1.4. Trascrizione della cartografia

1.4.1. Restituzione di fonti cartografiche contemporanee

Carta Tecnica Regionale 1:5000

La nuova C.T.R. in scala 1:5000 è stata realizzata su iniziativa della Regione Liguria nel quadro di una più ampia attività di rinnovamento delle fonti cartografiche regionali. Ciò che la contraddistingue rispetto alle precedenti è il supporto su cui essa è presentata: non più di tipo tradizionale cartaceo, bensì numerico.

La carta è infatti un insieme di coordinate numeriche gestite informaticamente mediante programmi specifici che permettono, da una parte, un maggiore numero di informazioni trattabili, dall'altra, un'ampia flessibilità d'uso.

La sua realizzazione consta di due fasi principali: la prima, di tipo tradizionale, riguarda le operazioni di rilevamento fotografico effettuate da aerei particolarmente attrezzati mediante strisciate successive sul territorio; la seconda è costituita dalla foto restituzione mediante apparecchi fotorestitutori. È in quest'ultima fase che intervengono i nuovi supporti informatici disponibili. La restituzione è riversata immediatamente su un calcolatore, dando luogo così ad un file di tipo numerico.

Come è noto ogni documento di tipo informatico necessita di un formato che gli permetta di essere letto dalle diverse piattaforme software-hardware. In tale ottica la Regione Liguria, mediante la soc. Datasiel, fornisce la carta in formato DXF (Drawing Exchange Format, uno standard promosso da Autodesk).

Struttura della C.T.R.

La carta è stata suddivisa in livelli logici e sottolivelli, ovvero layer contenenti oggetti omogenei. Ogni livello a sua volta è diviso in due categorie: la prima riferita agli oggetti "visibili", la seconda a quelli "invisibili". Ciascuno di questi livelli è individuato da un file fisico (per esempio vi sono file contenenti gli edifici ecclesiastici, oppure le strade urbane ecc.).

I file fisici costituenti la carta sono 74, mentre i layer che risultano presenti, inserendo tutti i file nel documento, sono all'incirca 300. Ogni file fisico è individuato da un nome composto nel seguente modo:

NNNXYJKZ dove:

Interventi effettuati sulla nuova C.T.R. 1:5000

Il foglio relativo al centro cittadino della C.T.R. comprende 40 file, di cui una decina riguardano elementi (quali le curve di livello) che sono stati esclusi dall'operazione di import effettuato su piattaforma Macintosh.

L'import dei file è stato eseguito con un programma di CAD per Macintosh (Minicad, Graphsoft), dando origine a un documento contenente tutte le informazioni relative alle unita' di misura, alle scale, al grado di precisione, nonché' al georeferenziamento.

Dopo avere effettuato l'import abbiamo registrato il nuovo documento come CTR_1000. Questa operazione ha determinato la presenza di circa 140 lucidi all'interno del file, cifra che poneva delle evidenti difficoltà di gestione delle informazioni. Abbiamo quindi provveduto a ridurne il numero a otto, mediante l'accorpamento dei lucidi che contenevano dati omogenei o comunque simili.

Gli otto lucidi così ottenuti contengono tutte le informazioni ritenute necessarie ai fini proposti dal Contratto di ricerca, in particolare essi sono stati mantenuti con il loro numero di codice originale e si riferiscono alle seguenti classi di oggetti:

Il lucido 21101! contenente gli edifici si configura come base di riferimento ideale per l'inquadramento della restituzione al 1000. La sovrapponibilità delle due carte, seppure logicamente problematica per via delle inevitabili incongruenze dovute alla differenza di scala, risulta infatti di primaria importanza per il georeferenziamento del lavoro 1:1000 che, sviluppato in blocchi slegati, non possiede un preciso riferimento di coordinate.

Al fine di ottenere tale inquadramento si è deciso di conferire alla carta tecnica regionale la funzione di supporto contenitore principale; accettandola cioè come standard acquisito di sviluppo per qualunque tipo di successiva elaborazione tematica essa risulta accogliere nei suoi confini la restituzione al 1000.

E' stato affrontato a questo punto un problema particolarmente significativo per quanto riguarda la compatibilità nel montaggio delle due cartografie: la carta regionale possiede in origine una definizione di accuratezza degli arrotondamenti per le unita' di misura differente da quella prescelta per il lavoro condotto sul 1000.

