1.2. Analisi delle fonti

1.2.1. Le fonti scritte

Proprio le fonti catastali che sono presupposto della lettura storica, come indicato dalle pubblicazioni che sono base di conferimento dell'indagine affidataci, hanno assorbito larga parte degli sforzi del gruppo.

Durante questa prima fase sono stati infatti trascritti in toto od in parte i seguenti 'monumenti' della fiscalità e della 'statistica' di antico regime:

cui si integrano documenti anteriori sulla gestione del mercato immobiliare in antico regime, ed alcune fonti fiscali come la tassa su porte e finestre, oltre alla documentazione della Commissione d'igiene Segale.

Lo stato della trascrizione è assai avanzato; l'Estimo è stato completamente trascritto, così come il Censimento 1804, mentre la rilevante consistenza dei documenti del nuovo regime, pur ben conosciuti, ci ha impedito di concludere questa fase in tempo utile per la presentazione in questo rapporto. Un risultato ben superiore alle aspettative; il file relativo all'estimo 1798 risulta infatti, seppure ancora nella forma preliminare assunta con la trascrizione, direttamente consultabile dall'esterno, consentendo così la ricerca per toponimo (via, piazza), per proprietario, per parrocchia, con la possibilità di reperimento di tutti i confini di ciascun bene.

Le pagine che seguono riportano in successione le principali caratteristiche di tali fonti, la loro consistenza, le magistrature o le istituzioni che ne hanno promosso la realizzazione, le caratteristiche del data base con cui sono stati trascritti (con le modalità con cui sono ad oggi consultabili, prima di essere trasposte nella struttura relazionale).

Altri importanti documenti per la conoscenza della città vecchia di Genova sono stati realizzati negli anni, si tratta di studi parziali, di attività di studio spesso non coordinate, frutto di sforzi occasionali o, al contrario di attività istituzionali spesso trascurate in occasione di ricerche come la nostra.

Su queste fonti, inauguriamo un centro di coordinamento destinato a rimanere aperto, per necessità operative e per disponibilità di forze. In primo luogo daremo conto delle diverse entità disponibili (anche in base alle indicazioni che i lettori di questo rapporto sapranno darci, a tale proposito, è di seguito presentato un formulario per la compilazione degli elenchi), integrando in seguito una parte degli elementi informativi nella ricerca stessa.

Il primo gruppo di fonti, quelle prodotte presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Genova, diamo conto in questo primo rapporto. Si tratta di tesi ed esercitazioni prodotte in alcuni corsi che hanno aderito alle nostre richieste. Nei prossimi rapporti tale elenco, consultabile in linea sul "server" dell'Istituto (storia.arch.unige.it, accessibile via Internet) dovrebbe trovare notevole incremento. Ma fin d'ora rilevanti appaiono i risultati raggiunti da alcuni corsi, come il lettore potrà verificare dal breve rapporto riportato alle pagine seguenti.

Le altre fonti principali hanno già carattere notevolmente strutturato. Si tratta di quattro elaborati già disponibili all'Amministrazione comunale:

1.2.2. Le fonti cartografiche

Il periodo trascorso tra l'inizio dell'indagine e questa relazione si è posto in continuità con una lunga attività di individuazione e rappresentazione delle trasformazioni del territorio cittadino. A partire dalla ricerca Murst 60% Cartografia e storia del territorio l'Istituto di Storia dell'Architettura ha cercato di costituire per i propri fini istituzionali una affidabile cartografia di base, iniziando quelle attività di restituzione rese pubblicamente evidenti con la mostra "Ripa, Porta di Genova". Anche a partire da quell'esperienza la cartografia, realizzata per una prima fase da Paolo Cortigiani e quindi da Maximilian Rizzardi con il coordinamento di Carlo Bertelli, è in seguito giunta ad una copertura assai estesa che con questa indagine viene ricondizionata a beneficio delle istituzioni e dei cittadini.

