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1. Caratteristiche dell'edificato

(Ennio Poleggi)

Per comprendere le brevi constatazioni che seguono sembra utile richiamare le svolte recenti che hanno modellato il manufatto urbano della prima periferia a ponente della città murata.

Infatti il Borgo di Prè, tuttora profilato dalle mura del sec.XIV su una stretta striscia a ridosso dei crinali di Bregara e Pietraminuta, si dirama su forti declivi che salgono sino ai forti cinquecenteschi di S.Giorgio e Montegalletto, oltre che al borghetto fondato dai Carmelitani (sec. XIII).

Prè rimarrà sempre dentro questi recinti, fisicamente invalicabili: nell'assetto viario principale alle due Darsene e all'Arsenale si aggiungeranno la strada dei Balbi (1601-18), i cui cinque palazzi occupano il tronco orientale, e la .carrettiera Carlo Alberto (1832) che accentua il fronte portuale con nuove case di affitto ed avancorpi di botteghe.

Anche la lenta infrastrutturazione della stazione ferroviaria Principe (1855), con hotels che vi si affacciarono soltanto alla fine del sec. XIX, non smentisce la lunga durata di quartiere popolare e artigiano, dove quasi tutti i suoli - e non poche case - apparterranno ai Giovanniti (1180 ca) sino alla decadenza della Repubblica (1797).

Furono soprattutto le Terrazze di marmo, progettate da Ignazio Gardella nel 1835 come nuovissimo prospetto del porto, con magazzini ed uffici nonchè una lunga passeggiata di copertura, a ridare significato ai porticati della Ripa accentuando stimoli di rinnovo su tutta la palazzata da Porta S.Tomaso a Caricamento. L'effetto fu tuttavia di breve durata già che il nuovo porto del Regno d'Italia, progettato come porto di scambio (1875), aveva introdotto un complesso sistema di stazioni e binari ferroviari che dopo appena un quarantennio richiese la demolizione di una tale opera, macroscopica per quei tempi e celebratissima, che aveva cambiato Caricamento in piazza porticata.

Nonostante la gravità delle condizioni igieniche fosse già all'attenzione pubblica dopo l'ultima pandemia colerica (1874), il Borgo non ebbe interventi fra le due ultime guerre - quando già la Civica Amministrazione apriva l'attuazione del Piano Regolatore delle Aree centrali - nè le rovine dell'ultimo conflitto ebbero la forza di sollecitarono decisioni sino all'adozione del Piano di Recupero (1986). Esso fu infatti la prima scelta amministrativa per il Centro Storico di Genova, dopo che il PRG 1959 aveva imposto il blocco degli interventi sull'area compresa nella cinta del XII secolo (art. 18), salvo presentazione di Piani particolareggiati.

Non sembri pletorico il richiamo alle vicende urbanistiche già che è su questa piattaforma secolare di non-azioni che, oggi lo si vede bene, si sviluppa l'anemia del quartiere in tutta la sua gravità, anzi l'agonia dell'intiero stock edilizio, oggi accelerata dai gravissimi effetti indotti da sgomberi, contenzioso di espropri, blocco di cantieri e occupazione abusiva.

E' sufficiente una breve rassegna della consistenza volumetrica (tab. 2) per valutare la cieca materialità di edifici (559) che nel 49% (272) non hanno alcun pozzo d'aria interno mentre soltanto il 15% dispone di un cortile (86). A fronte di ciò almeno il 60% raggiunge l'altezza di 5-8 piani (334); fra questi sono inclusi 110 dei già citati senza pozzo d'aria.