Questa difformità comporta letteralmente l'impossibilità della gestione delle due entità all'interno di un medesimo documento Minicad, per cui si è reso necessario effettuare opportune modifiche. La carta regionale è stata redatta con una accuratezza arrotondata al decimo di metro, quindi risulta inferiore nell'accuratezza delle letture delle distanze rispetto al 1000 vettoriale che e' stato redatto con accuratezza elevata e priva di arrotondamento.

Per risolvere l'incompatibilità descritta è stata aumentata tale impostazione di arrotondamento nel documento della carta regionale al centimetro (e per contro è stata abbassata quella del 1000 al medesimo valore).

Il documento così generato ha permesso di effettuare il passo successivo, ovvero la trasformazione della scala. Siamo quindi passati dalla scala 1:5000 a quella 1:1000. Questa operazione ha messo in luce una serie di problemi, legati principalmente alla natura stessa della C.T.R., di non facile soluzione.

Il primo riguarda i criteri con cui sono stati determinati, in fase di realizzazione, gli elementi visibili e invisibili. Spesso ci siamo trovati di fronte a casi (ne è esempio la rappresentazione di pensiline alle fermate degli autobus) in cui parte degli elementi sicuramente visibili, erano segnati come invisibili. Questo problema è stato risolto facendo opera di "pulizia" in tutti i casi necessari.

Un secondo inconveniente riscontrato è la mancata chiusura dei poligoni rappresentanti gli edifici, o l'uso di polilinee multiple per indicare gli stessi. Ciò è stato giustificato da parte della Regione con motivi di natura cartografica, ovvero la scala originaria, 1:5000, non implica una precisione tale da prevedere una corretta e diffusa chiusura dei poligoni. Questo problema, in apparenza di lieve entità, in realtà pone una seria ipoteca per gli eventuali futuri utilizzi della C.T.R, in quanto non permette una corretta identificazione degli oggetti geografici.

A questo inconveniente è stato posto rimedio, per quanto possibile, mediante una diffusa opera di verifica e di correzione dei casi riscontrati.

La carta regionale così registrata si predispone per le operazioni di analisi, sovrapposizione e tematizzazione previste nell'ambito del trattamento della cartografia, a partire dall'inquadramento su di essa della vettorializzazione del rilievo comunale in scala 1:1000.

Estratto della carta regionale in scala 1:5000

Digitalizzazione del rilievo aerofotogrammetrico comunale (aggiornato al 1975)

La restituzione in forma digitale dell'aerofotogrammetrico comunale in scala 1:1000 riguarda l'edificato del centro urbano di Genova limitato a monte dalla Circonvallazione, a ovest dell'area di Piazza della Commenda ad est da Porta Soprana e Piazza de Ferrari, a sud dal Porto Vecchio.

Ci si è proposti in primo luogo una trascrizione fedele degli originali cartografici al calcolatore in forma di ritracciamento di immagini "raster" (riproduzioni digitali degli originali su carta).

Come primo approccio si è suddivisa l'area interessata direttamente sulla base cartacea del rilievo comunale 1:1000 in una serie di blocchi e isolati delimitati da confini precisi come strade e muri, per una più' agevole gestione dell'operazione al computer.

I documenti di base su carta una volta inquadrati sono stati pertanto immessi con lo scanner in un programma di gestione delle immagini (Adobe, Photoshop), per un trattamento preliminare: ogni scansione ha originato una immagine monocromatica subito ridotta a quattro livelli di grigio in modo che, pur essendo consentito un agevole riconoscimento del segno grafico riprodotto, fosse permessa una più rapida gestione della memoria del calcolatore nel successivo processo di rielaborazione.

:

Fig. 8 - Esempio immagine raster a quattro toni di grigio

La restituzione in grafica vettoriale è avvenuta attraverso una applicazione CAD su piattaforma Macintosh (Graphsoft, Minicad), questo software ha consentito di lavorare direttamente sulle scansioni utilizzando supporti dedicati al lavoro di tracciamento bidimensionale.

L'applicazione impiegata permette di effettuare il posizionamento automatico (snap) sui nodi di una poligonale, su una linea, su una griglia di riferimento o su una superficie, e questa caratteristica la rende adatta a conseguire il risultato desiderato che non è ottenuto infatti tramite una restituzione per punti, come nel caso dell'impiego di una tavoletta grafica, ma consegue alla creazione di poligoni e superfici che dovranno assolvere alla funzione di supporto, di "contenitori" di dati nonché di veicoli per l'interrelazione e l'aggancio delle informazioni ad essi riferiti.

