porta interna
Notiamo inoltre come il sovrapporta, che è presente nei tipi di porte esterne, in relazione a quelle interne compare solo una volta in una porta del XVIII secolo priva di mostra. Da ciò si può facilmente intuire come le porte interne siano improntate ad una ancor maggiore semplicità rispetto a quelle esterne, in particolar modo dal Seicento al Settecento, ma probabilmente anche nei secoli successivi, non rappresentati nel repertorio (fig. 5).

Così come per le porte interne anche per i portali interni non è documentata la struttura ad arco, ma solo quella ad architrave. Altro elemento comune è la semplicità di forme rispetto ai portali esterni della medesima epoca (tab. q).
É inoltre importante notare che tutti i portali rilevati risalgono al XVI secolo e pertanto non permettono di determinare le differenze esistenti tra gli elementi nelle varie epoche.

tab. q - Tipi di portale interno
In un solo caso è presente il frontone, nella forma a profilo triangolare interrotto, con un busto in pietra nera centrale (via di Canneto il Lungo, 21).
Elemento scolpito posizionato in chiave di una volta o di un soffitto.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 8. atri, selezionando solo gli edifici il cui campo <<rosone volta[30] >> contiene la voce "si".
Le serraglie rilevate (al 1/03/1996) sono 29, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 6.
Questo è un tipico elemento in uso nel XV e XVI secolo, con leggere differenze di forma. In generale le serraglie rilevate sono tutte di forma circolare ed hanno un motivo centrale scolpito a rosetta. L'unica differenza emersa tra le serraglie di epoca quattrocentesca e quelle del secolo successivo si basa sullo spessore delle stesse; infatti le prime hanno una forma simile a quella conica, mentre le seconde sono assimilabili ad un disco. Tali forme di serraglie bene si abbinano a quelle dei relativi peducci[31] (cfr. 3.9.) mentre non sembrano avere alcun riferimento rispetto al tipo di volta su cui sono applicate (fig. 6).

Si tratta delle protezioni laterali delle rampe di scale o dei ballatoi su cui poggia il corrimano.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 6. scale, selezionando solo gli edifici il cui campo <<parapetto[32] >> è compilato con voci diverse da "assente".
I parapetti rilevati (al 1/03/1996) sono 1138, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 89. Infine i parapetti che hanno subito delle alterazioni nel tempo (stratificazioni, reimpieghi di parti, ricostruzioni parziali o totali) non sono stati inseriti nel repertorio perché non si confondessero con quelli del tutto originali (almeno da ciò che si può intuire dalle immagini digitali, spesso di difficile lettura) riducendo il numero di parapetti indagati a 76 (tab. r).

tab. r - Individuazione dei parapetti considerati
I due tipi principali di parapetto individuati sono la balaustra e la ringhiera, sulla base del materiale che li caratterizza: la prima è infatti costituita da materiale lapideo (prevalentemente marmo), mentre la seconda è costituita da elementi metallici, anche se lavorati in modo differente.
Le balaustre rilevate sono state ulteriormente suddivise in base alla forma delle stesse: rocchetto quando l'elemento presenta una base di forma cilindrica e due "entasi[33] " (rispettivamente circa a 2/5 e a 3/5 dell'altezza); sacco quando la base è di forma cubica e l'entasi è solamente una (a circa 2/5 dell'altezza); colonna quando la forma del balaustro imita quella di una vera colonna con base, fusto e capitello; pilastro[34] quando il balaustro è costituito da un unico elemento che si divide superiormente in due riccioli contrapposti, con le volute verso l'interno (tab. s).

tab. s - Tipi di balaustra
Anche le ringhiere sono state divise in base alla forma dei loro elementi ma preliminarmete si è resa necessaria una suddivisione tra le ringhiere in ferro e quelle in ghisa, date le particolari forme di queste ultime eseguite a stampo e difficilmente inquadrabili in semplici categorie.
Tra le ringhiere in ferro riscontriamo la presenza di: elementi ad asta, cioè tondini a sezione circolare che possono presentare a 1/2 dell'altezza un nodo, un dado, tre anelli o tre cerchi sovrapposti; elementi curvi e a sezione piatta che formano nel parapetto semplici disegni (volute a forma di otto, serpentine); elementi a forma di lancia a sezione piatta ed infine elementi a ricciolo, sempre a sezione piatta e con molteplici volute che si incrociano (tab. t).

tab. t - Tipi di ringhiera
La cronologia delle balaustre si basa sulle dimensioni e sui rapporti tra diametro e altezza, elementi che è impossibile dedurre da un'immagine digitale, pertanto sono state datate al secolo solo le balaustre con caratteristiche dimensionali evidenti, mentre per le altre è stata attribuita un arco temporale più ampio.
Notiamo come le balaustre abbiano una vasta diffusione dal XV al XIX secolo cosa che non accade per le ringhiere che compaiono solo nel XVII secolo e perdurano fino ad oggi, con un notevole uso nell'Ottocento, quando la facilità di lavorazione della ghisa permise di creare forme particolari e ripetitive attraverso una tecnica a stampo di tipo industriuale.