Tab. 2 - Piani f. t. per presenza di vuoti interni all'edificato
piani assente cavedio cortile n. r. TOTALE
n. p.   1 2 3 6
1 35 8 6 2 51
2 29 11 3   43
3 19 15 5 2 41
4 28 20 13 5 66
5 42 31 16 1 90
6 55 34 15 2 106
7 34 42 16 3 95
8 21 13 9   43
9 6 6 1 1 14
10 2 1     3
11 1       1
TOTALE 272 182 86 19 559

Oggi, se si guarda comparativamente alla connotazione sociale, cioè in parte alla destinazione d'uso ed in parte all'apparenza formale (tab. 3), su 496 edifici (553, inclusi 97 edifici specialistici) riconosciamo 176 case di affitto di età contemporanea (35%), 82 c. di affitto età moderna (16,50%), 74 c. popolari di età moderna (15%), 35 c. borghesi (7%), 7 c. medievali (1,2%).

In sostanza anche ad una immediata panoramica percettiva tutto l'insediamento a mare, cioè il vecchio borgo medievale di S.Tomaso, conferma la sua destinazione popolare assieme a quello del Carmine, salvo pochissime case medievali di effetto che, nonostante diverse trasformazioni, alzano facciate eloquenti e degne di un restauro.

Sulle frange collinari prevale naturalmente l'edilizia di affitto, economica e borghese, che il prolungamento della Circonvallazione a Monte ha diffuso dal crinale sino a ricongiungere quella che sovrastava la Stazione Principe.

Tab. 3 -Tipi connotativi per modalità di attuazione (tipi) - corpi
tipo lottizzativo edilizio rifus. accorp. riduz. intas. soprael. n. r. TOT.
pluri. mono. pluri. mono.
n. p. 1                   1
palazzo nob. medievale     1               1
casa nob. medievale   1                 1
casa popolare mediev.   5   1 1           7
pal. nob. moderno 1 3 8   1           13
pal. ad appart. mod. 3   4               7
casa popolare mod. 24 22 12 13 1 1 1       74
casa da affitto mod. 33 10 19 15 4 1         82
palazzo borghese 2 1 1   6           10
casa borghese 4 13 9 8   1         35
casa d'affitto cont. 53 27 42 40 5 7   1   1 176
avancorpo   5 2 3 1 4 2 16     33
mezzano           1   1     2
edif. specialistico 15 11 37 16 2 3   8 1 4 97
edif. sotterraneo                   1 1
appartamento 1 1           1     3
n. r. 1   3         1   5 10
TOTALE 138 99 138 96 21 18 3 28 1 11 553

A riunire i dati di epoca prevalente con i modi attuativi dei diversi tipi edilizi si ottiene un'immagine più immediata del Borgo, perchè più complessiva ed eloquente, così come può vederlo un passante che sia attento a tutti quegli aspetti che fanno dell' abitato una identità culturale.

I 237 tipi di attuazione lottizzativa, che sono pari ai 234 di attuazione edilizia (tab. 3), ne costituiscono l'85% indicando un assetto particellare coincidente con gli interventi edilizi, sempre, fatto che denuncia una storia di lunghissima durata o, in ogni caso, una successione di interventi sistematici sull'intera proprietà fondiaria, sia di `ançien règime' che di età contemporanea.

La percepibilità di massima concentrazione degli interventi lottizzativi si rileva nelle schiere, ortogonali al mare, comprese fra gli assi di Piazza dei Truogoli di S. Brigida e Vico della Pace (settori 21-22), oltre che nel già citato ricompattamento della palazzata che si affaccia sulle Darsene.

Tab. 4 - Epoca prevalente per epoca antiquaria - corpi
nessuna XIII XIV XV XVI XVII XVIII TOT.
XIII 1 1
XIV 5   5
XV 1     1
XVI   4     4
XVII 38 7     1 46
XVIII 131 25 1 2 3 5 5 172
XIX 164 9   1   4 9 187
XX 123 3   1 2 1 7 137
TOTALE 463 48 1 4 6 10 21 553

Più d'impressione - ma altrettanto efficace - la rassegna dei caratteri che distinguono gli insiemi principali di via Prè, sempre fondata sull'apparenza esterna o, al massimo sul genere di scale.