La digitalizzazione della cartografia comunale prevede infatti una precisa sovrapposizione tra i bordi delle diverse particelle, che sono tutte dotate di area e tutte restituite in forma di poligoni chiusi. I bordi fra le poligonali vengono sempre ripercorsi due volte nelle situazioni di confine o adiacenza in quanto condivisi dalle due diverse particelle ma nello stesso tempo separabili e trattabili individualmente.

La restituzione vettoriale è stata organizzata su cinque "lucidi" sovrapponibili e rappresentanti rispettivamente:

Per quanto riguarda il primo lucido in esso sono rappresentate le singole unità edilizie così come sono leggibili e riconoscibili nella cartografia comunale, i poligoni che descrivono i contorni di ogni edificio consentono il calcolo delle aree e la campitura con retini; in pratica rappresentano delle vere e proprie entità cui riferire un determinato insieme di dati specifici nel caso di un suo trasferimento all'interno di un GIS (Geographic Information System).

Il lucido denominato "contorni-strade" contiene le informazioni riguardanti le delimitazioni fisiche delle sedi viarie come ad esempio i marciapiedi. Il lucido "giardini-muri" descrive tutti quegli oggetti che abbiano riferimento ad elementi come aiuole e muretti appartenenti ad aree di uso pubblico mentre quello dei "portici" riproduce le linee direttrici delle volte delle campate aperte su strada degli edifici.

Il lucido dei "simboli" infine contiene unicamente i segni che rendono riconoscibili determinate categorie di edifici, come per esempio le chiese o gli edifici particolarmente specializzati.

Tali lucidi possono essere visualizzati separatamente, per gruppi o tutti insieme e consentono di determinare già in partenza una versatile classifi cazione degli oggetti restituiti per genere di appartenenza.

La conclusione di questa prima fase di preparazione è stata raggiunta con l'eliminazione dai file di lavoro delle "basi raster", cioè le scansioni o immagini a matrice di punti , e la conservazione dei soli lucidi vettoriali riproducenti i vari isolati o blocchi definiti in principio.

La successiva operazione è stata quella di approntare il montaggio dei diversi documenti tramite il loro inquadramento sulla base della cartografia tecnica regionale realizzata in formato numerico in scala 1:5000. Tale base ci è stata fornita già in forma vettoriale nel formato denominato DXF (drawing exchange format) di interscambio tra le diverse piattaforme informatiche, e sottoposto alle modifiche illustrate nel paragrafo relativo.

L'inquadramento sul rilievo regionale 1:5000 ha comportato la comparsa di un nuovo ordine di problemi dovuti alla obbligata disomogeneità geometrica fra le due differenti scale impiegate.

Valutazioni sull'inquadramento del rilievo 1:1000.

Una prima considerazione riguarda gli errori della base 1:5000 che sono considerevoli per quanto attiene la qualità limitata nella accuratezza della forma degli oggetti restituiti ma sono invece ridotti per quanto attiene l'esattezza geometrica. Tuttavia gli errori della base al 5000 non hanno carattere sistematico per cui le incongruenze nella misura tendono a compensarsi.

Per quanto riguarda la restituzione del rilievo 1:1000 l'ordine degli errori assume una dimensione diversa; l'accuratezza geometrica risulta superiore rispetto alla carta regionale ma subentrano errori a carattere sistematico dovuti alle deformazioni dei supporti cartacei, per fattori igrometrici e per cause legate al meccanismo di riproduzione eliografica.

L'integrazione che occorre eseguire comunque tra le deformazioni a carattere non sistematico e quelle a carattere sistematico locale consente in certo modo una compensazione.

In particolare, se gli errori non sistematici della base cartografica 1:5000 si ridurranno considerando uno o più isolati, gli errori sistematici delle integrazioni in scala 1:1000 avranno minore occasione di manifestare eventuali difformità e le misure, pur distinte sui due assi, manterranno una deviazione costante dal valore reale.

Se si faranno corrispondere con la maggiore possibile frequenza i nodi, nel senso delle direttrici principali x e y, delle due diverse fonti cartografiche , la precisione geometrica legata alla scala della base dovrebbe trovare conferma, quando non incrementarsi per la riduzione degli errori accidentali, mentre la precisione dell'individuazione topografica potrà asserirsi corrispondente a quella della carta a maggiore scala.