Si tratta del rivestimento delle aree di calpestio dell'atrio e del vano scala.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 6. scale e dalla scheda 8. atri, selezionando solo gli edifici in cui i campi <<pianerottolo materiale>> o <<materiale pavimento>> è compilato[35].
Le pavimentazioni rilevate (al 1/03/1996) sono 1891, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere solo 12.
É stato considerato sia il materiale di cui è costituita la pavimentazione sia la forma delle lastre di rivestimento, ottenendo le seguenti categorie (tab. u):

tab. u - Tipi di pavimentazione
Le dimensioni delle lastre da pavimentazione non danno indicazioni circa la cronologia delle stesse ma l'esame della forma[36] delle tarsie[37] marmoree può offrire utili indicazioni, ad esempio le tarsie quadrilobate risalgono al XVIII secolo.
Notiamo inoltre che la pavimentazione a graniglia[38] è stata usata dall'Ottocento in poi.
Di questo elemento non è stato fatto il diagramma poiché il numero delle pavimentazioni studiate è troppo esiguo e potrebbe dare luogo a percentuali non veritiere.
Si tratta dei sostegni di imposta di archi o di volte.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 6. scale e dalla scheda 8. atri, selezionando solo gli edifici in cui il campo <<peducci tipo[39]>> è compilato con voci diverse da "assente".
I peducci rilevati[40] (al 1/03/1996) sono 449, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 57.
La suddivisione dei peducci si è basata dapprima sulla lavorazione degli elementi, esistono infatti peducci interamente scolpiti, peducci che presentano una parte superiore modanata ed una inferiore scolpita ed infine peducci solo modanati (con una o due modanature); la differenza è sostanziale perché dal peduccio scolpito a quello modanato muta, non solo l'aspetto, ma anche l'importanza che l'elemento ha nell'edificio, infatti nel primo caso è prodotto da una maestranza esperta e qualificata, mentre nel secondo rimane un elemento decorativo eseguito da un semplice esecutore di modanature (tab. v).

tab. v - Tipi di peduccio
All'interno di ogni categoria è stata individuata indicativamente la forma geometrica del peduccio, che ci permette di raggruppare ulteriormente gli elementi: i peducci di forma conica e triangolare risalgono al XV secolo, mentre quelli scolpiti o anche modanati di forma quadrata[41] possono essere datati al XVI secolo. Troviamo peducci unicamente modanati solo dal Seicento all'Ottocento con una variazione nella forma che, con il passare del tempo, da quadrata diventa rettangolare, perdendo gran parte dei rilievi modellati fino a ridursi ad un semplice listello.