Proprio su questo elemento ci troviamo dunque in anticipo rispetto alle scadenze fissate dal programma operativo. Anche se in corso d'opera le nostre finalità, legate soprattutto in una prima fase alla continuità con la Carta tecnica regionale, posta alla base del nuovo Piano regolatore, sono mutate, siamo in grado di presentare oggi una prima restituzione della carta comunale 1:1000.

Il mutamento nel frattempo intervenuto, il riferimento alla nostra restituzione cartografica come cartografia ufficiale, in senso proprio Carta tecnica comunale, è la migliore valutazione per lo sforzo compiuto. Certo rilevante e nuovo appare lo sforzo previsto, l'integrazione delle restituzioni effettuate non già con la base al 5000, ben più imprecisa, ma con quella al 500 comunale, che ancorché non aggiornata mostra notevole precisione anche nell'individuazione dei principali elementi edilizi.

E' nostro proposito procedere all'integrazione della nostra fonte durante i prossimi mesi sotto due principali aspetti: quello dell'aggiornamento, che avevamo iniziato, con la collaborazione dei Servizi Urbanistica e Centro storico, che abbiamo procrastinato per ottenere quella maggiore precisione richiesta ad esempio dall'Azienda municipalizzata gas e acqua, anche nella sua funzione di concessionaria del ciclo integrale delle acque, e necessaria all'individuazione degli interventi più minuti.

Ma soprattutto, attraverso i sopralluoghi, saranno integrati alcuni elementi in cui più carente risulta il trattamento delle caratterizzazioni oggettuali. Affidandosi infatti alla tradizione della cosiddetta vestizione grafica della cartografia, la carta comunale tende a non differenziare fenomeni edilizi profondamente differenti, slittando sempre verso i simboli più complessi, quelli che maggiormente danno gradevolezza alla carta; integrano inventando, cioè, secondo una tradizione di decor ancora largamente richiesta dal pubblico professionale e dagli stessi progettisti del Piano regolatore. Un semplice esempio fra quelli riscontrati basterà a chiarire le caratteristiche del fenomeno: alle discontinuità del porticato della Ripa, discontinuità segnate tra l'altro dalla realizzazione di nuovi edifici, caratterizzati da porticati a copertura piana, corrisponde tradizionalmente un segno riconducibile alla volta a crociera. Non si tratta evidentemente di una simbologia precisa, ma qui non si pone un problema di effettiva rappresentazione, si pone invece un problema di densità complessiva della carta, una densità che deve tornare sempre su toni abituali; toni e 'dettaglio' (detail e decoro si confondono fin dalla cartografia francese del XVII secolo) che nascondono più di quanto non mostrano e dovrebbero essere ricondotti alla propria funzione attentamente descrittiva.

A fronte di tale problema notevoli difficoltà ed alcune discrepanze si riscontrano anche nella partizione delle unità edilizie, un problema questo rilevantissimo, al di là degli stessi aspetti planimetrici.

Se sono proprio le rappresentazioni planimetriche a mostrare la corda su un fenomeno così complesso ed al tempo stesso così basilare come la descrizione delle unità edilizia (e talvolta la loro stessa enumerazione -- quando il contesto edilizio si fa denso ed articolato saltano talvolta i conti con gli stessi numeri civici), è lo stesso concetto di unità edilizia ad entrare in crisi nell'indagine in corso.

Come si potrà constatare verificando le relazioni fra edifici e fra le diverse parti di una stessa unità immobiliare, la proiezione planimetrica del sedime dell'edificio in un parallelepipedo che raggiunge il livello di gronda è a Genova, ed in particolare nella città vecchia, totalmente infedele ed impropriamente utilizzato per la rappresentazione delle unità immobiliari: il 'condominio', quando esiste, ha forme e modalità di relazione assai più complesse. A partire da una ridotta integrazione spesso manifesta nell'aggregazione di unità edilizie preesistenti di minori dimensioni per giungere poi alla dimensione più tipicamente proprietaria e d'uso, in una dimensione abitativa che tende a non rispettare neppure più la struttura degli isolati, figuriamoci quella degli edifici (o degli edifici definiti dalle quattro mura perimetrali).