L'esecuzione materiale della restituzione si propone dunque di ottenere deformazioni omologhe all'interno delle macrocelle su cui è stata eseguita la restituzione, nella forma descritta di lucidatura delle immagini a matrice di punti, e questo è stato ottenuto importando i blocchi all'interno della C.T.R. 1:5000 come gruppi di oggetti. Successivamente si è passati a compensare le incongruenze con un procedimento di riscalatura locale dei singoli blocchi operata nelle direzioni degli assi X e Y tramite un'opportuno fattore di ingrandimento o di riduzione a seconda dei casi. Il risultato prevede la sovrapponibilità delle due carte rispetto al maggiore numero di nodi possibile.

Cambiamento di obiettivi

Nonostante i tentativi di riduzione degli errori entro un range accettabile l'ultima revisione della cartografia non è risultata sufficientemente precisa per costituire la base di tutto il sistema informativo territoriale e, per di più, di un sistema informativo che deve rispondere non alle sole esigenze della pianificazione comunale, ma anche a quelle gestionali delle aziende di distribuzione dei servizi a rete, alle attività di manutenzione, alle stesse finalità progettuali connesse all'istituzione dell'Osservatorio sul Centro Storico, oggetto del progetto Civis sistema, finanziato dalla Commissione delle Comunità europee con notevole impegno.

Nuovi procedimenti operativi

L'obiettivo è quello di inquadrare la restituzione degli isolati in precedenza effettuata sul rilievo comunale in scala 1:500 (raster eseguiti da originali su poliestere inestensibile). Nonostante le caratteristiche del supporto si sono manifestate rilevabili alterazioni delle misure teoriche, dovute sia a deviazioni già presenti sui lucidi originali, sia ad alterazioni degli stessi lucidi, sia ad errori introdotti nella scansione elettronica delle copie.

Tali deviazioni, variazioni che tendono talvolta, più o meno percettibilmente, a manifestarsi nella distorsione del reticolo in forma trapezoidale, devono essere corrette prima di apporre sullo sfondo così realizzato le poligonali della restituzione. Tali poligonali dovranno essere trattate a livello di gruppi-isolato.

Due sono le ragioni per tale orientamento, lontano dagli orientamenti tecnici più consolidati, orientamenti che prediligono la correzione delle distorsioni piuttosto sulla restituzione vettoriale che sull'immagine a matrice di punti (sulla quale la correzione non può essere effettuata in maniera continua, dato il carattere discreto della rappresentazione, legata ad elementi non divisibili come i pixel). La prima ragione è che la restituzione è gia stata effettuata e si utilizza la base a matrice di punti come riferimento sulla quale effettuare la correzione (che potrebbe altrimenti manifestarsi anche in senso opposto ad un incremento di precisione). La seconda ragione, una ragione per così dire definitiva, è l'assenza nel prodotto utilizzato (Graphsoft, MiniCad) dell'opzione di distorsione dei gruppi di poligoni, necessaria alla correzione degli eventuali difetti riscontrati sull'immagine a matrice di punti.

Per tale operazione deve essere utilizzato il prodotto Intergraph, IrasB, destinato alla restituzione delle immagini a matrici di punti.

Ricorreremo necessariamente ad una restituzione semi-grafica del problema che ci si presenta: la poligonale chiusa abcd per ragioni diverse vede un allungamento uniforme del lato c, mentre il lato a conserva per un primo tratto le misure teoriche (segmento AC), mentre il segmento CB si accorcia.

L'operazione da eseguire prevede una trasformazione equivalente e contraria della deformazione.

 +---+---+---+---+---+           +--+--+--+--+--+
 |        c         /            |              |
 +                 +             +              +
 |                /  ==========> |              |
 +               +               +              +
 |              /                |              |
 +--+--+--+--+-+                 +--+--+--+--+--+
 A           C B                 A           C  B

Operazione che si esegue con IrasB vincolando tutti i punti del contorno (con il segno `+` sono indicati i punti del reticolo Gauss Boaga sul contorno della figura) alla propria posizione teorica (operazione di georeferenziamento della base a matrice di punti).

Terminata l'operazione, che vede anche l'ostacolo di un piccolo problema sistemistico di agevole superamento, i file grafici potranno anche essere estratti e riportati nell'ambiente MiniCad, ove verrà effettuato il controllo del posizionamento dei singoli isolati e la loro eventuale correzione. Ripetiamo che, nonostante l'onere rappresentato da questo orientamento, il controllo e l'eventuale ridimensionamento va effettuato a livello del singolo isolato, raggruppando i diversi oggetti su un singolo lucido, dopo aver assegnato ad ogni precedente livello una classe di riferimento. I livelli assegnati in precedenza saranno ricostituiti nel processo di estrazione del file dxf, effettuato con l'opzione `trasponi le classi in lucidi'.