Si tratta di una cornice costituita da piccoli archi poggianti su mensole, posta tra il piano terra ed il primo piano, su cui solitamente si imposta la parte esterna della muratura soprastante.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 3. elevato, selezionando solo gli edifici il cui campo <<basamento[42]>> contiene le voci "archetti muro in aggetto" o "archetti muro a filo"[43].
Gli archetti pensili rilevati[44] (al 1/03/1996) sono 212, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 24. Tali numeri si riferiscono agli archetti pensili visibili (per volontà di restauro o a causa del crollo di porzioni di intonaco che ne ha riportato alla luce le antiche forme); è da sottolineare che il numero di cornici ad aggetto[45] rilevato è decisamente maggiore (565 su 1692 facciate rilevate) pertanto il 46% delle facciate fino ad oggi studiate presenta un basamento (almeno fino al primo piano) con probabili preesistenze medievali.
Le arcatelle degli archetti pensili possono essere costituite sia da elementi litici opportunamente sagomati sia da laterizi, entrambi poggianti su mensole in pietra essenzialmente di due forme: a 1/2 toro, la più diffusa, ed a tronco di piramide rovesciato. La forma dell'arco può essere a sesto acuto o a tutto sesto (solitamente questi ultimi sono gli archetti frutto di ricostruzioni ottocentesche).
Gli archetti sono elementi delle costruzioni di origine medievale perciò risalgono al XIII/XIV secolo ed è difficile darne una datazione più precisa se non con l'aiuto della mensiocronologia dei litici e dei laterizi o mediante l'analisi delle tecniche murarie, entrambi sistemi che esulano dal presente lavoro.
Sono gli ambienti voltati aperti con archi posti a piano terreno contenuti entro la pianta dell'edificio stesso e costituiti da arcate poggianti su elementi puntiformi (da non confondere con i portici o porticati pedonabili come quelli della Ripa o quelli di tipo ottocentesco).
L'elemento è stato tratto dalla scheda 1. edifici, selezionando solo gli edifici il cui campo <<portico[46]>> contiene le voci "tamponato" o "aperto".
I portici rilevati (al 1/03/1996) sono 126, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 19. Come già osservato per quanto riguarda gli archetti pensili (cfr. 4.1.), anche i portici sono l'inconfondibile segno di preesistenze medievali, e compaiono nel 12% degli edifici rilevati.
Gli elementi del portico che sono soggetti a variazione sono la forma (a sesto acuto o a tutto sesto), il materiale di cui sono costituiti la muratura e l'arco ed infine l'elemento puntiforme centrale (colonna, solitamente di reimpiego, o pilastro a sezione ottagonale) nel caso di portico con almeno due fornici (tab. w). Non sono stati considerati gli elementi puntiformi angolari del portico poiché questi sono sempre costituiti da pilastri in muratura per ragioni di tipo strutturale.
Cronologicamente è difficile distinguere un portico del XIII da uno del XIV secolo, se non effettuando laddove è possibile l'analisi della tecnica muraria o esaminando attentamente l'eventuale capitello della colonna, perciò tutti i portici analizzati sono stati raggruppati in un unico periodo temporale che va dal Duecento al Trecento.

tab. w - Tipi di portico
É la colonna su cui si imposta la volta della prima rampa di scale.
L'elemento è stato tratto dalla scheda 6. scale, selezionando solo gli edifici il cui campo <<elementi puntiformi[47]>> contiene la voce "colonna".
Le colonne caposcala rilevate (al 1/03/1996) sono 267, ma le immagini digitali visibili o comunque comprensibili rispetto all'interezza dell'oggetto, sono risultate essere 78.
L'analisi di tale elemento è risultata particolarmente difficile poiché la varietà di forme e decorazioni delle colonne mal si conciliava con l'esigenza di creare dei gruppi omogenei di elementi; quasi ogni colonna è trattata in modo del tutto particolare tanto da far presupporre una precisa volontà da parte del committente o del progettista/esecutore di distinguersi creando liberamente forme e decorazioni.

tab. x - Tipi di colonna caposcala
Nonostante ciò il tentativo di individuare alcune somiglianze ha permesso di classificare quattro tipi di colonne basandosi esclusivanente sulla forma del fusto[48] che può essere: a bulbo, se presenta una "entasi" nella parte inferiore (il piedistallo[49] considerato in tabella si riferisce ad una parte del fusto di diametro ridotto rispetto a quello della colonna e forma simile al guscio); a fiasco, se l'"entasi" è particolarmente pronunciata ed associata ed un progressivo assottigliamento della parte superiore della colonna; a fuso, se presenta rastremazioni in corrispondenza di entrambe le estremità; a cilindro, se tale è la forma del fusto.
Si è preferito non dare indicazioni cronologiche data la difficoltà di analizzare tale elemento se non in relazione agli altri che concorrono a formare il sistema atrio-scale quali ad esempio volte, peducci, parapetti, pavimentazioni.
Un tentativo è stato quello di mettere in relazione le colonne caposcala con il tipo di cielo relativo (fig. 10), da ciò si evince che solitamente le colonne svolgono la funzione di sostegno per volte a crociera (atri o vani caposcala) o volte a botte (vani scala), mentre il 12,9% delle colonne rilevate è stato probabilmente ricollocato dopo un interventio di ristrutturazione del vano scala che ne ha modificato la struttura (cielo piano).

Le pagine che seguono sono relative ad una puntuale spiegazione delle voci contenute nelle form facenti parte del Repertorio. Per facilitare la consultazione, gli elementi sono indicati in ordine alfabetico e pertanto diverso da quello presentato in questa relazione.
B. BASINI - M. FENATI, Cronotipologia e mensiocronologia di alcuni componenti di palazzi e ville genovesi del secolo XIX, Tesi di Laurea, Relatore Prof. T. Mannoni, A.A. 1993/1994.
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Genova, 8 luglio 1996
(r. v.)