Che la conseguente definizione di edificio non sia qualcosa di astratto, di puramente giuridico, lo dimostra una difficoltà di aggregazione della promozione privata certamente superiore ad altre città. Non tenere conto di questa 'alienazione' degli edifici significa progettare per una città che non esiste, trascurando invece le interazioni possibili, le valorizzazioni trasversali che la maggioranza degli edifici possono trarre dalle relazioni 'lontane' con i loro tentacoli immobiliari calati come sensori privilegiati sugli affacci che consentono migliori qualità residenziali, un'eredità che la rigidità del tipo edilizio certamente non consentirebbe.

Dobbiamo a questo punto affermare che anche la nostra ricerca soffre di questa discrasia perché la cartografia realizzata, basandosi su originali bidimensionali e informazioni quasi sempre ricondotte alla dimensione planimetrica, non può che aderire ad una rappresentazione di tal fatta. In realtà, anche per epoche precedenti alla nostra sono ricostruibili condizioni volumetriche assai complesse, seppure con gradi diversi di certezza; il catasto edilizio riporta infatti annotazioni, frequentissime per altro, con l'indicazione delle particolari condizioni dell'abitato genovese: "l'appartamento sub 4 si estende in parte sul mappale 2514", ad esempio, come potrà agevolmente constatare chi volesse consultare file di trascrizione del catasto unitario, disponibili per quanto già trascritto sul server storia.arch.unige.it.

Anche l'antico regime ci trasmette tuttavia una fonte a suo modo tridimensionale, si tratta della tassa su porte e finestre, che molto spesso ci mette in grado di individuare la consistenza dei prospetti e l'elevazione degli edifici. Per la frammentarietà ed il rilevante onere della trascrizione si è ritenuto di posticipare l'operazione ad un momento in cui tali condizioni siano agevolmente rappresentabili dal sistema informativo. A partire dunque dal momento in cui la tridimensionalità della rappresentazione sarà nella sua complessità disponibile per l'età contemporanea.

1.2.3. Le fonti informatizzate

a) La ricerca Verso Genova medievale

Gli elementi del prodotto Verso Genova medievale, attualmente collocati presso la Soprintendenza ai Beni architettonici e Ambientali per la Liguria, dovranno essere integrati al sistema informativo per il centro storico.

Tre sono gli aspetti che intendiamo sviluppare nell'ambito delle nostre attività:

  1. Portabilità e comunicabilità dei risultati: le tecnologie utilizzate per l'archiviazione delle immagini dal progetto 'giacimenti culturali' risultano ormai obsolete, l'integrazione tra videodisco, analogico (seppure caratterizzato da qualità assai elevata), e strumenti informatici digitali appare assai precaria, onerosa (sono tendenzialmente utilizzati diversi apparecchi, l'uno per la gestione del data base, l'altro per la gestione del video disco, eventualmente un terzo per la visualizzazione integrata di immagini e testo), soggetta a frequenti guasti ed a manutenzione non banale.
    Proponiamo di convertire le immagini del videodisco su cd-rom, integrandole con il database, con consultazione effettuata sia localmente che via rete attraverso gli strumenti sviluppati dal Cern e dal NCSA dell'Illinois per il World Wide Web. Modalità di trasferimento analoghe sono predisposte per la Collezione Topografica del Servizio beni culturali del Comune di Genova, mentre si propone di realizzare una analoga operazione con fondi estranei a questa ricerca per la Collezione topografica del medesimo servizio;
  2. Integrazione delle schede sopraintendenziali e delle ricerche archeologiche attivate per il medesimo progetto nel data base georeferenziato oggetto della nostra indagine, attivando così una modalità di consultazione assai più agevole e coerente con i dati archiviati e consentendo l'interazione dei dati prodotti dall'attività tutoria con le indagini conoscitive attivate dalle procedure per la concessione edilizia e con i dati prodotti dall'attività universitaria. A tale proposito,
  3. Conservazione delle apparecchiature sopravvenienti alla Soprintendenza presso lo stesso ente e loro integrazione nel sistema informativo come strumento per la documentazione dell'attività tutorie. Come di consueto, il lavoro compiuto dalla cooperativa Grafema, oltre ad altri eventuali difetti di un lavoro privo dei necessari controlli di merito (privo cioè del confronto anche costruttivo degli enti tutori, che il decreto non supportava con le necessarie competenze), è -- come tutti i lavori di questo genere -- già fortemente invecchiato. Invecchiate sono in parte le tecnologie, ancorché come già detto recuperabili, invecchiate le apparecchiature, soprattutto invecchiate sono le informazioni, ma tutto questo è solo in parte vero: il corpo principale del lavoro, la trascrizione delle schede meno recenti, il cosiddetto recupero del pregresso, ostacolo più rilevante in altri interventi di informatizzazione della pubblica amministrazione, risulta in questo caso sostanzialmente compiuto.
    Immutati dal punto di vista delle tecniche e dei sistemi operativi risultano inoltre i principali strumenti impiegati: il data base management system Oracle, pur in una versione più recente (ma con questa compatibile) è presupposto dell'indagine in corso, peraltro operante su sistema operativo Unix (anche questo uno 'standard' consigliato, anche se non sempre osservato, nell'istituzione dell'Osservatorio Urbano permanente previsto nel progetto Civis Sistema). Strumenti quindi invecchiati ma non obsoleti, ed una metodologia in linea con gli orientamenti indicati dall'apposita commissione per l'informatizzazione delle strutture statali.
    Proprio per questo ci parrebbe opportuno suggerire che le apparecchiature e gli strumenti software, oltre i dati disponibili, possano divenire il nucleo di un sistema informativo per i beni architettonici, aperto e collegato in una rete integrata con gli enti locali nell'ambito, appunto del sistema informativo citato. In effetti, rinunziando fin d'ora ad aggiornamenti palingenetici, tale integrazione impegnerebbe risorse molto limitate ammettendo la realizzazione di una piccola rete locale connessa attraverso una normale linea telefonica commutata (eventualmente solo ricevente) con modem ad alta velocità.

b) L'ufficio tecnico erariale - Catasto fabbricati

Ancora per quanto riguarda le fonti esistenti particolare rilevanza ha il Nuovo catasto edilizio urbano, da alcuni anni trasposto su supporto informatico e già disponibile all'Amministrazione comunale perché acquisito per la gestione dell'ICI, e tuttavia utilizzato per i soli fini amministrativi, mentre si prevede in prima ipotesi di acquisire i file del catasto per inserirli in una organizzazione analoga a quella prevista per gli altri dati. Al termine dell'indagine, qualora le risultanze del catasto trovassero notevole rilevanza, potrebbe essere attivato un collegamento permanente e potenzialmente assai aggiornato anche con questa istituzione.

In realtà proprio sulle trasformazioni del mercato immobiliare, pur rilevanti nella vicenda della città esistente, questa nostra indagine non intende entrare, ritenendo che altri, anche all'interno dell'istituendo osservatorio possano e debbano operare in tal senso.

Ritornando ancora sul tema del catasto informatizzato, si deve positivamente valutare la disponibilità di tale amministrazione alla diffusione dei propri dati. E' stato infatti predisposto per tale fine un apposito programma che, distribuito gratuitamente assieme ai dati stessi, ne permette un'agevole consultazione. A partire dall'analisi delle funzionalità di tale programma sarà realizzata una prima forma di integrazione con il data base relazionale. I problemi di integrazione successivi saranno dunque valutabili solo in termini di legittimità amministrativa e di infrastrutture di comunicazione.

c) Le fonti sull'attività edilizia

A partire dal 1984 il Cresme ha raccolto dati sull'attività di recupero nella città vecchia. Tali dati, raccolti in un primo tempo nel volume a cura di E. Nigris, Amministrare il recupero. Genova, sono stati in seguito integrati da più recenti rilevazioni fino al 1988 nel saggio di C. Bertelli nel volume curato da L. Bellicini, L'Italia da recuperare.