Realizzazione dei file MapInfo

Al termine dell'operazione dovrà essere effettuata la realizzazione dei file MapInfo, sistema di agevole uso che dovrà essere utilizzato lungo tutta la ricerca.

L'importazione, basata su file dxf di cui si invertirà l'orientamento rispetto all'asse delle ascisse (x), darà luogo a tanti file quanti saranno i lucidi che si intende lasciare distinti. Tutti i lucidi importati da un file dxf saranno infatti accorpati nel processo di conversione.

La tavola MapInfo avrà almeno i seguenti attributi (stuttura della tabella):

Conclusione

Il ricorso ad un sistema di gestione della cartografia del genere descritto consegue alla ricerca di una logica nuova che permetta una migliore interrogazione dei fenomeni e dei dati della realtà. Gli elementi cartografici "vettorializzati" nel caso specifico rappresentano uno strumento estremamente flessibile per un ordine di possibili analisi e sviluppi applicativi esteso alle dimensioni più ampie.

Il fatto di disporre di una struttura versatile per la ricerca arricchisce i risultati ottenibili di una serie di estensioni decisamente vantaggiose come la possibilità di scomporre in modo capillare gli elementi su cui si lavora, o di attribuire ad essi molteplici classi di valore o ancora di accedere a un genere di rappresentazione visiva assolutamente asservibile alle diverse necessità.

L'opportunità dell'inquadramento delle due fonti cartografiche descritte si realizza quindi nella volontà di esercitare una lettura della carta per fasi di sviluppo nel tempo. Il confronto tra due mappe sovrapponibili consente la visualizzazione delle "variazioni" e determina la creazione di una nuova serie di dati relativi all'insieme delle modificazioni occorse nel tempo all'interno dell'edificato.

La "scoperta" di queste modificazioni, estese o particolari, unita all'insieme di tutte le altre fonti, dall'iconografia al linguaggio parlato e scritto, approda a colmare le grandi lacune esistenti nel panorama della conoscenza dello sviluppo urbanistico e architettonico della città.

(m. r.)

1.4.2. Restituzione delle fonti cartografiche storiche

a) Digitalizzazione del Catasto napoleonico del 1810

Introduzione

Nell'esemplificazione del lavoro svolto, preferiamo non seguire l'ordine cronologico della produzione cartografica storica, ma esporre, quale modello metodologico, lo studio del Catasto napoleonico del 1810. Ciò in ragione della notevole esperienza maturata all'interno del Laboratorio di Cartografia e Documentazione nel progettare e condurre ricerca su questa particolare fonte fiscale di antico regime.

Le operazioni di catastazione, sotto la direzione del Ministero delle Finanze dell'Impero napoleonico, presero avvio nel 1808 ad opera di tecnici militari coadiuvati da esperti locali e si conclusero nel 1810.

Il Catasto napoleonico rappresenta un complesso, accurato ed innovativo sforzo di rappresentazione e controllo del territorio. Innovativo sia nell'uso delle più aggiornate tecniche di rilevamento ed estimative che nella concezione fiscale di perequazione e di sgravio dalle imposte delle eventuali migliorie apportate; innovativo soprattutto per la scelta di utilizzare come base della rilevazione la particella, elemento riconoscibile in "astratto" mediante i suoi attributi quali proprietà e reddito e di conseguenza oggetto identificabile sul terreno ed anzi connotativo di esso.

Struttura

Il catasto è all'origine sia geometrico (la cartografia di supporto recante le suddivisioni particellari) che descrittivo (l'elaborazione estimativa), ma per quanto riguarda il Centro Storico genovese ci è giunta soltanto la mappatura di riferimento. Questa è conservata in originale, in album, presso l'Archivio di Stato di Genova ed in copie datate acquarellate presso la Collezione Topografica del museo di Sant'Agostino.

Per le operazioni di rilevamento e restituzione, il territorio fu suddiviso in "sezioni" o porzioni medio-grandi, delimitate da confini naturali o separazioni viarie riconoscibili. Tale scelta fu strettamente connessa ed anzi conseguente al metodo di proiezione utilizzato (Cassini), poiché consentì in buona misura di limitare gli errori dovuti alla inevitabile distorsione.