Nelle testate estreme prevalgono a levante un mixing di corpi sei-settecenteschi, dovuti alle infiltrazioni di proprietà Balbi che circondano l'insula interna del Roso (settore 20), assieme al rinnovo ottocentesco della palazzata a mare; a ponente ancora gli effetti della carrettiera Carlo Alberto e quelli novecenteschi che attorniano la piazza dell'Acquaverde dopo la costruzione di hotels aggiornati all'inizio di questo secolo (settore 23).

Paradossalmente, rispetto alle dinamiche accennate, la sequenza di prospetti così trasformati non si sottrae all'impressione di un paesaggio squisitamente medievale; anche se il maggior numero di tracce esterne (archetti e marcapiani) si legge più fitto all'interno e a monte dell'asse principale, con prevalenza delle aree a ponente di Piazza dello Statuto (settori 22 e parte del 21).

L'altezza fra i 5 e gli 8 piani di circa il 60%, dove almeno un terzo manca del tutto di pozzo d'aria, sembra la causa determinante di un paesaggio urbano che colpisce il passante anche per questo effetto visivo. In realtà si tratta storicamente di case popolari medievali, molto verticalizzate perchè trasformate nel XVIII secolo in case `da mezzani' con aggiunta di molti piani che tuttavia insistono su lotti di prima edificazione.

Oltre al rinnovo dovuto alla carrettiera, rimangono ancora tre interventi urbanistici che raccolgono la maggioranza di componenti di età contemporanea citate nelle tabelle, fatti salvi i cinque palazzi Balbi che caratterizzano la genesi e la qualità barocca del rettilineo seicentesco donde, come già detto all'inizio, sortirono il Collegio gesuitico, sede dell'Ateneo, e - in senso orario - i sette monasteri di S. Carlo (Via Balbi), Gesù e Maria (Vico Monachette, demolito), dello Spirito Santo (Piazza dell'Acquaverde, demolito), Nostra Signora della Provvidenza (Salita della Provvidenza, demolito), Nostra Signora della Visitazione, S. Maria della Neve e S. Teresa (Salita della Neve).

Oltre alla lottizzazione Dufour attorno al Convento di S.Brigida (1855), si debbono infine ricordare i Piani di risanamento della Rabida al Carmine (1866), cui appartengono le case di Piazza Bandiera e Via Polleri e il Piano di ampliamento di Sant'Ugo ideato dal cav. Scerni (1875 ca) per allacciare tutte le aree a monte del Sestiere di Prè, dalla Stazione Principe ad Oregina, Pietraminuta e Carbonara cui, in parte ridotta, appartengono le restanti case di affitto schedate.

In conclusione questa seconda fase di rilevamento della mappatura culturale non sembra soltanto chiudere un'operazione utile alla ricerca storico-archeologica e ad al governo ragionevole di un adeguamento abitativo della Città vecchia, ma nello stesso tempo consegnare una lettura coerente e completa del territorio urbano appartenuto alla città di `ançien règime'.

In questo caso la successione a strisce, parallele alla costa ed al crinale occidentali del `sito' primitivo, sembra fornire un'immagine meno intrecciata della prima fase che riguardava un'area storica più diacronica: in primo piano il Borgo riordinato dai Giovanniti della Commenda, dietro il quartiere nobiliare dei Balbi che rinnova i fasti urbanistici di Strada Nuova ma anche la grande stagione della beneficienza seicentesca, dietro ancora l'infrastrutturazione carrabile e lottizzativa della Circonvallazione a monte.

Contiamo di perfezionare presto questa lettura complessiva dell'intera area amministrativa denominata `Centro Storico' di Genova, approfondendo - come già fatto per la prima fase - quelle distinzioni di dettaglio e d'insieme che, astraendo da un esame sistematico dei numeri, dovrebbero meglio asseverare quanto scritto.


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