I dati disponibili, sintetizzati successivamente in una successiva opera di confronto fra le grandi città italiane (Genova, una città che sembra sospesa , nel volume curato da L. Bellicini, La città degli anni `90) sono stati in seguito completamente rivisti ed integrati in una rilevazione molto accurata da R. Russo nella sua tesi di dottorato presso il Politecnico di Torino.

L'autrice, molto cortesemente, ha depositato presso il Laboratorio di cartografia e documentazione dell'Istituto di Storia dell'architettura, consentendone l'utilizzazione nell'ambito di questo contratto, i dati raccolti ed il testo della propria dissertazione, al fine di consentire una più agevole consultazione dei dati stessi.

I diversi file,

  • ART26.DBF 165 K
  • DOMAND.DBF 165 K
  • MAN-ST.DBF 47 K
  • PROGET.DBF 47 K
  • sono destinati ad essere collegati con la cartografia in corso di realizzazione, mentre sono già disponibili alla consultazione (si possono ottenere i file collocati sul server ftp dell'Istituto, storia.arch.unige.it), mentre il testo sarà presto preparato per la consultazione in rete e distribuito sotto protocollo http con il seguente localizzatore universale (url):

    http://storia.arch.unige.it/censto/attiv_edil.html

    Per la consultazione di tale testo è attualmente necessario disporre del word processor Word Perfect (ma ne è stata effettuata una trascrizione in formato Claris Works 1.0).

    Il data base è organizzato in modo tale da consentire una agevole lettura, si tratta di cinque tabelle in formato xbase (.dbf), consultabile quindi con un gran numero di data base manager.

    La struttura delle tabelle riporta i seguenti campi:

    Si tratta rispettivamente di un file relativo ai progetti (attività relative ad interi edifici, prevedibilmente soggette a concessione onerosa), alle domande (attività relative ad interi edifici o loro parti rilevanti, prevedibilmente destinati a concessione gratuita od autorizzazione), alle domandine (interventi minori o di tipo prevalentemente amministrativo, prevedibilmente soggetti ad autorizzazione), opere interne alle abitazioni (soggette ad asseverazione di un professionista).

    A proposito di queste ultime alcuni controlli effettuati durante i sopralluoghi hanno fatto riscontrare una ridotta capacità di asseverazione. Molto spesso la `ridotta' portata degli interventi, l'improponibilità di parcelle professionali elevate, danno luogo a rilievi acquisiti dai professionisti ed in realtà prodotti, spesso a partire da vecchi estratti catastali, dagli stessi clienti. Risultando spesso inconsistenti i progetti, non veritieri i rilievi, probabilmente mai visitati gli immobili oggetto dell'asseverazione, numerosi paiono gli interventi capaci di operare in modo malaccorto sulle strutture, con conseguenze spesso non reversibili.

    Vale inoltre la pena di considerare come da questi interventi emerga una sorta di `pianificazione privata del Centro storico', individuando aree di prevalente intervento e proponendo una geografia del mercato immobiliare tutt'affatto sconosciuta alla pubblica amministrazione. Molti di questi interventi sono infatti eseguiti in stretta connessione ad un mutamento di proprietà. In questo senso le risultanze di alcune esercitazioni condotte dagli studenti di architettura nell'ambito delle attività del Laboratorio di estimo sembrano far presupporre rilevanti integrazioni fra attività di rinnovo ed attenzioni delle agenzie immobiliari operanti nella città vecchia.

    (c. b.)


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