Il Centro Storico genovese, nella sua estensione attuale, è coperto da tre sezioni: Section "O" (dite de Molo), Section "P" (dite de la Magdalaine), Section "Q" (dite de Pré).

Secondo le istruzioni del Ministero, la carta di rilevazione dell'Impero doveva essere realizzata in scala 1:5000, ma nel particolare caso genovese fu opportuno scendere ad un approfondimento maggiore ed elaborare le informazioni in scala 1:1250.

Restituzione

Le operazioni di seguito descritte sono state condotte al fine di poter inquadrare la carta, con gli opportuni accorgimenti del caso, sulla base cartografica attuale (CTC in scala 1:1000 vettorializzata precedentemente).

La sperimentazione della rielaborazione cartografica informatizzata è stata operata inizialmente su di un'area campione sufficientemente grande da permettere operazioni di controllo e di verifica del metodo utilizzato: il "quadrilatero" compreso fra le vie Lomellini, Bensa, delle Fontane, Gramsci, corrispondente alla sezione "P".

La serie di procedure utilizzate può essere suddivisa in tre fasi logiche: acquisizione del documento originale su calcolatore, "lucidatura" dello stesso, valutazione critica dei risultati e delle problematiche in previsione della riproiezione sulla cartografia di riferimento con sovrapposizione delle altre mappature storiche genovesi.

Inizialmente, da copie cartacee in scala 1:1 rispetto all'originale, si è proceduto all'acquisizione delle immagini su calcolatore mediante l'uso di uno scanner. La qualità delle immagini ottenute è stata in questo caso mediocre, per due motivi : il tratto molto sottile di realizzazione grafica dell'originale, e il cattivo stato di conservazione dello stesso, che risulta a zone quasi del tutto illeggibile. E' stato quindi necessario migliorare la riconoscibilità dei segni grafici mediante una serie di operazioni, segnatamente la correzione dei livelli di grigio, attuate tramite un programma per l'elaborazione di immagini (Photoshop, Adobe).

Per sveltire le operazioni e migliorare la gestione della memoria RAM (random access memory), le immagini sono state ridotte a quattro livelli di grigio e infine salvate in formato PICT.

Nella fase successiva, ciascuna immagine è stata importata come "pict as picture" (sono due le modalità di importare le immagini: nella prima, import: "pict as picture", l'immagine è trattata come sfondo fisso e inalterabile; nella seconda, import: "pict", si possono effettuare ancora modifiche direttamente sulla stessa, con tutte le conseguenze che ne derivano nel caso si vettorializzi una carta con la procedura illustrata nel paragrafo riguardante il rilievo comunale in scala 1:1000) in un CAD (Graphsoft, Minicad), quindi sistemata su un apposito layer, chiamato raster, e bloccata per evitare spostamenti accidentali da parte dell'operatore.

Successivamente sono stati creati i layer di lavoro: edifici, viabilità e toponomastica, numeri particellari. Si è proceduto alla vettorializzazione del raster mediante il ritracciamento degli oggetti contenuti nello stesso. Nel fare ciò si è ricorso alla modalità "snap" (aggancio automatico ai vertici) e agli strumenti grafici quali poligoni, polilinee ed affini. Ciò ha permesso una perfetta corrispondenza fra i poligoni tracciati ed eventuali elementi contigui.

A "lucidatura" ultimata si è resa necessaria una verifica manuale di confronto a vista sugli originali conservati in archivio, soprattutto per quanto riguarda quei micro-segni che più potevano andare incontro ad errori, quali i numeri di particella e l'attribuzione proprietaria dei cavedi alle particelle di appartenenza.

Fig. 9a - Estratto della planimetria del Catasto napoleonico del 1810
(sezione O)

Fig. 9a - Estratto della planimetria del Catasto napoleonico del 1810
(particolare della zona di Sarzano)

Per maggiori approfondimenti sull'argomento si veda:

C. Bertelli, Esperienze di restituzione di fonti cartografiche e fiscali, RIF GIUSTO XXXXXXXXXXXXXXXXX.

E. Poleggi - L. Stefani, Cartografia e storia urbanistica. Il contributo del Catasto napoleonico, in A.S.L.S.P. n.s., vol. XXVII, fasc. I (Genova 1987, a cura di D. Puncuh), Cartografia e istituzioni in età moderna, Atti del convegno. Genova, Imperia, Albenga, Savona, La Spezia, 3-8 nov. 1986.

b)Digitalizzazione del rilievo "Modello o Pianta di Genova" del 1656.

Il rilievo fu redatto a cura degli architetti:

Gio. Batta. Garré
Stefano Scaniglia
Pietro Antomio Cordaro
Gio. Batta. Biancho
Antonio Torriglia
Gi. Batta Ghiso
Gio. Batta Storasio
Gio. Batta. Toriglia

Realizzato a tratto e olio su tela (cm 222x490), è il primo rilievo ufficiale che si conosca, ordinato dalla magistratura urbanistica dei Padri del Comune, e comprende tutta l'area entro le mura "vecchie" riordinate nel 1536-50.

La rappresentazione planimetrica mostra ad una prima analisi cinque obiettivi informativi: il perimetro lineare che distingue lo spazio edificato da quello libero, le aree verdi inedificate, la sezione orizzontale dei principali edifici collettivi (opere pubbliche e chiese), le vie, lo specchio portuale.

Indifferente per molti versi alla qualità dell'edilizia privata, esclude quindi finalità catastali presentandosi come puro e semplice documento ufficiale dello stato di fatto urbano: una descrizione pubblica anche celebrativa del manufatto genovese.

All'interno delle singole ripartizioni della legenda, dove i riferimenti dovrebbero essere generalmente ordinati da ponente a levante, si notano alcune suddivisioni ulteriori caratterizzate da ordini di precedenze che rispondono a convenzioni del tempo.

Una copia della planimetria, a inchiostro su carta, è conservata nella Collezione Topografica del Comune; essa è costituita da un quadro d'assieme in scala ridotta e da tredici sezioni in scala reale (circa 1:600) raccolte ad album ed è opera eseguita nel 1786 dal capitano Giacomo Brusco, con alcuni aggiornamenti facilmente riconoscibili.

Il lavoro di restituzione (vettorializzazione bidimensionale) riguardante la cartografia descritta ripropone uno sviluppo delle operazioni del tutto simile a quelle eseguite sulle altre fonti storiche già descritte, pertanto si rimanda ad esse per una documentazione più dettagliata in merito.

Fig. 10 - Estratto del rilievo del 1656

(particolare della zona di piazza San Lorenzo)

c) Digitalizzazione del Catasto del 1907

I fogli di mappa, aggiornati al 1907 ed in scala 1:1000, utilizzati sono: 29, 30, 35, 36, 41, 42. Il procedimento di vettorializzazione adottato è lo stesso illustrato nei precedenti paragrafi. Per le informazioni relative agli atti di conservazione si rimanda all'apposito saggio.

(m. r.)

Fig. 11- Estratto della planimetria del Catasto del 1907
(particolare della Ripa maris)

1.4.3. La Gabella Possessionum

(A.S.Ge, Fondo Antico Comune, n. 559)

a) Caratteristiche della fonte

La Cabella Possessionum è un'imposta diretta nata alla fine del Quattrocento dalla scissione dell'avaria capitis in tre differenti imposte alle quali corrispondono documenti nettamente distinti. Si tratta di un tributo sui fondi e sulle case, basato su una sorta di catasto rinnovato di tempo in tempo e del quale si hanno notizie per il 1414, per il 1443 e per il 1454. Spesso ad occuparsi della riscossione di questo tributo è la Casa di S. Giorgio.

La documentazione relativa a quest'imposta è costituita da una serie di registri fiscali dei quali 40 sono conservati presso l'Archivio di Stato di Genova mentre altri sono reperibili in altri archivi, ossia in quello di S. Giorgio ed in quello storico del Comune. Quelli conservati presso l'Archivio di Stato fanno parte del fondo denominato Antico Comune, fondo che comprende la documentazione relativa al governo del Comune genovese prima del 1528.

L'esistenza dell'archivio Antico Comune è particolarmente nota, almeno tra quanti si occupano di storia medievale genovese, tuttavia la natura stessa di questi libri ha reso finora infrequente lo sfruttamento integrale della fonte stessa.

Il materiale fiscale ha avuto però una fortuna tutta sua; infatti proprio attingendo a registri di questo tipo E. Poleggi ha redatto un censimento delle torri esistenti a Genova nel 1414 (1980), J. Heers vi ha trovato elementi fondamentali per il suo articolo sulla struttura urbana di Genova e per il volume sulla città nel Quattrocento (1987) ed ancora E. Grendi ha utilizzato molti dei dati contenuti nel suo saggio sull'origine degli alberghi genovesi (1987).

A questo proposito pare opportuno delineare brevemente le caratteristiche della fonte stessa.

Si tratta di una serie di registri alcuni dei quali sono matricole e contengono cioé l'elenco dei nominativi dei contribuenti, mentre altri sono libri mastri delle entrate e delle uscite relative ad un determinato anno. Questi ultimi coprono un periodo che va dal 1422 al 1459, sebbene siano presenti numerose lacune dovute all'incompletezza dei registri.

Il registro relativo all'anno 1414 è invece una matricola. In esso, per ogni contribuente, sono elencati e descritti gli immobili posseduti con la specifica dei rispettivi valori peritali.

Il registro, che porta in copertina il nome Cabella Possessionum e che contiene 518 carte, è in buono stato di conservazione presso l'Archivio di Stato di Genova. Le annotazioni, scritte tutte in latino, sono suddivise in gruppi di fogli (relativi ai differenti alberghi) ed in colonne. In una di queste è riportato, oltre al nome del contribuente, la descrizione dell'immobile, sia esso un terreno od un edificio; la contrada o località in cui è sito ed i suoi confini, siano essi una strada pubblica, un diverso edificio od altro. Per ultimo, nella stessa colonna, sono riportate, scritte in lettere, le valutazioni estimative degli immobili. Nella maggior parte dei casi ogni immobile è trattato autonomamente, ma sempre le diverse annotazioni relative a questi sono raggruppate per proprietario, sia esso un'unica persona od un gruppo di persone (heredes q. ....).

Nella colonna successiva è trascritto il valore peritale, riportato questa volta in numeri romani.

Se un limite della fonte può essere individuato nell'assenza di una rilevante parte dei proprietari, ossia dei cosiddetti popolari presenti invece nei rimanenti registri ovvero nei mastri di entrate ed uscite, occorre però sottolineare l'importanza della presenza di preziosissime indicazioni riguardo le caratteristiche fisiche dell'immobile e le coerenze con le proprietà immobiliari limitrofe.

b) La restituzione grafica del catasto del 1414

Un tentativo di utilizzo globale dei dati contenuti in uno dei registri della Gabella è stato condotto da E. Poleggi e L. Grossi Bianchi nell'ambito della restituzione grafica della proprietà immobiliare nobiliare genovese nel 1414 (1980). Per essa sono state utilizzate le indicazioni contenute nel registro relativo all'anno 1414 che, per la sua struttura, è risultato essere il più adatto per condurre un'operazione di questo tipo. Si tratta naturalmente delle indicazioni relative alla descrizione dell'immobile ed alla sua ubicazione, che hanno consentito la localizzazione degli immobili sulla carta ossia sulla pianta della città; in altre parole hanno consentito agli autori la restituzione grafica della proprietà nobiliare fotografata in un determinato momento, ossia nel 1414.

E' stato quindi possibile individuare, con colorazioni differenti, gli immobili appartenenti ai diversi alberghi nonché valutare la dislocazione territoriale degli stessi mettendo così in evidenza la struttura di quella città degli alberghi che ancora oggi costituisce una presenza edificata preponderante della Genova storica che sopravvive.

Inoltre, essendo l'imposta proporzionale al valore ed allo stato di conservazione dell'immobile, è stato possibile individuare le aree urbane ove maggiore era la concentrazione di immobili di prestigio. E' necessario però ricordare a questo proposito che per incentivare i proprietari interessati alla realizzazione di sontuosi palazzi ad attuare le loro intenzioni, era costume mantenere invariata la tassa riguardante il fondo interessato dall'edificazione per dieci anni.

Fig. 12 - Una tavola del registro Figuratis della Gabella embulorum (1544), una tra le poche fonti iconografiche utili per la restituzione del 'catasto' 1414

Fig. 12 - Estratto della restituzione del Catasto del 1414
(particolare della zona di Sarzano)

Riferimenti:

GROSSI BIANCHI L. - POLEGGI, E., Una città portuale del medioevo. Genova nei secoli X-XVI, Genova, Sagep, 1980.

POLONIO, V. - L'amministrazione della Res Publica Genovese. L'archivio Antico Comune, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol. XVII, fasc. 1, 1977.

SIEVEKING, H., Studio sulle finanze genovesi nel Medioevo e in particolare sulla casa di S. Giorgio, in Atti della Società Ligure di Storia Patria, vol. XXXV, 1905-1906.

Intervista con il Dott. Alfonso Assini.

(i. i.)


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